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«Il mio andare da seduto in mare in compagnia del vento»

L’esperienza unica di Giorgio Digrandi, che ha la sclerosi multipla ed è un grande appassionato di “kite surf”

17/09/2020 - 09:30
Giorgio Digrandi in mare con il suo kitesurf da seduto

Kite significa aquilone. E surf  vuol dire navigare. Tu prendi una tavola collegata a un grande aquilone, ti metti in mare in una baia ventosa e parti per la libertà. Più che uno sport, un modo potente di respirare la vita: puoi arrivare a 100 chilometri orari. Il record di velocità, stabilito in Francia nel 2008, è di 57,97 nodi (107,36 km/h), tenuti per oltre 500 metri. Un’ebbrezza indelebile. E il bello è che lo può fare anche una persona con sclerosi multipla come Giorgio Digrandi che, fuori dal mare, passa la gran parte del suo tempo in sedia a rotelle.

 

«Amo il kitesurf da una vita – racconta -. L’ho sempre fatto, da quando l’hanno inventato. Ho 39 anni e sono un siciliano trapiantato 18 anni fa a Napoli per amore di Fara, mia moglie – racconta -. Anche la sclerosi multipla è arrivata nel 2002: sono stato bene per anni, negli ultimi quattro o cinque è iniziato un peggioramento e ora sono entrato nella fase secondariamente progressiva. Passo quasi tutto il tempo della giornata in sedia a rotelle. Da qualche tempo sono passato a un nuovo farmaco, Ocrelizumab, e il peggioramento sembra essersi fermato. In tutti i casi, con Fara, quasi tutti i week-end prendiamo e partiamo. Io pratico kitesurf pure a Napoli, oppure in Sicilia dove c’è la mia famiglia di origine. Ma soprattutto andiamo in Calabria, a Gizzeria, ad Hang Loose Beach una delle mete più conosciute a livello internazionale per la pratica del kitesurf. Lì c’è sempre vento, una scuola e un’organizzazione splendida per chi ama questo sport. Lì ho incontrato Salvatore Guido, un istruttore speciale che mi ha aiutato  a rimettermi in mare da seduto, mi ha seguito, mi é stato molto vicino anche nei difficili momenti iniziali.  E ancora oggi so che fuori o dentro il mare posso contare su di lui, perché e un amico ».

 

Come canta Jovanotti, «nessun filo spinato potrà rallentare il vento». Giorgio, che amava il vento nella vela anche prima di non riuscire quasi a stare più in piedi, non si è lasciato fermare dal filo spinato della progressione di malattia: «Mia moglie – racconta – ha scoperto su internet che ci sono altre 7 persone al mondo che fanno kitesurf da seduti. Sono persone che hanno perduto le gambe in incidenti stradali. Ci siamo messi in contatto e tramite un amico francese siamo riusciti a procurarci una sedia apposita. Sono l’unica persona con SM al mondo che vive questa esperienza, a oggi. Ho dovuto reimparare tutto, perché andare in mare da seduto è diverso che farlo stando in piedi sulla tavola. Ma il mare è un amore che non finisce mai. Le prime volte che ho provato il kite da seduto sono riuscito a stare in acqua 15 minuti prima che dovessero venire a riprendermi, anche perché nella SM la fatica ha un impatto importante. Ora riesco a scorrazzare per il mare anche per due o tre ore, poi mi fermo per una pausa e magari mi faccio un’altra oretta, il pomeriggio».

 

 

Provare per credere: un mondo libero dalla sclerosi multipla è anche quello di chi prende la sua vela di aquilone, si fa aiutare a sedersi in mare e parte. Come nella poesia di Edgar Lee Master, abbiamo tutti «fame di un significato nella vita … bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è tortura dell'inquietudine e del vano desidero; è una barca che anela al mare eppure lo teme».

 

E Giorgio, poi, non finisce la sua vita sul kitesurf: lì trova linfa, energia, ma c’è anche tutto il resto.

«Ho studiato scienze motorie – racconta – e con Fara gestiamo da diversi anni la palestra “Wave” a Napoli. Ho sempre insegnato pilates e continuo a farlo anche adesso, da seduto. Parlo, mi spiego e anche se non mostro io come eseguire l’esercizio le persone capiscono cosa chiedo e lo fanno. Funziona. Poi tutte le mattine cammino con il deambulatore e mi alleno a stare in piedi; però per la maggior parte del tempo sto in sedia, ho acquisito una significativa spasticità alle gambe e faccio tanta fatica a muovermi».

Il vento, così, porta Giorgio dove le gambe non arriverebbero e con una velocità altrimenti impensabile: «Forse per questo d’inverno – continua - quando non si può andare in mare, vado a Roccaraso, sull’Appennino, e scendo sulle piste innevate con il monosci».

 

Ora, il tempo del Covid-19 ha cambiato lo stato delle cose, ma non la passione e l’impegno: «le norme di sicurezza – spiega - ci hanno costretto a chiudere la palestra. Però con mia moglie stiamo scoprendo un mondo nuovo, che non conoscevamo. Abbiamo iniziato a proporre corsi on line e le persone ci seguivano da casa. Anzi, ora che abbiamo riaperto da poco, diversi dei nostri clienti ci stanno chiedendo di continuare a proporre lezioni on line. Noi stessi, ed è un gran vantaggio per me, seguiamo corsi di aggiornamento on line. Invece che prendere l’auto, caricare la carrozzina, scaricarla, superare magari barriere architettoniche, fare fatica, accendo il computer e tutto parte. E poi, dico la verità, la chiusura della palestra per me è stata manna dal cielo, nonostante tutto: con Fara a inizio luglio ci siamo trasferiti in Calabria e ci siamo stati due mesi. Andasse male con la palestra, con Fara siamo d’accordo che potremmo trasferirci in Calabria e praticare kitesurf per sei-otto mesi l’anno. Ci facciamo un orticello, alleviamo le galline, mangiamo uova e verdura e viviamo serenamente. Tanto non so se vale tanto la pena lavorare 12-13 ore al giorno e rimandare sempre l’appuntamento con ciò che ci piace davvero, con i nostri desideri più potenti».

 

Quella di Giorgio è davvero un’esperienza unica e riservata solo a uno come lui? I desideri più potenti li realizza solo uno così, uno che sfida il vento e le proprie gambe anche quando non lo reggono in piedi?

«Ma no – dice -, lo sport, qualsiasi sport, è un bene per tutti. Anche per tutti noi che abbiamo la SM. Quando vado al Centro SM del Policlinico di Napoli, Seconda Università, dove sono seguito, mi capita spesso di raccontare la mia esperienza e di invitare le persone con SM che incontro a provarci. È un’esperienza che tanti possono vivere. Basta volerlo veramente».

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