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Nadia Fario: «Vado a Tokio per centrare il bersaglio della vittoria. Ma già adesso lo sport mi ha reso una donna libera e leggera»

Campionessa italiana di pistola 10 metri donne e di pistola 50 metri, nello sport Nadia ha trovato l’amore e la capacità di andare oltre la sclerosi multipla.

Un messaggio che vale per tutti: «facciamo sport, se possiamo, e troveremo la nostra dimensione».

07/07/2021 - 16:00

«Ma io quando, in gara, sparo al bersaglio mi sento leggera. Non penso a niente, non penso alla sclerosi multipla, mi dimentico gli sguardi pietistici che mi danno fastidio. Non sento più nulla, neanche le persone che stanno attorno, poche o tante che siano. È una bellissima sensazione, è il famoso flou dello sportivo, quella sorta di bolla in cui ci sei solo tu e il tuo compito di quel momento. E questo ti fa sentire molto bene. Il bersaglio è lì e lo centro».

Nadia Fario, campionessa italiana di pistola 10 metri (P 2 SH1-A, gara donne) e 50 metri (P4-SH1-C, gara mista uomini/donne) è una delle tre atlete con SM che rappresenteranno l’Italia alle prossime Paralimpiadi di Tokio.

Mentre ci sentiamo ha la voce un po’ stanca, e si capisce: «Siamo appena tornati da una gara di coppa del Mondo, dall’altra parte dell’Oceano: sono arrivata decima, non sono arrivata in finale, ho perso l’occasione di mettermi a confronto con le migliori; il viaggio di ritorno è durato due giorni, abbiamo perso la coincidenza e aspettato in aeroporto un’infinità di tempo, ho bisogno di riposare un po’».

Eppure, dentro la fatica della sportiva con SM, un filo delusa dall’ultima gara, Nadia continua a puntare lo sguardo diritto al bersaglio: le Paralimpiadi di Tokio, dove con orgoglio e felicità rappresenterà l’Italia e il mondo delle persone che vanno ‘oltre’ la propria condizione di sclerosi multipla e accettano la sfida, la gara con gli altri e con se stesse per non fermarsi ai limiti di una condizione cronica e irreversibile.

 

Con che spirito vai a Tokio, Nadia?

«Positivo, bisogna andare con spirito positivo e propositivo. Partiremo il 20 o 21 agosto. Prima, avremo dieci giorni di allenamento a Bologna con la nazionale e arriverà con noi la nazionale Ucraina. Loro sono molto competitivi, la qualità dell’allenamento salirà. Sarà un altro passo per arrivare pronti alla gara più importante».

Quanti siete della nazionale che va a Tokio?

«Saremo in quattro: tre carabine e una pistola, che sono io. Farò due gare: 10 metri e 50 metri. Nei dieci metri si spara un pallino di piombo ad aria compressa, grazie a una a una bombola che si attacca all’arma; invece ai 50 metri si fa “fuoco”, diciamo, sparando una cartuccia alla volta.

 

 

E là cosa ti aspetti di trovare?

Non so valutare l’impatto che avrà il Covid sulle relazioni: nella precedente Olimpiade il villaggio olimpico era un ambiente molto festoso e amichevole. Ora faremo certamente il tampone tutti i giorni, e dunque le norme di sicurezza ci faranno vivere l’esperienza in modo diverso da Rio. Ma penso che troveremo comunque un ambiente familiare, piacevole da vivere. Cambieranno le regole dei comportamenti, ma non cambierà lo spirito».

 

Del resto, Nadia, la sclerosi multipla è un allenamento lunghissimo, che non si ferma mai neanche un minuto, alla resilienza, alla capacità di cambiare i comportamenti ma non lo spirito. Ma tu come sei passata dalla SM al tiro a segno?

«Nel mio caso la diagnosi è arrivata molto tardi; ho avuto sintomi a 20 anni,poi a 30, ma la diagnosi è arrivata a 40. Non è stato un bell’impatto. Allora, per combattere la situazione che si era venuta a creare, per uscire dal mio personale tunnel, mi sono dedicata al volontariato. Mi ero impegnata a seguire una squadra di basket in carrozzina. Lì ho conosciuto il mio futuro marito, Ivano Borgato. Lui è paraplegico e ha partecipato a tre Paralimpiadi, una con la nazionale di basket e due con la nazionale di tiro a segno: mi ha invogliato a provare la pistola per il tiro a segno. Io ho provato a sparare, mi è piaciuto e allora gli ho chiesto se mi dava una mano a fare tutta la documentazione per poter praticare questo sport. Poi da questa cosa è nata un’altra cosa e … siamo qui».

 

Insomma, la SM ti ha fatto incontrare l’amore e una prospettiva di vita legata al tiro a segno … E adesso state in casa con due pistole?

(ride): «Va beh, le pistole stanno chiuse in cassaforte, prima c’è sempre il dialogo, se no sarebbe inutile stare insieme. Comunque, Ivano mi supporta e mi sopporta, come faccio io con lui, del resto. Poi, sai, lui è utile anche per fare bella figura: in casa mi muovo con il bastone, ma per andare in giro è meglio avere il deambulatore. E allora, quando devo apparire splendida, spingo la sua carrozzina e …l’effetto è speciale».

 

 

Il buonumore non manca, meglio così: speriamo che porti bene per Tokio, il sorriso è un’arma potente, ti fa centrare tanti bersagli, nella vita …

«Vero. Per la vita, posso mandare io un messaggio alle persone con SM come me?»

 

Certo, fai pure, ‘spara’ …

«Provate a fare sport, provate il tiro a segno. Facendo sport io mi sento libera dalle mie costrizioni e rigidità. E poi sento che gli altri mi vedono diversa, non con sguardi di pietà, non come una “poverina” che ha un problema. E poi questo sport aiuta tantissimo anche nella vita. Quella capacità di non farsi prendere dalla foga, dal problema, di concentrarsi su un dettaglio, di sentirsi bene con se stessi e con il proprio compito, con la singola azione, a me torna utile nella quotidianità. In questo tempo di Covid-19 sai quante file avrei volentieri saltato, negli uffici, nei supermercati? Ecco, in quei momenti, mi sono concentrata su un dettaglio piacevole, ho guardato qualcosa che mi piaceva, e la frenesia è passata. Dunque, facciamo sport, aiuta anche per la vita».

 

Nella tua vita c’è anche AISM: mi hai detto che sei appena tornata da una seduta riabilitativa fatta al Centro AISM di Padova, dove vivi …

«Per fortuna che c’è AISM e per fortuna che c’è questa struttura così importante per me, per chi ha la SM e anche per chi ha altre patologie neurodegenerative, come la SLA. Dà un grosso sostegno, sia ai pazienti che ai familiari, cosa che non è da poco e non è scontata. Vado regolarmente, faccio riabilitazione una volta la settimana o anche due, sono superseguita. È uno dei segreti delle mie vittorie».

 

Bello sentirselo dire: AISM aiuta a vincere, nello sport e nella vita. Insieme, andiamo a conquistare un nuovo bersaglio, a Tokio. In ogni caso, sarà un successo. 

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