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Alessandra Trezza
Io e la Sclerosi

Tu pensi sia un cristallo
Che forse è meglio non toccarlo
Pensi che non abbia forza
Ma ciò che vedi è solo la scorza
Per nascondere un dolore
Che per tanto ha oscurato il suo sole
Che l’ha prima accecata
E poi rinnegata
Si è coperta di tempeste
Per vagare inosservata nell’immenso celeste
Hai iniziato a girar veloce
In un vortice senza voce
È caduta mille volte
È sbattuta troppe volte
E il suo chiodo fisso è il perché proprio a me
Ma una risposta ahimè non c’è
Per tanto tempo le he mancato il coraggio
Di chiamare per nome questo male così commposto e così selvaggio
Per paura di terrorizzare chi la sente la prima volta
È solo per una parola ti guarda stravolta
Si chiama Sclerosi questa malattia
Che forse all’inizio ti toglie allegria
Ma capisci dopo tanto che riesci a combattere
E a tirar fuori il carattere
Che diventi un guerriero anche per chi
Ancora si perde tra colori bui

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