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Diritti

Inserimento lavorativo delle persone con disabilità: da problema a opportunità

10/05/2018

Presentati oggi a Roma i primi risultati della partnership istituzionale tra AISM e Prioritalia per portare le persone con disabilità al centro dell’attenzione della classe dirigente italiana

AISM Prioritalia

 

«L’inserimento delle persone con disabilità al lavoro? Era un problema, sta diventando una vera opportunità per le aziende», ha spiegato Enrico Pedretti, Direttore Marketing di Manageritalia, la Federazione nazionale cui aderiscono oltre 35.000 dirigenti e quadri delle aziende italiane. Per il 43,6% dei manager italiani l’assunzione delle persone con disabilità è ormai entrata nel normale funzionamento dell’azienda e, soprattutto, per il 31,5% l’inserimento di colleghi con disabilità si è rivelata un valore aggiunto, mentre il 26% afferma che le persone con disabilità sono state inserite solo per ottemperare agli adempimenti imposti dalla legge 68/1999 poi riformata con il Jobs Act dal DL 151/2015».

 

La presa d’atto di questo cambio di paradigma è una delle conclusioni cui si è giunti al Convegno “Disabilità e lavoro”, organizzato da Fondazione Prioritalia e da AISM con Manageritalia e Osservatorio Socialis, per presentare un’indagine curata da Astraricerche che ha coinvolto 791 dirigenti del settore privato.

 

«L'indagine presentata – ha commentato Paolo Bandiera, Direttore Affari Generali AISM - conferma come l’ampia maggioranza dei manager siano consapevoli che la disabilità non costituisce un onere o un adempimento, ma un valore che determina un miglioramento organizzativo arricchendo la cultura, qualificando i processi, ripensando modelli e assetti di lavoro, con un beneficio diffuso che coinvolge l’intera comunità aziendale. È un cambiamento sostanziale. Assumere e mantenere al lavoro una persona con disabilità incrementa la produttività e consente all’impresa di esprimere il valore sociale insito nella visione costituzionale. Viene rafforzato il concetto di organizzazione di lavoro, pubblica e privata, come “organismo etico collettivo”».

 


Nella foto: Angela Martino, Presidente Nazionale AISM, al suo fianco in piedi Roberto Orsi, Direttore dell'Osservatorio Socialis.

 

Il 65,4% dei manager afferma che “la presenza di un collega con disabilità determina ritorni positivi sulla produttività e anche sul clima relazionale che si respira in azienda”. L’88,2% degli intervistati dichiara inoltre che “gestire una persona con disabilità comporta un miglioramento gestionale e organizzativo che va a vantaggio di tutti gli altri dipendenti”. Massimo Fiaschi, Segretario Generale di Manageritalia, ha commentato: «la cultura aziendale deve ormai cambiare, anche la cosiddetta “responsabilità sociale di impresa” realizzata con approccio filantropico è ormai in un vicolo stretto. Un’azienda non può più limitarsi a “fare del bene”: è venuto il tempo di un  nuovo approccio alla questione dell’inserimento, basato sul valore della singola persona. Se l’azienda sa valorizzare tutte le persone inserite, per quello che ciascuno è in grado di offrire, allora riesce a ricavare risultati economici importanti per il proprio business».

 

Best practice

Diverse buone pratiche aziendali, al Convegno, hanno ‘raccontato’ come il cambiamento ‘culturale’ si stia incarnando nella pratica quotidiana. Consuelo Battistelli - che si occupasi occupa di “business development” ed è “Diversity Engagement Partner” in IBM - ha presentato la esperienza nel team MWA - Mobile Wireless Accessibility, che appronta strumenti e soluzioni per aumentare la partecipazione attiva delle persone con disabilità; mentre Gabriele Gamberi ha presentato i percorsi personalizzati di inserimento aperti da Fondazione ASPHI Onlus, nata dal mondo aziendale e impegnata da 40 anni nello sviluppare tecnologie digitali per la disabilità. Francesco Luchi, Human Resources Director & Disability Manager di Merck Serono, ha presentato insieme ad Ada Paletta, Segretario Generale aggiunto FEMCA CISL Roma Capitale e Rieti, un percorso di partnership che ha portato alla nascita della funzione del disability manager e di un osservatorio aziendale sulla disabilità che in collaborazione con AISM sta portando all’assunzione di tre donne con sclerosi multipla.

 

Gabriele Sorbo, Vice Presidente per il Sud Europa di Western Union, ha presentato la realtà di una grande azienda dove sono inseriti tutti i profili di persone con disabilità, da chi ha una disabilità sensoriale, a chi ha una disabilità soprattutto motoria fino a chi ha una lieve disabilità di tipo cognitivo. Interessante anche l’esperienza presentata da Alessio Saso, Coordinatore Centri per l’impiego Liguria: «In un contesto sociale e organizzativo complesso e pieno di difficoltà, sperimentiamo anche piccole esperienze innovative, come quella dei “ job speed date”, dove i direttori del personale di grandi aziende si mettono a disposizione per colloqui di 5 minuti con persone con disabilità in cerca di lavoro. La persona si allena a sostenere un colloquio e a dimostrare in pochi minuti che valore può avere per l’azienda. A volte la persona  poi trova realmente un’occupazione attraverso questo strumento, magari perché proprio quel Direttore del personale ha potuto coglierne le potenzialità e le competenze».

 

Come ha sintetizzato Marcella Mallen, Presidente di Prioritalia, «stiamo imparando che l’inclusione della disabilità e delle diverse fragilità è un vettore straordinario di sviluppo, perché consente la  diffusione di pratiche capaci di generare benessere in azienda e generare un vantaggio per tutti».

 

I problemi non sono spariti, come evidenzia Angela Martino, Presidente Nazionale AISM: «Io ho la sclerosi multipla e lavoro, ma ogni giorno al Numero Verde AISM chiamano giovani che domandano se al colloquio di lavoro o all’azienda in cui sono già inseriti devono dire o no di avere la SM. Vuol dire che per noi non è così semplice proporci come “valore aggiunto” per l’azienda. Certo, il quadro positivo che emerge dall’indagine oggi presentata incoraggia i giovani con SM a non avere timori nei colloqui per il posto di lavoro, perché ora sanno che non verranno discriminati per la propria patologia ma valutati per le competenze che hanno e per le persone che dimostrano di essere».

 

Gli ultimi dati ISTAT disponibili, del 2013, dicono che meno del 20% delle persone tra i 15 e i 64 anni con una grave disabilità ha un impiego, mentre in parallelo è occupato il 55% della popolazione generale. Se si conteggiano le persone con limitazioni funzionali lievi, invalidità permanenti e malattie croniche ingravescenti, saliamo al 44% di occupati. Un quadro migliorabile. Lo stesso professor Maurizio Del Conte, Presidente ANPAL, Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro, ha tracciato un quadro con differenti sfumature: «In questo Convegno abbiamo ricevuto segnali incoraggianti, ma non possiamo raccontare ai tanti che non trovano lavoro che tutto va bene, non ci crederebbero. Dobbiamo passare dall’eccellenza di alcune esperienze a servizi di inserimento e supporto alle persone che siano omogenei in tutto il territorio nazionale».

 

Ricordando alcune conquiste recenti per tutti i lavoratori, come quelle dello smartworking, che sono certamente favorevoli anche all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, Del Conte ha sottolineato che «ogni nuova conquista della politica è sempre frutto delle “associazioni” di cittadini, di ciò che la società esprime. Il confronto costruttivo che le istituzioni e la stessa ANPAL hanno avuto con le associazioni, come AISM, ci ha portato per esempio ad estendere il diritto al part time a tutte le persone con malattie croniche e ingravescenti. Se le persone e le associazioni non si fossero fatte sentire probabilmente livello politico non avrebbe intercettato la grande trasformazione culturale per cui  tante persone con disabilità è oggi preferiscono sicuramente essere inserite al lavoro che ricevere un sussidio per starsene a casa, mentre in parallelo per le aziende il loro inserimento si pone come un innovativo investimento».

 

Al Convegno era presente anche la senatrice Anna Maria Parente, impegnata nella passata legislatura nella Commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato, insieme alle deputate Chiara Gribaudo e Alessia Rotta, impegnate a loro volta nella Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera nella passata legislatura. Intervenendo in chiusura, hanno evidenziato lo stesso filo rosso: le difficoltà da superare sono ancora tante, ma il futuro sarà positivo se, per affrontare e risolvere le difficoltà del lavoro che cambia in un mondo che cambia, si continueranno a mettere insieme associazioni come AISM, organizzazioni come Manageritalia e Fondazione Prioritalia, aziende, rappresentanze sindacali, referenti delle pubbliche amministrazioni, rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, politici e parlamentari.

 

«Siamo impegnati a lavorare insieme per il diritto al lavoro di tutti, a costruire condizioni perché si realizzino i sogni delle persone con sclerosi multipla e con disabilità. Ma stiamo lavorando anche per offrire un contributo di miglioramento all’intera comunità civile in cui tutti viviamo», ha detto Mario A. Battaglia, Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla a conclusione del suo intervento, evidenziando l’importanza della partecipazione attiva di tutti per realizzare un’agenda comune di vera inclusione, come l’Agenda della Sclerosi Multipla 2020.

 

E proprio la partnership tra AISM e Prioritalia, come ha evidenziato in conclusione il suo Presidente, Marcella Mallen, diventa una concreta realizzazione di questo percorso di miglioramento dell’intera comunità civile: «Tra Priorialia e AISM è nata un’alleanza strategica per una leadership civica condivisa sul tema dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità e delle persone con fragilità in generale. Da qui in poi realizzeremo insieme percorsi di formazione, di  informazione e metteremo in atto nuove iniziative nei territori, in collaborazione coi decisori pubblici, per arrivare a una società dove ciascuno possa essere protagonista  e risorsa del bene comune».

 

 



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