Settimana Nazionale della SM

Una vita controcorrente: l'intervista a Josefa Idem

29/05/2012

 

La canoista azzurra ha vinto 35 medaglie tra Olimpiadi, campionati mondiali ed europei. Sarà anche a Londra 2012. Ci racconta come vive lo sport, la famiglia, la politica. E il suo rapporto con AISM 

 

Questa intervista è stata pubblicata sulla rivista SM Italia 3/2012, bimestrale d'informazione dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla

 

Josefa IdemUna vita controcorrente, e non solo perché va in canoa. Josefa Idem è una persona fuori dall’ordinario: nata nel 1964, 48 anni da compiere a settembre, a Londra prenderà parte alla sua ottava Olimpiade, dopo aver vinto 35 medaglie tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Nel frattempo, lei che è nata in Germania, si è trasferita in Italia dal 1989, si è sposata con Guglielmo Guerrini, che è anche il suo allenatore, ha dato vita, tempo e cure a due splendidi figli. È stata impegnata in politica e assessore allo sport nel comune in cui vive. Nel suo lunghissimo risalire la corrente verso traguardi sempre nuovi, superando ogni volta un limite, compreso quello che per molti è dato dall’incedere dell’età, ha incontrato la voglia di andare oltre la sclerosi multipla di tante persone. Dal 1992 ha scelto di stare al fianco di AISM e della Sezione di Ravenna, dove abita. In occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla siamo andati a cercarla, per navigare con lei nel mondo di chi sa cercare la vittoria a ogni età, nel mondo di chi costruisce la propria libertà di essere se stesso fino in fondo e insieme si sente responsabile di un più grande bene collettivo. Una parentela profonda unisce la libertà forte di Josefa a quella cercata da tante persone con sclerosi multipla.

 

Tra Olimpiadi e Mondiali hai davvero vinto tutto, in uno sport molto duro. Come ci si riesce?
«Sono una persona cocciuta. Non ero molto brava a scuola, ma quando volevo ottenere un obiettivo, provavo e riprovavo fino a quando non riuscivo. Non mi arrendevo facilmente. Poi ho trovato questo sport. Anzi: è questo sport che ha trovato me. All’inizio facevo canoa per stare in gruppo, perché mi piaceva stare con gli amici. E si è scoperto quasi per caso che avevo talento. Poi è subentrata la programmazione, il lavorare per un obiettivo. Ecco: un po’ è temperamento, un po’ sono le cose della vita che si mettono insieme per il verso giusto. Ho trovato la via giusta da quando lavoro con l’uomo che è diventato anche mio marito. Ciò che ci spinge è la curiosità di sperimentare dove, nonostante la mia età, si può arrivare, smentendo molti luoghi comuni».

 

Sei testimonial di AISM: come hai incontrato la sclerosi multipla?
«Il mio rapporto con AISM è antico. La Sezione di Ravenna mi chiese se prestavo il mio volto e il mio nome per sensibilizzare sulla SM in occasione di uno degli eventi che vengono organizzati annualmente dall’Associazione. Ho detto subito di sì. Noi atleti siamo persone davvero fortunate, anche solo per il fatto di essere all’altezza fisicamente delle competizioni in cui gareggiamo. La sclerosi multipla può incidere molto sulla qualità anche fisica della vita. Per questo penso che la nostra fortuna debba essere usata e rimessa in circolo per dare visibilità a realtà come quella dell’AISM, che lavorano molto intensamente per fare andare avanti la ricerca sulla sclerosi multipla e dare speranze alle persone di vivere una vita all’altezza delle proprie aspettative. In questo modo possiamo ricambiare un po’ la vita per la fortuna che ci ha regalato.

 

Insieme a tuo marito gestisci anche una palestra frequentata da persone con SM o disabilità fisica: come lo sport può affrontare la SM e perché una persona con SM dovrebbe cimentarsi, con tutte le dovute precauzioni e controlli, in un’attività sportiva?
«Nella nostra palestra sono venute diverse persone con disabilità per ottenere benessere dallo sport e dal movimento. Noi vediamo persone di 70 anni che si avvicinano allo sport, magari per la prima volta nella loro vita, e hanno risultati positivi. Analogamente le persone con SM possono sperimentare che la malattia può essere combattuta anche così: insieme alle cure farmacologiche, il movimento può far stare meglio. E anche i costi per la gestione della malattia possono cambiare rispetto a chi non fa attività. Naturalmente ognuno deve trovare la propria giusta misura».

 

Perché ‘Controcorrente’ è il titolo della tua autobiografia?
«Me lo ha proposto un’amica giornalista e mi è sembrato subito perfetto. Scrivendo ci siamo accorti di come questo fosse il filo rosso della mia vita. Ho sempre fatto scelte fuori dal comune. Da quando, ancora bambina, iniziai a praticare uno sport di forza, quando alle femmine non era mai consigliato. In Germania sono stata una delle prime poliziotte donna della mia regione. Successivamente ho lasciato quel lavoro sicuro, per sposarmi in Italia. Ho avuto figli mentre proseguivo la carriera sportiva, un’altra scelta che raramente si fa nel mio mondo. Ho fatto l’assessore allo sport a Ravenna mentre continuavo ad essere atleta. Insomma, questo titolo mi rispecchia: è stato il leitmotiv della mia vita».

 

I figli, hai detto, sono le tue medaglie più importanti. Come coniughi l'attività professionale e la maternità?
«È molto difficile coniugare una vera carriera professionale e maternità. A me fanno tante lodi, ma ci sono altre mamme che sgobbano e basta. Il segreto per riuscirci è avere i giusti supporti. Supporti pubblici, come asili nido e scuole elementari con orari a tempo pieno, ma anche un marito che ha voglia di fare il compagno e il padre. Allora le cose diventano molto più facilmente coniugabili».

 

Sei stata assessore allo sport: che eredità ti ha lasciato questa esperienza?
«Ho fatto l’assessore perché pensavo che fosse arrivato il momento di restituire qualcosa. Volevo mettere a disposizione della comunità la mia esperienza maturata nelle gare. In realtà ho ricevuto tantissimo».

 

L’impressione è che la politica agita non rispecchi esattamente questi ideali …
«La vita politica per certi versi è paragonabile all’esperienza di chi arriva sul podio nello sport. Chi fa il politico tutta la giornata è riverito e considerato da tutti. E questa percezione può fare perdere il contatto con la realtà. È la forza interiore, la forza personale che fa la qualità del politico».

 

«Non abituarsi ai soprusi, combattere ed essere sereni». L’hai scritto tu. Nel campo dei diritti, questo atteggiamento è sempre di più determinante anche per le persone con sclerosi multipla. Quali sono i diritti più importanti per cui combattere?
«Forse è banale, ma credo fortemente che il diritto alla salute sia quello fondamentale. Noi tutti vogliamo la libertà, il benessere. Aspetti importanti. Ma avere il diritto alla salute sta prima. Vuol dire avere la possibilità di accedere ai servizi di prevenzione e di cura. Vuol dire avere la possibilità di scegliere come vivere, vuol dire poter godere di tutti gli altri diritti».

 

«Si può imparare anche dalle sconfitte». È esperienza di tutti: non sempre si vince, si ha diritto anche a perdere. Da quale sconfitta hai imparato di più?
«Quando si vince, si pensa di aver fatto tutto al meglio. E si rischia di fermarsi. Dalle sconfitte si impara di più perché è proprio quando hai sbagliato qualcosa che devi impegnarti per migliorare. Spesso dunque le sconfitte contengono un messaggio positivo, per andare oltre».

 

Grazie Josefa. Continua a combattere per dare il meglio di te alle Olimpiadi. E continua a combattere insieme a noi contro la sclerosi multipla.

 

Giuseppe Gazzola