La nostra storia

 

1972

Nasce la sezione di  Padova grazie ad alcune persone con SM e loro familiari ed altri volontari. All’inizio le prime riunioni venivano tenute in un capannone della zona industriale.

 

1982 

La Provincia mette a disposizione dell’associazione dei locali in via Delle Cave dove viene avviata un’attività di riabilitazione autofinanziata.

 

1986 

Si ottiene la convenzione con l’ASL 16 per l’attività di Fisioterapia.

 

1988 

L’ASL 16 concede un contributo per il trasporto degli utenti del servizio di Fisioterapia.

 

1990 

Viene avviata un’attività di accoglienza dove persone con SM, con l’aiuto di alcune patronesse della Croce Rossa, possono svolgere varie attività di aggregazione e ricreazione.

 

1994 

“30 ore per la vita” consente alla Sezione di acquistare il primo automezzo attrezzato per il servizio di trasporto.

 

1996 

Si ottiene la convenzione con l’ASL per l’attività del Centro Diurno.

 

2001 

Viene completata l’attuale sede grazie al contributo di “30 ore per la vita” del 1995 e al successivo finanziamento della Regione Veneto.

 

2009 

Il Centro Riabilitazione ottiene l'accreditamento con il Servizio Sanitario Regionale.

 

2010 

Il CEOD ottiene l'accreditamento con il Servizio Socio-Sanitario Regionale.

 

2017

Testo di commemorazione per la morte di Baraldo Olindo

 

" Nonno, ciao!

Sai, sarà strano venire in via Valli e non trovarti. Sarà doloroso. Sarà triste.

Ma tu nonno ci hai insegnato a NON essere tristi. Tu nonno, ci hai insegnato ad essere bambini, giovani e poi adulti, FORTI. Sei stato, e sarai sempre, nonno, la persona più forte che abbiamo mai avuto la fortuna di incontrare. Hai lottato, combattuto, e non ti sei mai arreso. Sai nonno, gli anni passano e noi nipoti stiamo crescendo. E quando incontriamo le prime difficoltà della vita, lo sai cosa ci rispondono i nostri genitori? “Guarda tuo nonno, bisogna essere forti”. E questo perché la tua forza, sia fisica che spirituale, ci ha dato e continuerà a darci per sempre il coraggio di affrontare i problemi, con la certezza che una buona dose di determinazione e volontà possono farci superare ogni cosa.

Tu, anche quando la vita e la malattia si facevano dure e dolorose, non hai mai perso il sorriso, non ti sei mai rassegnato, non hai mai perso il coraggio o la voglia di vivere. Perché a te nonno, nonostante tutto, questa vita piaceva eccome! Tu stringevi i denti, e a chi ti chiedeva “come va”, rispondevi con una battuta sempre pronta e quell’occhiolino strizzato che sempre ricorderemo “qua colgà, chi ze che sta meio de mi”? Con questo spirito solo tuo, hai saputo trasformare le cose negative in potenzialità: hai fatto della sedia a rotelle un gioco per i tuoi nipoti, tenendoli in braccio e facendoli scorrazzare quando erano più piccoli, e facendo gare di velocità quando erano più grandi. E chissenefrega se la gente diceva che era brutto da vedere, voi vi divertivate tantissimo, questo contava.

A vederti nonno sembravi una persona austera, e forse incutevi un po’ di timore nelle persone. Ma noi nipoti ricordiamo bene il tuo umorismo, un po’ particolare, forse rustico, ma unico. Avevi sempre una frase simpatica con cui chiudere un discorso in maniera tua. Con ognuno di noi nipoti hai creato un rapporto di complicità unico, dove non c’erano grandi discorsi, ma un paio di gesti e uno sguardo complice; ed è subito squadra. E che dire della fantasia? Qualcuno di noi ancora ricorda con un sorriso quella volta che tentavi di annientare un nido di api, che ti si sono rivoltate contro..con te che scappavi a zig zag con la carrozzina, inventando parolacce strane che solo tu potevi aver coniato!

Quando le gambe non ti hanno più portato, hai continuato con le braccia a coltivare i tuoi campi, curandoli come giardini; facevi il vino, la farina, e ti costruivi utensili, sempre con il sorriso. Nonno, chi se lo dimenticherà mai “il bussolotto”? La lezione di vita che ci hai impartito su quei campi, tra patate da raccogliere, pannocchie da sgranare e pomodori da legare, la porteremo sempre con noi. Tu ci hai insegnato, primo tra tutti, che ogni limite può essere superato, e che non importa la situazione di partenza, se lavori senza risparmiarti ottieni ciò che vuoi.

Non ti sono mai piaciute le pubbliche dimostrazioni di affetto, perché tu eri un uomo duro. Ma sai un segreto nonno, noi lo abbiamo visto il tuo cuore grande, e ci ricordiamo bene di averti visto piangere perché la tosse della nonna non passava, perché uno di noi aveva la febbre, o si era sentito male.

Un gigante buono, nonno.

Hai regalato a tutti noi nipoti, ricordi d’infanzia NON di un nonno malato in carrozzina, ma di una ROCCIA di nonno. E per questo ti ringraziamo.

Sai una cosa nonno, ci mancherai. Ci mancherà la tua parlata un po’ stentata, il tuo augurarci “cento di questi giorni”, la tua voglia di scherzare. Ci mancherà avere sotto gli occhi tutti i giorni l’esempio di uno spirito che vola nonostante un corpo seduto.

Ora ti chiediamo un ultimo sforzo nonno, da lassù, da dove ci guarderai finalmente dall’alto in basso: proteggi tutti noi nipoti e il piccolo Antonio, perché la nostra vita possa essere rigogliosa come la tua terra, alla quale ti sei sempre dedicato con amore. E dacci un po’ della tua forza nonno, perché ne abbiamo bisogno.

Dicono che i nonni sono le nostre radici; GRAZIE nonno perché non potremmo essere alberi così saldi, forti e pronti a contrastare le tempeste della vita senza il tuo esempio.

MAI PAURA.
Ciao nonno, ci vediamo al cao de là
Enrico, Azzurra, Mattia, Alice, Melania e il piccolo Antonio "

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