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L'intervista

Compagni di viaggio per andare oltre la sclerosi multipla

13/02/2017

Stefano Pieropan ha la SM dal 2007, Giuliano Cremasco è regista e musicista. Abitano nella stessa città. Dal loro incontro è nato un bel progetto, un cortometraggio che si intitola Contando le formiche. Ma non è tutto

 

Carolina Di Domenico, Stefano Pieropan, Giorgio Cremasco
Nella foto, da sinistra: Carolina Di Domenico, presentatrice della serata, Stefano Pieropan e Giuliano Cremasco alla presentazione del cortometraggio Contando le formiche a Schio.

 

«Per entrare, bisogna uscire», ce lo diciamo sempre, io e Giuliano. “Stefano. Piter” Pieropan e Giuliano Cremasco, confidano così l’essenza del segreto che li accomuna. Uno, Stefano, ha la sclerosi multipla dal 2007 e vive a Schio. L’altro, Giuliano, è grafico pubblicitario, musicista, documentarista, regista. Entrambi sono usciti dai propri territori umani per addentrarsi in quelli dell’altro. A fine novembre, insieme, hanno riempito il Teatro Astra di Schio per presentare alla cittadinanza un frutto del loro incontro: il cortometraggio Contando le formiche, dove Giuliano è il regista, “Piter” è un ragazzino che sogna di diventare calciatore della Juventus e Stefano – intepretato dall’attore Niccolò Tredese – è Piter diventato grande, un ragazzo di 30 anni con una vita regolare che viene sconvolta dalla diagnosi di sclerosi multipla.

 

Stefano e Giuliano si erano conosciuti quasi per caso, un paio d’anni fa: «La mia ragazza – racconta Giuliano – mi ha invitato allo spettacolo con cui Stefano presentava a Schio il suo primo libro, A spasso con… la multipla. Sono stato tra gli ultimi a trovare posto nel teatro di Schio, dove viviamo entrambi. Non sapevo niente di Stefano e della sclerosi multipla che lo accompagna ovunque. E mi si è aperto un mondo».

 

Un mondo imprevedibile, vitale, colorato con tutto l’arcobaleno delle emozioni, come un libro da leggere d’un fiato, come una storia che, appunto, può diventare film. «Io – racconta Pieropan – sono Stefano, ma anche Piter, come mi chiamano i miei amici. Una parte di me dal 2007 fa la stronza: è la SM, cronicamente imprevedibile e invalidante. Ma non ne ho paura. Come si fa ad avere paura di qualcosa che, anche se non vuoi, è parte di te? Anche se non riuscirò mai a dirle grazie, la SM mi ha spalancato rivelazioni su di me e sulla vita, non frena i miei sogni, le mie voglie di uscire, le mie conquiste».

 

Nel suo secondo libro, Sulla strada con la… multipla (Edizioni Progetto Cultura, 2014), Stefano ha scritto, al riguardo, che «l’importante è non identificarsi mai completamente nel ruolo di pazienti, ma sentirci attivi. Mai sentirci “vittime” di qualcosa che non abbiamo fatto, ma che è entrato in noi senza chiedere il permesso. Ingrediente principale per vivere con la SM è considerarla non come condizione insuperabile di malattia ma come condizione di vita. La cosa più importante è non restare fermi, essere sempre in movimento. Se non fisicamente, almeno con i pensieri, con la voglia di “andare oltre…”. Buttarsi senza paura né blocchi. Andare alla ricerca e alla conquista della nostra vita, facendola unica e irripetibile».

 

Dopo quattro anni di rabbia e disperazione, un giorno Stefano si è mosso davvero, stanco di stare chiuso a battere la testa sui muri della prigione in cui si era rinchiuso: «nel 2011 ho scelto di partire da solo per la Basilicata. Era una terra misteriosa e sconosciuta, un po’ come ero diventato io stesso. Nella mappa del viaggio che mi ero immaginato, c’era un paese fantasma, Craco, che più di tutti desideravo vedere e toccare, perché anche io ero diventato il fantasma di quello che volevo e potevo essere, abbandonato non dagli altri ma da me stesso. Ci sono riuscito e, andandomene, ho promesso che mi sarei ribellato alla visione di abbandono che avevo attraversato sino a quel momento. Alla fine ho trovato non risposte subito pronte ma certamente segnali importanti, che mi avrebbero portato a risolvere qualcosa di decisivo dentro di me».

 

Da quel viaggio, così, è arrivata la voglia di raccontare, di raccontarsi, di condividere con tutti quel cammino che passo dopo passo, faticosamente, Piter aveva fatto per uscire dall’ombra che l’aveva invaso e rivedere la propria luce. Prima è arrivato il libro, poi l’idea di farne un film, venuta da Giuliano: «Leggi un libro, il secondo di Stefano "Piter". Ti arrivano emozioni, immagini, idee. Pensi che possa diventare un film. È un attimo – confida Giuliano –. Stefano mi aveva detto che per promuovere il secondo libro, invece che uno spettacolo teatrale, voleva che lo aiutassi a preparare un piccolo trailer. Ma a me sembrava che la sua storia potesse avere altri orizzonti, più grandi. Ne abbiamo parlato e in pochi giorni abbiamo messo a punto un piano di azione in tre passi. Prima di tutto, abbiamo fatto un casting per scegliere gli attori e siamo partiti per un viaggio in Basilicata. Due giorni sul set a Schio, una giornata dedicata alla registrazione della voce fuori campo. Tutto materiale con cui abbiamo realizzato il primo dei nostri passi, che si chiama “Teaser”: un racconto cinematografico di cinque minuti, che presenta la storia e cerca sostenitori per gli altri due passi che abbiamo immaginato, prima la realizzazione di un cortometraggio di circa 18 minuti e poi un vero e proprio film».

 

Il cortometraggio Contando le formiche è insomma un punto di arrivo – come è veramente stata la Basilicata per Stefano "Piter" – ma anche una nuova partenza: «Stiamo già inviando il corto ad alcuni concorsi cinematografici. Poi, incrociamo le dita e speriamo che arrivi qualche segnalazione, che possa fare bene all’anima e all’umore ma anche possa aiutare ad agganciare una casa di produzione e arrivare a un lungometraggio. Intanto, siamo impegnati nella promozione del cortometraggio: vogliamo organizzare altre serate come quella di novembre a Schio in giro per l’Italia, promuovere vendita del DVD con locandine e i piccoli gadget che abbiamo predisposto per coprire gli ultimi costi della produzione e promozione del corto. E poi il ricavato servirà per avere risorse nuove per scrivere il soggetto e la sceneggiatura del lungometraggio, per fare sopralluoghi in Basilicata e cominciare a sviluppare una serie di contatti con una casa di produzione o altri sostenitori, per mettere in cantiere il grande sogno del film».

 

Come diceva Machado, «el camino se hace al andar», il cammino si fa camminando. Buon cammino, Stefano. Piter e Giuliano, contate anche noi tra i vostri compagni di viaggio.

 

Il progetto cinematografico

 “In viaggio. I passi di Piter” nasce nel 2014 dalla storia vissuta da Stefano Pieropan a partire dalla diagnosi di sclerosi multipla e, in particolare, dal suo viaggio in Basilicata. “Questa è una bella storia da raccontare, una storia che ispira al cambiamento”, ha detto Cremasco. Da lì il “primo passo”, un teaser di cinque minuti e il secondo dei passi di Piter, il cortometraggio “Contando le formiche”, che viene promosso e distribuito in questi mesi per preparare il terreno alla produzione di un vero e proprio lungometraggio.



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