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Vitamina D e sclerosi multipla

 

Diversi studi hanno analizzato il rapporto tra Vitamina D e sclerosi multipla. Ad oggi, sia il ruolo nella patogenesi della SM, sia l’eventuale effetto terapeutico di una somministrazione ad alte dosi, devono ancora essere confermati.

 

Alcuni studi (vedi 2,3 in Bibliografia) hanno suggerito che bassi livelli di Vitamina D* sono associati a un maggiore rischio di sclerosi multipla: un’indagine condotta su 7 milioni di soggetti residenti negli USA, ha evidenziato una riduzione del 41% del rischio di sviluppare SM nei soggetti caucasici ad ogni aumento di Vitamina D. Risultati ancor più significativi sono emersi considerando i soggetti di età inferiore ai 20 anni.

 

Ciò supporta la tesi che l’esposizione a specifici fattori ambientali nell’infanzia e nell’adolescenza possa avere un ruolo nella patogenesi della malattia. Tali studi necessitano di approfondimenti al fine di chiarire e identificare l’eventuale influenza di altri fattori ambientali, come l’esposizione alle radiazioni UVB, il fumo di sigaretta, il body mass index (BMI).

 

Controversa anche la possibilità che i livelli di vitamina D possano influenzare l’attività clinica e radiologica di malattia. Alcuni studi (vedi 4-6 Bibliografia) condotti su piccoli gruppi di persone hanno dimostrato come l’aumento di Vitamina D sia associato ad una riduzione del rischio di ricadute  e ad una riduzione di nuove lesioni alla risonanza magnetica encefalica. Ampi studi randomizzati (7-8), accanto ad alcune meta analisi, disegnati per valutare il possibile effetto benefico della somministrazione di vitamina D ad alte dosi nella dieta di persone con SM, non hanno però confermato tali effetti positivi. Attualmente sono in corso diversi studi condotti sulle forme recidivanti-remittenti con lo scopo di valutare l’attività della vitamina sulla frequenza di ricadute.

 

Una meta-analisi condotta da Michael Allan - direttore del programma di Evidence Based Medicine presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Alberta, in Canada - pubblicata su Journal of General Internal Medicine nel luglio 2016, ha analizzato numerosi studi condotti a partire dal 2014 sull’ipotesi che l’assunzione di Vitamina D possa prevenire un certo numero di patologie, tra cui cancro, depressione e sclerosi multipla. Dalla valutazione dei lavori è emersa una qualche prova scientifica dell’utilità della vitamina D nel diminuire il numero di fratture, ma le conclusioni generali smorzano tuttavia le aspettative: “l’entusiasmo riguardo la vitamina D come panacea dovrebbe essere attenuato” dicono i ricercatori.

 

Cosa è

La vitamina D è una vitamina liposolubile principalmente coinvolta nel metabolismo del calcio nell’omeostasi del calcio. Deriva in parte dell’assunzione mediante la dieta, ma soprattutto dall’esposizione al sole della cute, a livello della quale le radiazioni UVB convertono il 7-deidrocolesterolo in colecalciferolo. Tale sostanza subisce, successivamente ulteriori trasformazioni chimiche a livello epatico e a livello renale, per essere trasformata nel metabolita biologicamente attivo 1,25-diidrossivitamina D. Oltre ai ben noti effetti della vitamina D come la  sua capacità di aumentare l’assorbimento del calcio, indispensabile per l’integrità ossea, essa appare in grado di influenzare la maturazione e l’attività di alcune cellule del sistema immunitario. In particolare, appare in grado di indurre una riduzione della produzione di citochine proiinfiammatorie e della differenziazione delle cellule T verso un sottotipo TH1 e TH17; anche le cellule B sarebbero influenzate con una conseguente riduzione della produzione anticorpale e maturazione plasmacellulare(1). Tali effetti immunologici della vitamina D hanno pertanto suggerito un suo possibile coinvolgimento nella patogenesi delle malattie autoimmuni quali la sclerosi multipla.

 

È utile assumere Vitamina D come terapia per la SM?
«Se al momento è  giustificato raccomandare l’assunzione di vitamina D alle persone con SM come prevenzione dell’osteoporosi ed in coloro che presentano un vero e proprio deficit di vitamina, (evidenziato tramite analisi del sangue), non è invece raccomandata l’assunzione, specialmente ad alto dosaggio, come trattamento della SM. In generale l’assunzione di vitamina D è ben tollerata, ma ad alti dosaggi può causare fatica, nausea, vomito, crampi addominali, aumento della pressione arteriosa, problemi di funzionalità renale», dice Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN (Società Italiana di Neurologia) e del Comitato Scientifico AISM.

 

Quando è utile eseguire il dosaggio della vitamina D?
Il dosaggio della vitamina D dovrebbe essere eseguito solo in presenza di specifiche condizioni di rischio, su indicazione del medico. Il dosaggio della vitamina D [dosaggio della 25(OH)D] sierica rappresenta il metodo più accurato per stimare lo stato di riserva di vitamina D nell'organismo.

 

Quali sono le principali fonti naturali di vitamina D?

L’efficace esposizione alla luce solare e l’alimentazione rappresentano i principali fattori che determinano i livelli sierici di 25(OH)D:

1. esposizione solare rappresenta il meccanismo principale di produzione di vitamina D nell’essere umano. Un’esposizione solare regolare rappresenta il modo più naturale ed efficace per un’adeguata produzione endogena di vitamina D.
2. La maggior parte degli alimenti contiene scarse quantità di vitamina D, pertanto la sola dieta non può esserne considerata una fonte adeguata. La vitamina D è relativamente stabile e viene alterata poco da conservazione e cottura. Nella tabella è riportata una lista di alimenti con corrispondente contenuto di vitamina D espresso o in UI/100 g o in UI/L.

 

Latte vaccino: 5-40 UI/L
Yogurt: 2,4 UI/100 g
Formaggi: 12-40/100 g
Dentice, merluzzo, orata, palombo, sogliola, trota, salmone, aringhe: 300-1500/100 g
Tuorlo d’uovo: 20 UI/100 g
Olio di fegato di merluzzo: 400 UI/5ml (1 cucchiaino da the)

 

In quali casi è previsto l’utilizzo di vitamina D per prevenirne o trattarne la carenza?

L’utilizzo di vitamina D, indipendentemente dalla misurazione della 25(OH)D, è previsto nei seguenti casi:

 

•  negli anziani ospiti delle residenze sanitario-assistenziali

•  nelle donne in gravidanza o in allattamento

•  nelle persone affette da osteoporosi da qualsiasi causa o osteopatie accertate per cui non è indicata una terapia remineralizzante

 

Mentre l’utilizzo previa misurazione della 25(OH)D è previsto:

 

•  nelle persone con livelli sierici di 25(OH)D < 20 ng/mL e sintomi attribuibili a ipovitaminosi (astenia, mialgie, dolori diffusi o localizzati, frequenti cadute immotivate)

•  nelle persone con diagnosi di iperparatiroidismo secondario a ipovitaminosi D

•  nelle persone affette da osteoporosi di qualsiasi causa o osteopatie accertate per le quali la correzione dell’ipovitaminosi dovrebbe essere propedeutica all’inizio della terapia remineralizzante.

•  in caso di una terapia di lunga durata con farmaci interferenti col metabolismo della vitamina D (antiepilettici, glucocorticoidi, antiretrovirali, antimicotici, ecc.).

•  in caso di malattie che possono causare malassorbimento nell’adulto (fibrosi cistica, celiachia, morbo di Crohn, chirurgia bariatrica ecc.).

 

Note

* Ciò che viene analizzato è un elemento della Vitamina D, ovvero il suo metabolita plasmatico 25(OH)D

 

Bibliografia

1. Hart PH, Gorman S, Finlay-Jones JJ. Modulation of the immune system by UV radiation: more than just the effects of vitamin D? Nat Rev Immunol 2011; 11(9):584–596.

2. Munger KL, Levin LI, Hollis BW et al. Serum 25-hydroxyvitamin D levels and risk of multiple sclerosis. JAMA 2006;296(23):2832–2838.

3. Salzer J, Hallmans G, Nystrom M et al. Vitamin D as a protective factor in multiple sclerosis. Neurology 2012; 79(21):2140–2145.

4. Runia TF, Hop WC, de Rijke YB et al. Lower serum vitamin D levels are associated with a higher relapse risk in multiple sclerosis. Neurology 2012;79(3):261-6.

4. Mowry EM, Waubant E, McCulloch CE et al. Vitamin D status predicts new brain magnetic resonance imaging activity in multiple sclerosis. Ann Neurol 2012;72(2):234-40.

4. Soilu-Hänninen M, Aivo J, Lindström BM et al. A randomised, double blind, placebo controlled trial with vitamin D3 as an add on treatment to interferon β-1b in patients with multiple sclerosis. J Neurol Neurosurg Psychiatry 2012;83(5):565-71.

5. Kampman MT, Steffensen LH, Mellgren SI et al. Effect of vitamin D3 supplementation on relapses, disease progression, and measures of function in persons with multiple sclerosis: exploratory outcomes from a double-blind randomised controlled trial. Mult Scler 2012;18(8):1144-51.

6. Stein MS, Liu Y, Gray OM et al. A randomized trial of high-dose vitamin D2 in relapsing-remitting multiple sclerosis. Neurology 2011;77(17):1611-8.

7. James E, Dobson R, Kuhle J et al. The effect of vitamin D-related interventions on multiple sclerosis relapses: a meta-analysis. Mult Scler 2013;19(12):1571-9.

8. Salzer J, Biström M, Sundström P. Vitamin D and multiple sclerosis: where do we go from here? Expert Rev Neurother 2014;14(1):9-18.

9. Sundström P, Salzer J. Vitamin D and multiple sclerosis—from epidemiology to prevention. Acta Neurol Scand Suppl 2015;132(199):56-6.1

J Gen Intern Med. 2016 Jul;31(7):780-91. doi: 10.1007/s11606-016-3645-y. Epub 2016 Mar 7. Vitamin D: A Narrative Review Examining the Evidence for Ten Beliefs. Allan GM1, Cranston L2, Lindblad A3, McCormack J4, Kolber MR3, Garrison S3, Korownyk C3.

 

Ultimo aggiornamento novembre 2019