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Le ricette (per la vita) di Aurora Cortopassi

 

 

Originaria di Viareggio, cui resta molto legata, Aurora Cortopassi è “food writer e creator” di ricette vegetariane. È lo storico volto vegetariano di Giallozafferano, il ‘marchio n 1’ della cucina italiana sul web. Aurora propone una concezione della cucina genuina, fresca, semplice che mette al primo posto ingredienti di stagione: i suoi saporiti piatti a base di verdure e legumi piacciono anche agli onnivori! Da diversi anni è testimonial della Mela di AISM.

Alzi la mano chi non ha mai cercato in internet una ricetta sfiziosa con cui stupire gli amici invitati a cena. Di sicuro, se siamo tra questi, avremo trovato ispirazione in Giallozafferano, il celebre marchio che dal 2006 è sul web il punto di riferimento per chi ama portare in tavola i piatti della tradizione o stupire con un’idea nuova i suoi commensali.

E Aurora Cortopassi, così giovane, è il volto ‘vegeteriano’ di “Giallozafferano”: oggi la sua storia la racconta un po’ anche a noi del mondo di AISM.

 

È vera, Aurora, la storia del coniglietto che ti ha fatto diventare vegetariana?

«Da piccola mi piaceva così tanto il sapore della carne che i miei nonni, che avevano una bottega alimentare, per il compleanno erano capaci di regalarmi un prosciutto intero! Però la mia cuginetta, figlia unica, aveva una meravigliosa coniglietta, Pallina, di cui ci eravamo innamorate entrambe. Ricordo come fosse oggi il giorno in cui è morta Pallina: mia cugina mi ha chiamato disperata e io sono corsa da lei, per celebrare a Pallina un rito di saluto, commosse come solo i bambini sanno essere. Poi è arrivata l'ora di cena e… i miei nonni avevano preparato il coniglio fritto! Mi sono rifiutata di mangiarlo. Ricordo tutti gli adulti intorno alla tavola, come in un film di Aljeandro Jodorowsky, che mi dicevano seri: “ma tu hai sempre mangiato carne, e questa mica è Pallina! E poi perché dici no al coniglio, ma poi mangi la mucchina? E il maialino? E il polletto? Non sei coerente” E io, che avevo 11 anni, ho tenuto il punto: “è vero, avete ragione. Vuol dire che da stasera sarò coerente, non mangerò più carne”. E così è andata».

 

Sei un tipo tosto, ce ne vuole a sfidare tutti in quel modo e a restare coerente per il resto della vita

«Allora è stato quasi un capriccio da bambina testarda. Un momento di lucidità ma anche di strappo. Ma sono contenta, oggi, che la scelta vegetariana sia arrivata così presto. È diventata un tratto portante della mia identità. Mia mamma mi portò da un favoloso nutrizionista. Aveva tanti bambini che razzolavano scalzi, mangiavano semini e mi mostrarono una bellissima prospettiva di vita alternativa rispetto al cibo confezionato, da supermercato, cui ero abituata. Affascinata, ho trovato alimenti che altrimenti avrei trascurato, ho riscoperto la naturalità del cibo».

 

Di strada ne hai fatta, fino a Giallozafferano: come ti hanno scelta?

«Il cibo ha preso tale pregnanza nella mia vita che verso i 20 anni ho aperto un blog di cucina: volevo fare una sorta di diario alimentare delle ricette vegetariane che preparavo e, insieme, riprendere la tradizione orale dei piatti cucinati dalle mie nonne, che sarebbero stati anche un nutrimento culturale. Poi, rispetto alle casalinghe che allora popolavano i primi blog di cucina, ho iniziato a usare i video. E così Giallozafferano mi ha notato: avevano una struttura televisiva interna e il progetto di integrare le ricette scritte con i video. Per ampliare il ventaglio dei contenuti che proponevano hanno ingaggiato anche me, che portavo un’idea di cucina vegetariana e sostenibile. È iniziata così una grande avventura, col gusto di proporre una cucina a 360 gradi, in cui ogni persona trovi la ricetta che va bene per lei e tutte le spiegazioni che le servono per realizzarla».

 

Su YouTube si trova un tuo meraviglioso video di cucina dedicato a Frida Kahlo e intitolato: “Viva la vida” come il suo ultimo quadro. Che motivi hai, Aurora, per amare oggi la vita?

«Non amo il “viva la vita” a buon mercato che porta a dire a se stessi e agli altri “sii felice a tutti i costi, pensa a chi sta peggio, sorridi alla vita nonostante tutto”. Preferisco il “viva la vida” consapevole di Frida Kahlo, che integra gioia e dolore, senza giudizio. Per me il vero messaggio da tenersi caro è questo: “sii in pace con i tutti i tuoi momenti, col tuo momento di benessere e con quello di malessere, con le fragilità e con le gioie”. Spogliamoci dalla mistica della gioia a tutti i costi, la vita va presa in tutte le sue sfumature.

 

Tu sei da anni testimonial di AISM. Le persone con sclerosi multipla dicono che avrebbero volentieri fatto a meno delle sfumature e dei condizionamenti imposti dalla loro condizione, invisibili agli altri ma potenti, ma anche che una malattia cui si può solo dire di sì, per forza, ha fatto loro scoprire impensate parti di sé, che sono diventate strumento di una vita che vogliono vivere fino in fondo. Da dove è venuta la tua adesione personale alla causa della SM, in tutti i suoi aspetti?

«Il mio incontro con la SM è legato a mia sorella Alice, che ha avuto la diagnosi a 34 anni, dopo un po’ di anni di fatiche, in cui probabilmente la malattia già operava in lei. Una ragazza bellissima, supersportiva, amante della vita sana all’aria aperta. Ha smesso di mangiare fritto a 12 anni – siamo tutti un po’ così in famiglia – perché ha deciso che non le faceva bene e non ha mai fumato una sigaretta. La diagnosi è stata un colpo duro, ma attraverso questo trauma ha capito cose importanti di sé stessa e rimesso nella giusta prospettiva tante cose, arrivando a sentirsi quasi più forte in compagnia di questa condizione faticosa».

 

Cosa avete fatto dopo queste nuove consapevolezze?

«Io le sono semplicemente stata accanto da sorella, cioè nel bene, nel male e nella normalità. Una sorella ti sta accanto se a 16 anni rompi col tuo ragazzo e ti sta accanto se ricevi una diagnosi come questa. Esserci e sostenersi è naturale. Mia sorella è diventata molto presto attivista di AISM».

 

In che modo?

«Sia lei che suo marito sono nel Consiglio direttivo della Sezione di Lucca. Hanno creato insieme ad altri il gruppo operativo Versilia, di cui Alice è l’attuale referente. Lei ha sempre dato grande attenzione al benessere fisico inteso come attività motoria e si è impegnata perché venissero proposte anche in Sezione attività psicomotorie, riabilitazione in acqua, attività di supporto psicologico. Poi ha coinvolto anche me: “le persone ti vedono in Giallo Zafferano e mi dicono: eh, ma la tu sorella non ci può sostenere? Col ruolo che hai, puoi raggiungere tante persone”. E aveva ragione: le ricette che propongo per la Mela di AISM hanno ottimi riscontri. E anche Giallozafferano ci sostiene volentieri e propone le stesse ricette nella sua newsletter, che arriva a 400 mila persone».

 

A proposito di andare e arrivare, tu sei di Viareggio, ma viaggi molto e lavori a Milano: hai un luogo del cuore che ci dica chi sei?

«La spiaggia della Lecciona di Viareggio. Per me è la spiaggia “Libera", con la L maiuscola. È lunghissima, senza stabilimenti balneari. Regala profumi, spazi ampi, piante spontanee, dune. La natura è un grande amore. Mi piace l’elemento acqua, fosse anche quella della piscina. E la montagna è una grande passione. Non arrampico, sono terrorizzata dalle ferrate, ho anche un po’ di senso di vertigini, ma amo tantissimo camminare. È bellissimo, una preziosa forma di meditazione in movimento».