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COVID-19: aggiornate le linee guida per le cure domiciliari

Il Ministero della Salute fornisce nuove indicazioni per la gestione delle persone con infezione da SARS-CoV-2 grazie alla disponibilità di nuovi farmaci antivirali e anticorpi monoclonali

01/03/2022
Cure domiciliari

 

Il Ministero della Salute (Circolare 10 febbraio 2022) ha aggiornato le linee guida  per la gestione domiciliare delle persone con infezione da SARS CoV-2, già pubblicate ad aprile 2021 grazie alla disponibilità di nuovi farmaci antivirali e anticorpi monoclonali.

 

Il documento è stato realizzato come sempre da un gruppo di lavoro costituito da rappresentanti istituzionali, professionali e del mondo scientifico.


Attualmente le terapie, sia con anticorpi monoclonali che con antivirali, sono indicate per persone con COVID-19 lieve-moderato di recente insorgenza, non ospedalizzati e non in ossigenoterapia, che presentano fattori di rischio per lo sviluppo di forme gravi di malattia.

 

In Italia sono disponibili tre diversi trattamenti a base di anticorpo monoclonale anti SARS-CoV-2: l’associazione casirivimab/imdevibam e l'anticorpo sotrovimab, che hanno già ricevuto l’autorizzazione da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco, e l’associazione bamlanivimab/etesevimab, resa disponibile in Italia ai sensi dell’Art.5.2 del DL 219/2006.

 

Inoltre oggi sono disponibili anche tre antivirali: remdesivir, nirmatrelvir/ritonavir e molnupiravir.

 

I trattamenti con anticorpi monoclonali o antivirali vengono prescritti dai medici di medicina generale, dai pediatri, dai medici delle USCA(R) e, in generale, dai medici che abbiano l’opportunità di entrare in contatto con pazienti affetti da COVID-19. La prescrizione deve avvenire secondo i criteri fissati dalla Commissione Tecnico Scientifica di AIFA. La somministrazione/dispensazione dei farmaci per il COVID-19 citati sopra avverrà in centri abilitati identificati dalle varie Regioni.

 

Per la gestione a domicilio delle persone che hanno contratto l’infezione in modo asintomatico o lievemente sintomatico, ecco alcuni consigli:

  • costante e accurato monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente, inclusa la misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno;
  •  trattamenti sintomatici con paracetamolo o farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) in caso di febbre o dolori articolari o muscolari, a meno che non esista chiara controindicazione all’uso. Si ricorda a tale proposito che il paracetamolo e i FANS hanno meccanismi d’azione differenti e, alle dosi correntemente impiegate, il primo non ha proprietà antinfiammatorie, ma, al contrario, è di utilità per il suo effetto antipiretico e analgesico. Altri farmaci sintomatici potranno essere utilizzati su giudizio del medico;
  • idratazione e nutrizione devono essere appropriate, in particolare nelle persone anziane. Si raccomanda un appropriato apporto proteico nei soggetti immobilizzati;
  • promuovere, nei limiti consentiti dalle condizioni cliniche della persona, l’attività fisica a domicilio che, anche se limitata, contribuisce a prevenire le conseguenze dell’immobilizzazione e dell’allettamento e può consentire una riduzione dell’indicazione all’utilizzo dell’eparina;
  • raccomandare la posizione prona durante il riposo, compatibilmente con le condizioni del paziente;
  • valutare la possibilità di trattamento precoce con anticorpi monoclonali o farmaci antivirali da parte delle strutture abilitate alla prescrizione;
  • coloro che sono in trattamento immunosoppressivo cronico in ragione di un precedente trapianto di organo solido piuttosto che per malattie a patogenesi immunomediata, potranno proseguire il trattamento farmacologico in corso a meno che non via sia una diversa indicazione da parte dello specialista curante;
  • non utilizzare routinariamente corticosteroidi. L’uso dei corticosteroidi è raccomandato esclusivamente nei soggetti con malattia COVID-19 grave che necessitano di ossigeno. Pertanto l’utilizzo di tali  farmaci a domicilio andrà valutato caso per caso dal medico;
  • non utilizzare routinariamente l’eparina. L’uso di eparine a basso peso molecolare (EBPM) è indicato solo nei soggetti allettati o con ridotta mobilità a dosi profilattiche allo scopo di prevenire il tromboembolismo venoso, in assenza di controindicazioni;
  • evitare l’uso empirico di antibiotici. La mancanza di un solido razionale e l’assenza di prove di efficacia nel trattamento di persone con la sola infezione virale da SARS-CoV2 non consentono di raccomandare l’utilizzo degli antibiotici, da soli o associati ad altri farmaci.  
  • non utilizzare idrossiclorochina la cui efficacia non è stata confermata in nessuno degli studi clinici randomizzati fino ad ora condotti;
  • non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi per il rischio di diffusione del virus nell’ambiente;
  • non modificare le terapie croniche in atto per altre patologie (es. terapie antiipertensive, ipolipemizzanti, ipoglicemizzanti, anticoagulanti o antiaggreganti, terapie psicotrope), a meno che non espressamente indicato dal medico curante;
  • evitare l’uso di benzodiazepine, soprattutto ad alto dosaggio, in considerazione dei possibili rischi di depressione respiratoria

 

Si segnala nuovamente che non esistono, ad oggi, evidenze solide e incontrovertibili (cioè derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo per questa indicazione non è, quindi, raccomandato

 

Il documento sarà aggiornato considerando la costante evoluzione delle conoscenze sull’infezione, sul decorso della malattia COVID-19 e sulle possibilità terapeutiche.

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