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La 'mia' meglio gioventù: servizio civile in AISM

25/06/2009

Servizio civilePuò un giovane integrare il percorso di studi, l’impegno di volontariato e la riuscita professionale? Per Silvia Vitello, romana, 28 anni a giugno, la risposta è sì, si può. O meglio: possiamo. Nel 2005, al termine del triennio di laurea in psicologia, Silvia ha scelto di vivere un anno di servizio civile in AISM. Un’esperienza poi proseguita prima come volontaria e poi con una collaborazione professionale nella Sezione di Roma.

Perché hai scelto il servizio civile?
'Avevo sentito parlare del servizio civile da amici e desideravo mettermi in gioco sia come persona che rispetto al mio percorso di studi: mi ero appena iscritta alla laurea specialistica in psicologia, ma avevo anche voglia di sperimentare nella pratica cosa significasse vivere una relazione di aiuto. Così, tra i diversi progetti incontrati, mi colpì quello dell’AISM, che era probabilmente il più ricco e vario. Presi contatto con la Sezione di Roma e fui selezionata per l’ambito dell’assistenza diretta alle persone'.

Come è andata la tua esperienza in AISM?
'Abbiamo seguito molte persone, sia a domicilio che partecipando alle attività nel Centro Sociale dell’Infernetto (è il nome del luogo in cui si trova). A livello umano è stata un’esperienza che mi ha molto arricchito: ho conosciuto persone tenaci e dalla volontà forte, che considero tuttora esempi di vita. Il legame che si è creato con loro continua ancora oggi'.
Dunque sei rimasta in contatto con l’AISM anche al termine del tuo servizio civile?
'Sì, sono rimasta come volontaria per circa un anno e mezzo, impegnata nella raccolta fondi, nell’assistenza e anche nella formazione per altri giovani del servizio civile. Oggi, conclusa la laurea specialistica, collaboro professionalmente col Consultorio psicologico della Sezione di Roma'.

Un’appartenenza a tutto tondo, insomma…
'Sì, sono appena tornata da due giorni trascorsi alla Casa Vacanze ‘I Girasoli’ di Lucignano, dove si è svolta la prima Festa nazionale del servizio civile AISM. C’erano tutti quelli che l’hanno vissuto in passato e coloro che lo stanno svolgendo oggi. È stato un magnifico momento aggregativo, che ha rinforzato le motivazioni e il senso di appartenenza all’Associazione”.
Oltre ai legami personali, cosa ti ha convinto a continuare il tuo percorso di vita con l’AISM?
«Ho incontrato un’Associazione seria e trasparente, attenta a tutti i suoi componenti: volontari, dipendenti e, principalmente, persone con SM, che sono il cuore di ogni azione e progetto. Mi piace soprattutto fare parte di un’Associazione costantemente in evoluzione, con una forte dimensione progettuale e una continua ricerca di miglioramento per i servizi, le terapie e le informazioni a disposizione delle persone con SM'.

Recentemente hai incontrato alcuni ragazzi delle scuole superiori, in un’iniziativa sul volontariato promossa dall’Università 'La Sapienza' di Roma. Da quello che hai potuto vedere, che rapporto hanno secondo te i giovani col volontariato?

'Io sono cresciuta negli scout e per me la prospettiva del volontariato è stata quasi naturale. Quando vado nelle scuole e chiedo chi fa volontariato, i numeri sono meno bassi di quel che si crede. Ciò che spesso manca ai ragazzi, più che l'interesse, è qualcuno che faccia conoscere e promuova una scelta di questo tipo. Quando siamo andati nelle scuole superiori a presentare l'AISM, chiedendo di partecipare a una giornata di raccolta fondi, i ragazzi delle quattro classi incontrate hanno aderito in massa. A volte per stimolarli basta l'occasione giusta: se si creano le opportunità, poi i ragazzi rispondono'.

(Intervista tratta da SM Italia n. 3-2009)

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