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Newsletter MSIF - luglio 2013

29/07/2013

 

23 luglio 2013

Studio CUPID: il dronabinolo non ha effetti sulla progressione della SM
Questo studio multicentrico, in doppio cieco, controllato con placebo, ha analizzato il dronabinolo, un cannabinoide che potrebbe avere effetti neuroprotettivi sulla SM progressiva. I ricercatori hanno reclutato persone con SM primariamente e secondariamente progressiva di età compresa tra i 18 e i 65 anni e assegnati in modo casuale  a ricevere il dronabinolo o il placebo per 36 mesi. L’esito primario era la progressione del punteggio EDSS e i cambiamenti dal livello basale nella sotto-scala che misura l’ impatto fisico, all’interno della scala MSIS-29-PHYS (29-item Multiple Sclerosis Impact Scale). 329 persone hanno ricevuto almeno una dose di dronabinolo e 164 hanno ricevuto almeno una dose di placebo. 145 persone nel gruppo del dronabinolo hanno avuto una progressione del punteggio EDSS se confrontato con 73 persone del gruppo placebo. le variazioni medie annuali del punteggio nella scala MSIS-29-PHYS erano di 0.62 nel gruppo trattato con dronabinolo verso un punteggio di 1.03 nel gruppo con placebo. Non sono stati segnalati gravi problemi di sicurezza e i risultati nel complesso hanno mostrato che il dronabinolo non ha effetti sulla progressione  della SM.
Effect of dronabinol on progression in progressive multiple sclerosis (CUPID): a randomised, placebo-controlled trial. Zajicek J, Ball S. Lancet Neurol. 2013 Jul 12. pii: S1474-4422(13)70159-5. doi: 10.1016/S1474-4422(13)70159-5. [Epub ahead of print]

 

Identificazioni dei cambiamenti temporali delle lesioni cerebrali SM attraverso un nuovo programma del computer
Questo studio ha analizzato le performance del software CAD sviluppato dai ricercatori per seguire i cambiamenti temporali delle lesioni cerebrali nella SM.
Questo software traccia le lesioni di malattia evidenziate in T2, in due diversi momenti temporali, in sequenze RM ad alta risoluzione 3D a 3 Tesla. Questo programma del computer è costituito da una elaborazione di immagini programmata e permette di visualizzare mappe di confronto scorrevoli usate come aiuto per il neuroradiologo per valutare il cambiamento lesionale. I ricercatori hanno analizzato 98 analisi di risonanza magnetica, scelte in modo casuale appartenenti a 88 persone con SM e hanno confrontato  l’accuratezza diagnostica e la durata dell’interpretazione del CAD e l’interpretazione clinica di routine. L’interpretazione di CAD ha mostrato una maggiore sensibilità rispetto al rapporto clinico (87% vs 77% rispettivamente). L’analisi delle lesioni, tramite utilizzo di CAD, ha dimostrato maggiore sensibilità rispetto all’ interpretazione clinica di routine del 40-48%. Il tempo medio di interpretazione del software era di 2.7 minuti. In conclusione, questo studio dimostra il potenziale di includere il software CAD nella pratica neuroradiologica per la rilevazione dei cambiamenti delle lesioni SM, nonché il potenziale beneficio in studi clinici.
Multiple sclerosis: identification of temporal changes in brain lesions with computer-assisted detection software Bilello M, Arkuszewski M. Neuroradiol J. 2013 May 10;26(2):143-50. Epub 2013 May 10

 

15 luglio 2013

Livelli di vitamina D e rischio di SM in persone con CIS
In questo studio retrospettivo i ricercatori hanno analizzato la concentrazione  nel siero di 25-idrossi vitamina D (25(OH)D) in persone con sindrome clinicamente isolata (CIS) e il rischio associato di SM.
Hanno valutato i livelli basali di 25(OH)D, oltre che i dati clinici, di risonanza magnetica (RM) cerebrale e del fluido cerebrospinale (CSF) in 100 persone con CIS per un periodo di nove anni.
I risultati hanno mostrato che il 52% delle persone avevano una carenza di vitamina (25(OH)D<50nmol/l). Cinquantacinque persone hanno sviluppato una SM clinicamente definita durante il periodo di follow-up. Le persone con livelli molto bassi di vitamina D erano particolarmente a rischio di sviluppare la SM. I risultati sono rimasti essenzialmente gli stessi anche dopo aver controllato altri fattori confondenti o altri predittori noti di SM clinicamente definita. È interessante notare che i ricercatori hanno trovato che le donne con carenza di vitamina D avevano un rischio maggiore di sviluppare la SM rispetto agli uomini con deficit paragonabili. Non si sa se questo sia il caso, ma una ipotesi della causa è l'interazione sinergica tra estrogeni e il metabolismo della vitamina D.
In futuro raccomandano che ulteriori studi multicentrici con un numero più grande di persone con CIS tengano in considerazione tutti i possibili fattori confondenti di vitamina D, oltre che le regioni con differente esposizione solare.
Vitamin D levels and risk of multiple sclerosis in patients with clinically isolated syndromes. Martinelli V, Dalla Costa. Mult Scler. 2013 Jul 8.

 

Studio clinico degli effetti dell’ interferone beta sulle lesioni T1 ipointense
Questo gruppo di studio ha valutato se l’interferone beta-1b (IFNB-1b) in persone con sindrome clinicamente isolata (CIS) possa impedire la persistenza di lesioni T1 ipointense. Le persone reclutate nello studio di fase controllato con placebo, sono state randomizzate a ricevere IFNB-1b (292) o placebo (176) per due anni. Successivamente nello studio di fase open-label ad entrambi i gruppi è stato offerto il trattamento con IFNB-1b per un massimo di cinque anni.
I ricercatori hanno trovato che il numero di lesioni T1 ipotense era inferiore nel gruppo di trattamento precoce rispetto al gruppo di trattamento ritardato durante entrambe le fasi.
Nel complesso il tasso di lesioni che sono diventate ipointense non ha mostrato differenze significative tra i gruppi. I ricercatori hanno trovato che il numero di lesioni T1 ipointense rispetto a nuove lesioni per paziente è risultata significativamente più bassa nelle persone trattate con IFNB-1b rispetto ai pazienti trattati con placebo.
Interferon beta-1b reduces black holes in a randomised trial of clinically isolated syndrome. Nagtegaal GJ, Pohl C.Mult Scler. 2013 Jul 10.

 

Nota : uno studio open-label  è uno studio clinico in cui i medici ed i partecipanti sanno quale farmaco viene somministrato.

 

Predittori clinici e di risonanza magnetica per la progressione della SM a lungo termine
Questo studio con un follow-up di nove anni si è proposto di identificare predittori clinici e/o di RM di progressione a lungo termine in un grande gruppo di persone con SM. Nello studio sono state incluse 241 persone con SM recidivante remittente (SMRR). I ricercatori hanno utilizzato un metodo di segmentazione multiparametrico completamente automatico, operatore indipendente, per i parametri di RM volumetrica.
La progressione clinica è stata valutata come definita dalla conversione da SMRR ad un decorso di malattia secondariamente progressivo (SP), dalla progressione della EDSS e dal tempo impiegato per raggiungere un punteggio EDSS 4. Questi risultati dimostrano che la conversione da RR a SP, la progressione della EDSS, il raggiungimento del punteggio EDSS 4 e il tempo per raggiungere il punteggio EDSS 4, erano tutti predetti dal volume di sostanza grigia basale, ad eccezione della progressione della EDSS, dal valore EDSS di base. Pertanto, il volume della sostanza grigia e  la EDSS sono i predittori migliori a lungo termine della progressione di malattia in persone con SMRR con decorso di malattia relativamente lungo.
Clinical and magnetic resonance imaging predictors of disease progression in multiple sclerosis: a nine-year follow-up study. Lavorgna L, Bonavita S Mult Scler. 2013 Jul 9.

 

9 luglio 2013

Risonanza magnetica a 7 Tesla per le lesioni SM acuta
Questo studio ha analizzato il potenziale della tecnica di risonanza magnetica (RM) ad alto campo magnetico ultra high-field a 7 Tesla (7T)-In particolare, è stata indagata la tecnica di immagine di fase combinata con mezzo di contrasto dinamico per poter fornire una migliore comprensione delle lesioni SM acute. Lo studio ha incluso 16 persone con SM attiva. Sono state acquisite scansioni non a contrasto T2 ad alta risoluzione e scansioni di fase, scansioni T1 pre-e post-gadolinio e scansioni T1 a contrasto potenziato dinamico (DCE) con un anno di follow-up. I ricercatori hanno identificato come le lesioni DCE centrifughe apparivano alle immagini di fase isointense o ipointense, mentre le lesioni DCE centripete mostravano anelli sottili, di fase ipointensa, che co-localizzavano chiaramente con il sito iniziale con potenziamento del contrasto. Questo aspetto tendeva a scomparire una volta che il potenziamento del contrasto non era più rilevabile. Al contrario, le lesioni croniche erano stabili nel tempo e gli anelli di fase ipointensa erano tipicamente spessi e scuri. Questo suggerisce la possibilità di diversi processi patologici sottostanti ai due tipi di lesione. Nel complesso, la RM ad alto campo magnetico è risultata molto sensibile ai cambiamenti di tessuto nelle lesioni SM acute, che hanno caratteristiche diverse da quelle osservate nelle lesioni croniche. L’anello di fase ipointensa potrebbe rappresentare il bordo infiammatorio espanso e potrebbe corrispondere a sottoprodotti infiammatori.
Seven-tesla phase imaging of acute multiple sclerosis lesions: A new window into the inflammatory process. Absinta M, Sati P.Ann Neurol. 2013 Jun 28. doi: 10.1002/ana.23959. [Epub ahead of print]

 

Immagini di risonanza magnetica e disabilità fisica in persone con una lunga durata di SM
Questo studio si è proposto di determinate la relazione tra carico lesionale cerebrale ed atrofia del midollo spinale, con la disabilità fisica in persone con una lunga durata di malattia. I parametri di risonanza magnetica (RM) che i ricercatori hanno analizzato comprendono la frazione di sostanza grigia cerebrale (GMF), i volumi di sostanza bianca frazionale (WMF), l’area superiore del midollo spinale cervicale in sezione trasversale (UCCA) e il volume delle lesioni T2 (T2LV). I ricercatori hanno utilizzato due modelli di regressione (dividendo la coorte in due e quattro sottogruppi sulla base del punteggio EDSS) per analizzare l’associazione tra le misure EDSS e RM. Nel modello binario hanno trovato che la UCCA e le T2LV erano indipendentemente associate con la necessità di un deambulatore, mentre nel modello a quattro categorie UCCA, T2LV e GMF erano indipendentemente associate con la disabilità.
Questo studio ha dimostrato come la disabilità fisica a lungo termine sia legata indipendentemente all’atrofia del midollo spinale e al carico lesionale cerebrale T2 e meno all’atrofia della sostanza grigia. Al fine di acquisire informazioni clinicamente rilevanti nelle persone con SM con lunga durata di malattia, possono essere necessarie sia misurazioni RMI del midollo spinale che misure RMI del cervello.
Magnetic resonance imaging correlates of physical disability in relapse onset multiple sclerosis of long disease duration. Kearney H, Rocca M. Mult Scler. 2013 Jun 27. [Epub ahead of print]

 

2 luglio 2013

Progressione della disabilità ed atrofia regionale della sostanza grigia nella SM a ricadute e remissioni
Lo scopo di questo studio è stato quello di confrontare i cambiamenti di volume regionale della sostanza grigia in persone con SM recidivante remittente (SMRR) con disabilità progressive e stabili, utilizzando la morfometria voxel-based (VBM).
Le scansioni di risonanza magnetica (RM) 3D pesate in T1 sono state acquisite a livello basale e dopo un anno di follow-up in un gruppo di persone con SMRR. Le persone sono state abbinate a coppie in correlazione con età, sesso, durata della malattia, trattamenti e punteggi basali di EDSS (a) sia con EDSS in progressione (progressione > 1 punto di EDSS in un anno) o EDSS stabile, (b) sia persone con Multiple Sclerosis Functional Composite (MSFC) progressivo (diminuzione di 0.25% in un anno in qualsiasi componente del MSFC), verso MSCF stabile. Utilizzando la VBM, gli autori hanno analizzato le differenze regionali longitudinali dei volumi di sostanza grigia nei gruppi EDSS e nei gruppi MSFC.
I risultati dello studio suggeriscono come le riduzioni di volume di sostanza grigia corticale regionale nel precuneo destro e nel giro postcentrale destro, erano associate con la progressione di disabilità, misurato tramite EDSS. Ulteriori riduzioni longitudinali del volume di sostanza grigia sono avvenute nel giro orbicolare destro nel gruppo MSCF con disabilità progressive, ma non si sono evidenziate differenze fra gruppi MSFC. Nel complesso, questi risultati suggeriscono una diretta associazione della progressione di disabilità con l’atrofia della sostanza grigia regionale nelle persone con SMRR.
Progression in disability and regional grey matter atrophy in relapsing-remitting MS. Hofstetter L, Naegelin Y. Mult Scler. 2013 Jun 26. [Epub ahead of print]

 

Associazione dell’accumulo di sodio con disabilità e decorso progressivo nella SM
Questo studio ha analizzato la presenza del sodio con immagini di risonanza magnetica (RMI) in 27 persone sane, 27 persone con SM recidivante remittente (SMRR), 23 persone con SM secondariamente progressiva (SMSP) e 20 persone con SM primariamente progressiva (SMPP). Gli autori hanno ipotizzato che nella SM potrebbe esserci un accumulo della concentrazione di sodio intracellulare dovuto alle disfunzioni neuro-assonali metaboliche ed un aumento di sodio extracellulare dovuto all’espansione dello spazio extracellulare come risultato della perdita neuroassonale. Hanno trovato che la concentrazione di sodio a livello corticale fosse significativamente più alta in tutti i sottogruppi di SM in confronto ai controlli. Inoltre, hanno anche visto che la concentrazione di sodio nella sostanza grigia profonda e nella sostanza bianca che appare normale, fosse più alta nelle forme secondariamente progressive e primariamente progressive. Le concentrazioni di sodio erano più alte nelle SMSP rispetto alle SMRR nella sostanza grigia corticale, nella sostanza bianca che appare normale e nella sostanza grigia profonda. Maggiori concentrazioni di sodio sono state osservate nelle lesioni isointense T1 e ipointense T1 messe a confronto con la sostanza bianca apparentemente normale. Inoltre, maggiori concentrazioni di sodio sono state rilevate nelle lesioni ipointense T1 nelle SMSP e SMPP rispetto alle SMRR.
I ricercatori hanno osservato associazioni indipendenti tra la concentrazione di sodio nella sostanza grigia profonda, l’EDSS e il “Timed 25-foot walk speed” e anche tra le concentrazioni di sodio delle lesioni T1 e i punteggi z-score del test “nine hole peg” e il test “Paced Auditory Serial Test (PASAT).
Gli autori suggeriscono che l’aumento della concentrazione di sodio, probabilmente, rifletta la patofisiologia neuroassonale che porta alla progressione clinica e della disabilità.
Sodium accumulation is associated with disability and a progressive course in MS.Paling D, Solanky BS. Brain. 2013 Jul;136(Pt 7):2305-17. doi: 10.1093/brain/awt149.

 

Effetti della riabilitazione neuropsicologica sui deficit cognitivi nella SM
Questo studio ha determinato gli effetti della riabilitazione neuropsicologica nella SM. Sono state reclutate 102 persone con SM recidivante remittente (SMRR) con deficit dell’attenzione soggettivi e oggettivi. Le persone sono state randomizzate nel gruppo di intervento e nel gruppo di controllo. Il gruppo di intervento è stato sottoposto a riabilitazione neuropsicologica una volta a settimana per un ora per un periodo di 13 settimane totali. Il gruppo di controllo non ha ricevuto alcun trattamento. Le valutazioni neuropsicologiche sono state effettuate a livello basale, a tre e sei mesi dopo l’intervento. La riabilitazione comprendeva: lavoro sull’attenzione e sulla memoria di lavoro attraverso software per personal computer , la psicoeducazione, la strategia di apprendimento e il supporto psicologico.
I ricercatori hanno rilevato che la riabilitazione neuropsicologica non migliorava le performance cognitive ma aveva un effetto positivo sui deficit cognitivi percepiti. Il gruppo di intervento percepiva significativamente meno deficit rispetto al gruppo di controllo sia immediatamente dopo l'intervento che a sei mesi Perciò la riabilitazione neuropsicologica non migliorava le performance cognitive ma riduceva i deficit cognitivi percepiti nella SM.
Neuropsychological rehabilitation does not improve cognitive performance but reduces perceived cognitive deficits. Mäntynen A, Rosti-Otajärvi E Mult Scler. 2013 Jun 26. [Epub ahead of print] 

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