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Newsletter MSIF - maggio 2013

17/05/2013

 

28 maggio 2013

Assottigliamento dello strato delle fibre nervose retiniche in persone con neurite ottica acuta
Questo studio prospettico ha analizzato lo strato delle fibre nervose retiniche (RNFL) tramite tomografia a coerenza ottica (OCT) e polarimetria a scansione laser (SLP). I ricercatori hanno determinato la deviazione media di soglia di campo in 25 persone con neurite ottica acuta nel corso di un periodo di 6 mesi. Hanno correlato i valori RNLF compresa la percentuale di assottigliamento a 1 mese e hanno correlato questi risultati con quelli ottenuti a 6 mesi. I risultati hanno dimostrato che le performance visive di base e i valori RNLF erano simili negli occhi, che erano stati raggruppati per diminuzione dello spessore RNFL ad 1 mese. Gli occhi che presentavano un assottigliamento di RNLF dopo un mese presentavano una più significativa  diminuzione di spessore di RNLF dopo 6 mesi. L’assottigliamento di RNFL valutato con OCT e SLP a 1 mese correlava con quello misurato dopo 6 mesi. Pertanto una precoce diminuzione di spessore di RNFL dopo 1 mese era predittiva della diminuzione di spessore di RNLF dopo 6 mesi. Questo studio dimostra l’importanza di misurazione di RNLF dopo 1 mese per predire l’esito della neurite ottica acuta.
Predictive value of one month retinal nerve fiber layer thinning for deficits at 6 months after acute optic neuritis. Kupersmith MJ, Anderson S. Mult Scler. 2013 May 22. [Epub ahead of print]

 

Effetti della vitamina D sulle ricadute SM: studio di meta-analisi
Questa meta analisi ha analizzato 5 studi pubblicati a partire da Settembre 2012, per un totale di 129 persone con SM trattate con alte dosi di vitamina-D e 125 controlli. Gli studi osservazionali, ad oggi, hanno dimostrato un’associazione tra bassi livelli di vitamina D e alto rischio di ricadute in persone con la SM. Questo solleva la questione del potenziale beneficio di vitamina D nelle persone con SM. Sulla base di questo, l'obiettivo principale è stato quello di esaminare l'effetto di somministrazione di vitamina D sul rischio relativo di ricadute nella SM. I ricercatori non hanno trovato una significativa associazione tra  il trattamento ad alte dosi di vitamina D e il rischio di ricaduta SM. Siccome gli studi revisionati hanno alcuni limiti metodologici, i ricercatori raccomandano che siano garantiti ulteriori studi di maggiore durata.
The effect of vitamin D-related interventions on MS relapses: a meta-analysis. James E, Dobson R Mult Scler. 2013 May 22. [Epub ahead of print]

 

 

21 maggio 2013

Analisi di risonanza magnetica DTI alla colonna cervicale e correlazione con le funzioni cliniche nella SM e nella NMO (Neuromielite Ottica)
I ricercatori hanno utilizzato in questo studio la tecnica di risonanza a tensore di immagini (DTI) per analizzare l’integrità del tessuto del tratto maggiore del colonna cervicale (colonna posteriore -PC- e tratto laterale corticospinale –CST-), per vedere se era presente una correlazione con le funzioni cliniche specifiche supportate da questi tratti. Lo studio ha incluso 37 persone con SM o con NMO con prima mielite trasversa. Le valutazioni cliniche utilizzate includevano la soglia “finger vibratory”, il test 25-foot timed walk (25FTW) il test 9-hole peg (9HPT) e la scala si disabilità EDSS (Expanded Disability Status Scale). L'esame con DTI ha valutato i tratti cervicali da C1 a C6. I risultati dell’analisi DTI dei tratti del midollo spinale correlavano con le funzioni cliniche specifiche supportate da questi tratti. La riduzione del senso vibratorio era specificamente collegata ad un diffusività radiale anomala (RD) e ad anisotropia frazionaria (FA) nella colonna posteriore, mentre i parametri DTI nel tratto laterale corticospinale non hanno presentato alcuna relazione apparente con il senso di vibrazione.
Spinal cord tract diffusion tensor imaging reveals disability substrate in demyelinating disease. Naismith RT, Xu J. Neurology. 2013 May 10. [Epub ahead of print]

 

Riserva cognitiva e riserva cerebrale nella SM
Questo studio ha analizzato se un volume cerebrale più grande nel corso della vita, (larger maximal lifetime brain volume, MLBV), protegge contro il deterioramento cognitivo dovuto a malattia. I ricercatori hanno quindi analizzato la riserva cognitiva, acquisita attraverso l'esperienza di vita (attività di tempo libero arricchite intellettualmente), per vedere se protegge contro il declino cognitivo indipendentemente dal MLBV (riserva cerebrale). Lo studio ha incluso 41 persone con SM recidivante remittente e 21 con SM secondariamente progressiva sottoposte a risonanza magnetica per valutare la riserva cerebrale (MLBV, stimato con il volume intracranico, ICV) e il carico di malattia (carico lesionale T2, atrofia della sostanza bianca e grigia). Hanno valutato lo stato cognitivo con compiti di efficienza cognitiva e della memoria e hanno misurato le attività conoscitive di tempo libero dei primi anni di vita come fonte di riserva cognitiva. I risultati hanno dimostrato che lo stato cognitivo è associato positivamente con il volume intracranico. Controllando la riserva cerebrale, si è visto che l'istruzione superiore e l’attività di tempo libero predicevano una migliore cognizione. Il confronto tra attività di tempo e carico di malattia ha dimostrato che il tempo libero attenuava in modo indipendente l'impatto del carico di malattia sulla cognizione. Un analisi di follow-up ha mostrato che la riserva cerebrale proteggeva contro l’inefficienza cognitiva, ma non i deficit di memoria, mentre la riserva cognitiva era più protettiva contro i deficit di memoria rispetto all’inefficienza cognitiva. Pertanto questo studio ha dimostrato che la riserva cognitiva protegge in modo indipendente dal declino cognitivo collegato alla malattia oltre alla riserva cognitiva. Quindi, le scelte di vita proteggono dal deterioramento cognitivo indipendentemente dai fattori genetici.
Brain reserve and cognitive reserve in MS. Sumowski JF, Rocca MA, Leavitt VM, Riccitelli G, Comi G, Deluca J, Filippi M. Neurology. 2013 May 10. [Epub ahead of print]

 

Relazione tra stile di vita e primo evento clinico demielinizzante
Questo studio caso-controllo multicentrico di incidenza ha esaminato il profilo dello stile di vita delle persone al loro primo evento clinico demielinizzante (FCD), prima della diagnosi confermata di SM, mettendoli a confronto con persone concordanti per sesso, età e regione. I fattori di stile di vita misurati nel presente studio includevano l’utilizzo presente e passato del tabacco e marijuana, alcol e abitudine a bere, l’attività fisica condotta, la pressione sanguigna e l’antropometria fisica. I risultati hanno mostrato che l’abitudine a fumare era associata al rischio di FCD. Il consumo di alcool risultava comune e non associato al rischio FCD. Non sono state osservate differenze caso-controllo della pressione del sangue o dell’antropometria. In conclusione, l’abitudine passata di fumare tabacco era positivamente associata al rischio di FCD, ma molti altri fattori di stile di vita non lo erano. È improbabile che gli sforzi di prevenzione contro il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari attraverso l'attività fisica e la riduzione del l'obesità possano alterare l’incidenza della SM.
Lifestyle profile of people at the time of their first clinical demyelinating event: results from Ausimmune study. Ponsonby AL, Lucas RM. Mult Scler. 2013 May 13. [Epub ahead of print]

 

 

14 maggio 2013

 Impatto clinico dell’atrofia cerebrale nelle CIS
Un gruppo di studio ha analizzato l'evoluzione a breve termine dell’atrofia cerebrale globale e tessuto-specifica nelle persone con sindrome clinicamente isolata (CIS), per definire separatamente la loro rilevanza in termini sia di disabilità a medio termine, che di conversione a SM. Lo studio ha incluso 176 persone con CIS entro tre mesi dall’esordio, valutate clinicamente e mediante scansioni di risonanza magnetica convenzionale ad inizio studio clinico e un anno dopo l'esordio clinico. Le scansioni sono state analizzate per calcolare la percentuale dei cambiamenti del volume cerebrale e le frazioni di parenchima cerebrale, di sostanza grigia e di sostanza bianca. Il 43% dei partecipanti ha avuto una seconda ricaduta, il 18% ha soddisfatto i criteri diagnostici di McDonald 2005 solo per i parametri di risonanza magnetica e il 39% è rimasto come forma CIS. I risultati di questo studio hanno mostrato che la perdita di volume cerebrale era già rilevabile nel corso del primo anno, dopo un primo attacco demielinizzante e questo era probabilmente dovuto alla perdita di volume della sostanza grigia, ma non della sostanza bianca. Questo è stato più evidente nelle persone con CIS che hanno sviluppato la SM. C’era inoltre, un’associazione tra sviluppo di atrofia precoce e cambiamenti della disabilità nel primo e secondo anno dopo la CIS nelle persone che avevano sviluppato la SM.
Clinical impact of early brain atrophy in clinically isolated syndromes Pérez-Miralles F, Sastre-Garriga J. Mult Scler 2013 May 7. [Epub ahead of print]

 

Nuovo strumento di screening cognitivo  per persone  con SM
Il 40-65% di persone con la SM presenta difficoltà cognitive. I deficit più comuni sono quelli collegati alla velocità di elaborazione delle informazioni e di memoria, ma possono essere anche riscontrati problemi collegati con la funzione esecutiva, l’elaborazione visuo-spaziale e la fluenza verbale. Questo studio ha analizzato la validazione di una breve, semplice batteria di test generata dal computer che comprendeva il test “Stroop Symbol Digit Modalities” (C-SDMT), due test visivi a due e quattro secondi analoghi al test Paced Auditory Serial Addition (PVSAT-2, PVSAT -4) e un test semplice a scelta del tempo di reazione. Lo studio ha coinvolto 96 persone con SM e 98 controlli sani. La valutazione minima della funzione cognitiva nella SM è stata utilizzata per definire le disfunzioni cognitive nel gruppo SM. I risultati ottenuti dai tre test (C-SDMT, 2-PVSAT, 4-PVSAT), somministrati attraverso computer con la supervisione di un tecnico, hanno mostrato una buona sensibilità (82.5%) e specificità (87.5%) nel determinare la presenza di disfunzioni cognitive, come definite dalla batteria di test neuropsicologica convenzionale. Inoltre, ciascun test era in grado di distinguere le persone con SM dai controlli.
Assessing the validity of a computer-generated cognitive screening instrument for patients with MS Lapshin H, Lanctôt KL. Mult Scler. 2013 May 7. [Epub ahead of print]

 

 

7 maggio 2013

Valutazione dello stato occupazionale in persone con SM attraverso l’utilizzo di un test funzionale (MSFC) e di una batteria di test cognitivi
La disoccupazione è un problema significativo tra le persone con sclerosi multipla (SM). Determinare le capacità di lavoro è fortemente dipendenti dagli strumenti di misurazione utilizzati dalle figure professionali che seguono le persone con SM. Tuttavia, poco si sa dell’utilità degli strumenti utilizzati per determinare le questioni relative allo status occupazionale. Questo studio ha valutato l’utilità della “Multiple Sclerosis Functional Composite” (MSFC) e di una breve batteria di test cognitivi per esaminare lo stato di occupazione delle persone con SM. Lo studio ha incluso 77 persone con SM che hanno completato la MSFC e la breve batteria di test cognitivi. I ricercatori hanno osservato che gli individui disoccupati mostrano un peggior funzionamento dell'arto superiore misurato con il test MSFC. È interessante notare che non vi era alcuna differenza nel PASAT (Paced Auditory Serial Addition Task), unica misura cognitiva presente nella MSFC. Per quanto riguarda i test cognitivi, i disoccupati hanno ottenuto risultati peggiori sui test di valutazione della memoria, della elaborazione delle informazioni e della funzione esecutiva. L’analisi di regressione logistica ha evidenziato, tra tutte le variabili cognitive e funzionali analizzate, il Symbol Digit Modalities Test (SDMT) come unico predittore dello stato di occupazione. In conclusione, questo studio dimostra che il test SDMT è l’unico predittore significativo dello stato occupazionale e non è stata evidenziata alcuna differenza significativa tra PASAT e SDMT, suggerendo che, per una migliore valutazione dello stato occupazionale delle persone con SM, bisognerebbe considerare la sostituzione del PASAT con il test SDMT nella MSFC.
Strober L, Chiaravalloti N .Unemployment in MS: utility of the MS Functional Composite and cognitive testing. Mult Scler. 2013 May 1. [Epub ahead of print]

 

Cambiamenti metabolici nella sindrome radiologicamente isolata indicano la presenza di un danno assonale
La sindrome radiologicamente isolata (RIS) è caratterizzata da un ritrovamento accidentale, in soggetti asintomatici, di variazioni della sostanza bianca cerebrale che soddisfano i criteri di Barkhof per la diagnosi di SM. Questo studio ha utilizzato la spettroscopia di immagini di risonanza magnetica protonica (1H-MRSI) per valutare i cambiamenti metabolici in un gruppo di 23 persone con RIS I ricercatori hanno analizzato con1H-MRSI un volume di cervello centrale di interesse, per misurare i livelli di N-acetilaspartato (NAA) e colina (ChO) normalizzati per la creatina (Cr), sia nelle regioni lesionali/perilesionali che nelle regioni di sostanza bianca che appare normale e nella sostanza grigia corticale. Questi dati sono stati poi confrontati con quelli di 20 controlli sani. I livelli NAA/Cr erano significativamente ridotti nei RIS rispetto ai controlli, ma non c’erano differenze nei livelli Cho/Cr. I livelli NAA/Cr sono risultati al di sotto della media rispetto ai controlli, nel 44%di RIS a livello della sostanza bianca apparentemente normale e nel 61% dei RIS nella sostanza grigia corticale. In conclusione, la riduzione del livello NAA/Cr nelle persone con RIS indica probabilmente un danno assonale anche in questa fase molto precoce della malattia. Questa informazione potrebbe essere utilizzata in futuro per individuare le persone con RIS ad alto rischio di progressione verso la SM.
Stromillo ML, Giorgio A Brain metabolic changes suggestive of axonal damage in radiologically isolated syndrome. Neurology. 2013 May 1.

 

Aumento dell’autoimmunità tiroidea postpartum nelle donne con SM
Questo studio ha valutato la prevalenza dell’autoimmunità tiroidea tra donne con SM in gravidanza, e il suo impatto sulla gravidanza, sulla depressione postpartum e sulla fatica. 46 donne con la SM e in gravidanza sono state sopposte a test sierici per gli anticorpi della tiroide, ad analisi cliniche e a misure degli ormoni della tiroide, e questi risultati sono stati confrontati con quelli di 35 madri sane di pari età. I ricercatori hanno visto che, 6 mesi dopo il parto, il 35,3% delle donne con la SM presentavano un aumento dei livelli degli anticorpi tiroidei comparato al 5,7% dei controlli. Nelle donne con SM, la media della concentrazione degli anticorpi tiroidei era significativamente ridotta durante la gravidanza e ritornava ai massimi livelli a 6 mesi dopo il parto. È interessante notare che la proporzione delle persone che presentavano disfunzioni della tiroide postpartum non era significativamente differente tra le persone con SM e i controlli sani. Ad elevati livelli di anticorpi tiroidei non vi era alcun aumento del rischio di eventi negativi della gravidanza, della depressione postpartum o della fatica. In conclusione, considerando la tendenza delle madri con SM di sviluppare un’ autoimmunità tiroidea., i ricercatori suggeriscono di eseguire uno screening nelle donne con SM per le disfunzione della tiroide (TSH) durante la gravidanza e dopo il parto.
Jalkanen A, Saraste M, Gfeller A Increased thyroid autoimmunity among women with MS in the postpartum setting.Mult Scler. 2013 Apr 29. [Epub ahead of print]

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