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Progetto Immunochip: la ricerca sui fattori genetici di suscettibilità della SM

30/05/2012

 

Sandra D’Alfonso e Filippo Martinelli Boneschi in occasione del Congresso scientifico FISM presentano i risultati del progetto Immunochip, che coinvolge i più importanti gruppi di ricerca internazionali che si occupano di identificare fattori genetici di suscettibilità alla sclerosi multipla.

 

In occasione del Congresso annuale FISM 2012, incontriamo - Sandra D’Alfonso (Laboratorio di Genetica Medica, Dipartimento di Scienze della Salute e IRCAD (Interdisciplinary Research Center of Autoimmune Diseases, Universita' del Piemonte Orientale A. Avogadro) e Filippo Martinelli Boneschi (Laboratorio di genetica di malattie neurologiche complesse, Istituto di Neurologia Sperimentale INSPE, Ospedale San Raffaele, Milano). I due ricercatori ci spiegano di cosa si occupa il progetto speciale Immunochip - che presentano al congresso nella sezione dedicata alla ricerca delle cause della sclerosi multipla - e il suo impatto sull’identificazione e la realizzazione di nuovi trattamenti per le persone con SM.

 

In cosa consistono le vostre attuali ricerche?
«Il progetto Immunochip coinvolge i più importanti gruppi di ricerca internazionali che si occupano di identificare fattori genetici di suscettibilità alla sclerosi multipla (“International Multiple Sclerosis Genetics Consortium (IMSGC)” e ad altre malattie autoimmuni (“Immuno”). I ricercatori hanno sviluppato una piattaforma array (“chip”) in grado di genotipizzare contemporaneamente 200.000 varianti genetiche in circa 200 geni selezionati per la replicazione ed il mappaggio dettagliato delle regioni genomiche risultate associate negli studi di analisi su tutto il genoma finora eseguiti per diverse malattie autoimmuni, compresi i 55 geni associati alla sclerosi multipla (SM)».

 

Qual è l'obiettivo?
«L’obiettivo finale è di tipizzare circa 150 mila individui affetti da 9 malattie autoimmuni che includono, oltre alla SM, il diabete mellito di tipo 1, la malattia di Crohn, la rettocolite Ulcerosa, l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, la malattia celiaca, la psoriasi, e la tiroidite autoimmune. L’ipotesi è che vi siano fattori genetici di suscettibilità associati allo sviluppo della SM, ma anche in generale allo sviluppo di malattie autoimmuni».

 

Perché questa ricerca è rilevante anche per la SM?
«Questa ipotesi è rilevante per i pazienti con SM, in quanto frequentemente queste patologie ricorrono all’interno delle loro famiglie. In questo studio sono analizzati 1.000 individui con SM e 1.000 controlli sani della popolazione italiana provenienti da diversi centri (consorzi PROGRESSO e PROGEMUS, coordinati rispettivamente dall’Ospedale San Raffaele di Milano e dall’Università del Piemonte Orientale ed Ospedale Maggiore di Novara). Questi due consorzi hanno dato un rilevante contributo ad uno studio multicentrico internazionale pubblicato l’anno scorso sulla rivista Nature che ha individuato 29 nuove varianti genetiche associate alla sclerosi multipla confrontando il profilo genetico di circa 10.000 individui affetti con quello di 17.000 non affetti. Lo studio ha anche confrontato il profilo genetico di 930 individui affetti dalla variante primaria progressiva di SM, di cui 184 italiani, con 8360 affetti dalla forma recidivante-remittente. I risultati ottenuti suggeriscono la possibile esistenza di varianti genetiche in grado di influenzare il decorso di malattia, ma la numerosità non è ancora sufficiente per trarre conclusioni definitive o vi sono altri meccanismi a livello biologico che influenzano la prognosi ed il decorso di malattia. A tal riguardo, è in corso uno studio multicentrico che ha permesso di reclutare circa 500 casi di individui con forma primariamente progressiva a livello italiano, per il quale sono in corso indagini genetiche».

 

Quali ritorni possono avere i vostri studi sull’identificazione e la realizzazione di nuovi trattamenti e, più in generale, sulla vita delle persone con SM, sulla qualità, sulla possibilità di scegliere come curarsi al meglio?
«La scoperta di nuovi geni potenzialmente coinvolti nella sclerosi multipla e nelle diverse malattie autoimmuni potrà aiutare ad acquisire una migliore comprensione dei meccanismi patogenetici della malattia e quindi ad identificare molecole bersaglio su cui sviluppare nuove strategie terapeutiche. Lo studio genetico focalizzato distintamente su pazienti con forma primaria progressiva o con recidive e remissioni può aiutare a capire se vi siano cause diverse alla base delle delle diverse forme cliniche di SM e di spiegarne differenze cliniche e di risposta al trattamento. Questo tipo di studi non prevede immediate ricadute sulla vita del paziente con sclerosi multipla, ma si propone di identificare nuove strade per combattere la malattia in maniera sempre più efficace e mirata».

 

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