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Ricerca internazionale sulla SM

I farmaci modificanti la malattia possono ritardare la disabilità nella SM secondariamente progressiva?

02/11/2017

I trattamenti approvati per la forma recidivante di sclerosi multipla non si sono ancora dimostrati efficaci nella forma secondariamente progressiva. Uno studio recentemente pubblicato su Neurology ha cercato ulteriori conferme in questo campo

 

Ad oggi i farmaci approvati per la sclerosi multipla recidivante remittente non si sono dimostrati efficaci nel rallentare la progressione della disabilità nelle persone con SM secondariamente progressiva (SP). Nonostante ciò, molti continuano ad utilizzare questi farmaci antinfiammatori dopo la transizione alla forma progressiva.

 

Per capire se ci sono prove di efficacia di tali trattamenti anche dopo il passaggio alla forma progressiva, un team di ricercatori ha analizzato i dati di un potente database clinico internazionale osservazionale chiamato MSBase. La ricerca - recentemente pubblicata sulla rivista scientifica Neurology - ha evidenziato che nel breve termine non sembra esserci alcun vantaggio nel continuare ad utilizzare farmaci per forme recidivanti dopo la transizione verso SM secondariamente progressiva. Inoltre, la percentuale di persone che hanno sviluppato nuove lesioni durante il periodo di follow-up è stata e molto simile nei gruppi analizzati.

 

È importante notare che questo studio ha confrontato persone che non assumono alcun trattamento con persone che assumono tutti i tipi di terapie modificanti la malattia disponibili oggi. Sarà importante identificare se trattamenti specifici possano mostrare un effetto. I risultati di questa indagine sembrano comunque confermare che la terapia immunitaria soppressiva non interrompa la progressione della disabilità almeno nel breve periodo. Il periodo relativamente breve di indagine potrebbe avere mascherato un effetto più lungo termine per ridurre la progressione. Alcuni studi hanno infatti suggeriscono che i farmaci potrebbero richiedere un po’ più di tempo, anche fino a cinque anni, prima il loro effetto diventi evidente. A tal fine sono necessari studi a lungo termine.

 

Nonostante questo lo studio evidenzia l’urgente necessità di definire i meccanismi della malattia progressiva e di sviluppare nuove terapie mirate per fermare la progressione. Il meccanismo di conversione dalla forma recidivante di SM a quella progressiva, infatti, è ancora poco conosciuto. E non è chiaro se le stesse parti del sistema immunitario siano coinvolte sia nelle ricadute che nella progressione. Accelerare le conoscenza in questo campo è uno degli obiettivi prioritari della Progressive MS Alliance (PMSA) un iniziativa globale delle Associazioni SM per fermare la progressione SM.

 

MSBase
MSBase contiene informazioni cliniche dettagliate sulla diagnosi, trattamenti e outcome clinici, che includono la progressione di disabilità, di oltre 52 mila persone con SM provenienti da oltre 50 Paesi nel mondo. In questo studio i ricercatori australiani hanno selezionato dal MSBase 2381 persone con diagnosi di SMSP. Di queste circa mille persone non ricevevano nessun trattamento farmacologico, mentre le altre ricevevano un qualche tipo di trattamento modificante la  malattia nel giorno in cui avevano soddisfatto i criteri diagnostici per SMSP. I ricercatori hanno esaminato i dati di progressione clinica nei due gruppi in un periodo di follow up medio di poco più di due anni, per vedere se c’erano differenze.

 

Anti-inflammatory disease-modifying treatment and short-term disability progression in SPMS.
Lorscheider J, Jokubaitis VG, Spelman T, Izquierdo G, Lugaresi A, Havrdova E, Horakova D, Trojano M, Duquette P, Girard M, Prat A, Grand'Maison F, Grammond P, Pucci E, Boz C, Sola P, Ferraro D, Spitaleri D, Lechner-Scott J, Terzi M, Van Pesch V, Iuliano G, Bergamaschi R, Ramo-Tello C, Granella F, Oreja-Guevara C, Butzkueven H, Kalincik T; MSBase Study Group.
Neurology. 2017 Sep 5;89(10):1050-1059.

 

Fonte: MSIF



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