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Sclerosi multipla: una dieta che migliora i livelli di colesterolo buono può ridurre la fatica

Un miglioramento dei profili lipidici nel sangue, in particolare una diminuzione del colesterolo totale e un aumento del colesterolo buono, contribuiscono a ridurre la fatica della SM. I risultati di un recente studio dell'Università di Buffalo

22/08/2019
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Livelli più elevati di lipoproteine del sangue ad alta densità (HDL) - o colesterolo buono - possono migliorare la fatica nella sclerosi multipla, lo dimostra un nuovo studio pilota condotto da ricercatori dell'Università di Buffalo negli Stati Uniti. Anche l'abbassamento del colesterolo totale riduceva l’affaticamento. I risultati dello studio, pubblicati di recente sulla rivista PLOS ONE, evidenziano l'impatto che i cambiamenti nella dieta potrebbero avere sulla fatica, sintomo che affligge la maggior parte delle persone con sclerosi multipla (SM).

 

Nonostante la sua prevalenza e il forte impatto che ha sulla qualità di vita, le opzioni di trattamento per la fatica nella SM sono limitate. Alcuni interventi dietetici hanno mostrato risultati promettenti e, poiché i livelli di colesterolo sono stati associati alla progressione della malattia, i ricercatori si sono chiesti se una dieta progettata per migliorare i livelli di colesterolo potesse influire sulla fatica.

 

In questo studio pilota, 18 persone con SM progressiva hanno seguito una dieta che raccomandava un elevato apporto di verdure, frutta e integratori alimentari come l'olio di pesce, fonte di omega 3. Ai partecipanti è stato raccomandato il consumo di proteine animali e vegetali con l’esclusione di alimenti contenenti glutine, latticini e uova. Inoltre, sono stati progettati programmi di esercizio fisico, di stimolazione elettrica neuromuscolare (NMES) e di gestione e riduzione dello stress per ciascun partecipante, che ha tenuto registri quotidiani delle proprie attività e dell'assunzione di cibo. Il colesterolo e i trigliceridi dei partecipanti sono stati controllati all'inizio dello studio e 12 mesi dopo, e i livelli di fatica sono stati valutati ogni tre mesi.

 

I ricercatori hanno scoperto che un miglioramento dei profili lipidici nel sangue, in particolare una diminuzione del colesterolo totale e un aumento del colesterolo buono, contribuivano a ridurre la fatica della SM. In generale, in tutti i partecipanti è stato osservato un miglioramento nei livelli di colesterolo e trigliceridi, riduzione del peso corporeo e dei punteggi di fatica (misurati con la scala di gravità della fatica, Fatigue Severity Scale). La riduzione della fatica era maggiormente associata al consumo dei cibi più raccomandati e meno al consumo di cibi sconsigliati. L'esercizio fisico, la NMES e i componenti per la riduzione dello stress non sembravano invece aver avuto alcun impatto sulla fatica.

 

"Livelli più elevati di HDL hanno avuto il maggiore impatto sulla fatica", ha commentato il professor Ramanathan che ha condotto lo studio, "probabilmente perché il colesterolo buono svolge un ruolo critico nei muscoli, stimolando l'assorbimento del glucosio e aumentando la respirazione nelle cellule per migliorare le prestazioni fisiche e la forza muscolare".

 

Lo studio ha alcuni punti critici legati alla piccola dimensione del campione e alla mancanza di un gruppo di controllo per il confronto. Un altro problema potenziale è che mantenere dei diari alimentari accurati è particolarmente difficile.

 

I risultati di questo piccolo studio pilota suggeriscono che gli approcci dietetici possono essere promettenti nel ridurre la fatica nella sclerosi multipla. I ricercatori affermano che i risultati ottenuti forniscono la base per uno studio più ampio, che è in fase di progettazione, per confrontare gli effetti di due diverse diete sulla fatica SM e valutare i cambiamenti metabolici associati.

 

Referenza

Titolo: Lipid profile is associated with decreased fatigue in individuals with progressive multiple sclerosis following a diet-based intervention: Results from a pilot study.

Autori: Kelly Fellows Maxwell, Terry Wahls, Richard W. Browne, Linda Rubenstein, Babita Bisht, Catherine A. Chenard, Linda Snetselaar, Bianca Weinstock-Guttman, Murali Ramanathan.

Referenza: PLOS ONE June 18, 2019 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0218075

Fonte: National MS Society

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