AISM

BlogBlog

LibreriaLibreria

CommunityCommunity

PressPress

AccessibilitàAccessibilità

Cerca la notizia

E.g., 19/06/2022
E.g., 19/06/2022
Home » News
Condividi con Facebook Condividi con Twitter email Stampa
AISM

Sclerosi multipla: ogni contributo di ricerca è importante

06/03/2013

Miriam Mattoscio
Nella foto: Miriam Mattoscio, Imperial College - Londra

 

Quest'anno in occasione de La Gardenia dell’AISM, per le tante donne che ogni giorno lottano e vivono fino in fondo la propria vita oltre la SM, a fianco della sensibilizzazione per sostenere la ricerca sulla SM, abbiamo cercato alcune delle ricercatrici che collaborano con AISM per farci raccontare con semplicità quanto è importante la ricerca nel loro essere persone e donne. E per capire come e quanto la ricerca delle donne ricercatrici dell’AISM possa cambiare la vita di tante altre persone, donne e uomini, senza distinzioni. Perché se la ricerca è donna, allora è generosa con tutti, aperta a generare vita nuova senza distinzioni né confini di genere, età o nazione.

 

La dottoressa Miriam Mattoscio, laureata in Medicina e Chimica nel 2005 all’Università di Chieti, svolge attualmente attività di ricerca presso la Facoltà di Medicina dell’Imperial College of London, dove studia per conseguire il dottorato di ricerca in Neuroimmunologia clinica. «In futuro – confida – mi piacerebbe tornare in Italia portando il valore di una comprovata esperienza di ricerca e abbinandola alla quotidiana attività clinica a contatto con le persone». Le abbiamo chiesto di raccontarci i suoi percorsi professionali e umani.

 

Quali motivazioni o persone l’hanno condotta a dedicarsi alla ricerca sulla sclerosi multipla? 
«Sin dagli anni in cui frequentavo il corso di Medicina e Chirurgia dell’Università d’Annunzio di Chieti, quando seguivo le lezioni dello straordinario Prof. Domenico Gambi, il mio interesse più forte è stato quello per lo studio delle patologie infiammatorie del sistema nervoso centrale ed in particolare per la SM, che colpisce più frequentemente le giovani donne».

 

Ci sono stati dunque incontri e legami ‘femminili’ a connotare la sua scelta umana e professionale?
«È stato particolarmente stimolante per me essere parte e lavorare in un gruppo al femminile, coordinato con grande entusiasmo e forza dalla Prof.ssa Alessandra Lugaresi. Sono sempre molto legata alle colleghe ed amiche del Centro SM di Chieti, in particolare alla Dott.ssa Giovanna De Luca, che mi ha inizialmente avvicinato alla ricerca a partire dal coinvolgimento nei trials clinici sulla SM, ed alla Dott.ssa Pietrolongo, psicologa del centro, sempre pienad’energia e di straordinario supporto per pazienti e colleghi. La dottoressa Pietrolongo è molto attiva anche all’interno dell’AISM».

 

Lei ritiene che l’impegno di tante donne nella ricerca possa costruire qualità di vita tanto per le scienziate così come per tante altre donne con SM?
«Credo fermamente nell’importanza della ricerca scientifica in ogni suo aspetto e dimensione: ogni contributo di qualità, anche “piccolo”, amplia positivamente la prospettiva sia delle donne ricercatrici che delle donne con Sclerosi Multipla. Ho vissuto con grande onore ed emozione numerosi momenti di incontro tra persone con SM e ricercatori. In particolare, quelli recentemente vissuti all’Imperial College London, dove lavoro, mi hanno permesso di condividere con donne della mia età affette da SM la mia esperienza quotidiana in laboratorio. Potere condividere l’entusiasmo ed anche le problematiche dell’impegno nella ricerca é un’esperienza che va realmente in sostegno del vero bene commune, sia della ricerca che delle persone con SM».

 

Su quale studio è attualmente impegnata?
«Sono coinvolta in prima persona in un progetto di ricerca che si propone di comprendere la rilevanza clinica e funzionale dell’effetto della terapia con Natalizumab (Tysabri) sull'incremento di cellule staminali ematopoietiche (HSC) circolanti nelle persone con sclerosi multipla (SM)».

 

Che cosa ha osservato con questo progetto di ricerca?
«Nel corso dello studio, durato due anni e supportato da FISM con Borsa d'apprendimento (Bando 2010), ho osservato che la risposta mobilizzatoria staminale durante il trattamento con Natalizumab è alquanto variabile e che la mancata mobilizzazione di HSC correla con uno stato d’inefficacia terapeutica del farmaco e con un particolare profilo immunologico».

 

Dove potrebbero portare queste prime evidenze?
«Queste evidenze preliminari, se confermate valide, consentirebbero un possible utilizzo della conta di HSC in fase precoce di terapia come bio-marker di risposta al natalizumab».

 

La sua ricerca, dunque, proseguirà? Come?
«FISM continua a supportarmi finanziarimante e mi ha recentemente assegnato una nuova borsa di ricerca (Bando 2012), che mi permetterà di continuare a lavorare su questo interessante progetto, che possiede anche il potenziale di approfondire la conoscienza scientifica riguardante la biologia delle HSC nelle persone con SM».

 

Giuseppe Gazzola

 

Dal 25 febbraio al 10 marzo 2013 è possibile inviare un SMS al 45509 per vincere la insieme la sclerosi multipla. Inviando l'SMS si donano 2 euro da cellulare personale TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Nòverca. La donazione sarà di 2 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TWT oppure di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastweb.
Per maggiori informazioni

Seguici sui social

  • Facebook
  • Twitter
  • Canale Youtube
  • Instagram