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E.g., 27/03/2019
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Sclerosi multipla: verso nuovi marcatori di progressione.

26/10/2018

 


Della sclerosi multipla conosciamo sempre di più, ma molto ancora rimane da scoprire. Come riuscire a fare una diagnosi il più velocemente possibile, per esempio. Oppure monitorare da vicino l’evoluzione della malattia, anche nelle forme progressive, o capire in tempo reale l’effetto dei trattamenti ricevuti. A fornire una chiave di lettura di ciò che avviene nel sistema nervoso centrale delle persone con sclerosi multipla sono i biomarcatori, sostanze la cui presenza nell'organismo in specifiche quantità “segnala” la presenza o l’evoluzione della malattia. Di alcuni nuovi biomarcatori si è parlato al 34° congresso dell’European Commitee for the Treating and Research on Multiple Sclerosis (Ectrims) che si è tenuto dal 10 al 12 ottobre a Berlino.

In particolare il simposio della European Charcot Foundation dal titolo “Towards imaging biomarkers for disease progression in MS” si è concentrato sulle forme progressive. Attenzione è stata data all’evoluzione delle tecniche di imaging, in particolare alla risonanza magnetica, il presidio più utilizzato per monitorare la SM dalla diagnosi alla progressione.

E’ stata una riunione molto importante della Progressive MS Alliance in cui abbiamo fatto il punto anche sulla validazione di un nuovo biomarcatore, i neurofilamenti, anche nelle forme progressive”, spiega Giancarlo Comidirettore del dipartimento di neurologia e dell’Istituto di neurologia sperimentale, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha presieduto il simposio. Nelle forme progressive, infatti, non si hanno eventi acuti ed è quindi più difficile capire come progredisce la malattia e in che misura il danno sta evolvendo. “Sono stati presentati dati a favore della capacità di questo marcatore di segnalare la progressione del danno e di aumentare al crescere dell’atrofia cerebrale, ma numerosi altri studi sono in corso per portare evidenze ancora più forti” continua Comi. Anche l’Agenzia Europea per il Farmaco (EMA) sta valutando se considerare i neurofilamenti un marcatore di efficacia dei trattamenti da autorizzare.

Vogliamo però spingere la capacità di questo strumento ancora più avanti: l’obiettivo è quello di caratterizzare le lesioni per vedere come – soprattutto nelle fasi progressive di malattia – quelle nella corteccia costituiscano il fattore più importante nel riflettere il danno e la disabilità che sta crescendo”, spiega il neurologo. “La nostra attenzione nelle forme progressive si sposta dalla sostanza bianca a quella grigia, perché è qui che possiamo meglio monitorare l'evoluzione del danno”. In particolare, unendo risonanza magnetica e PET (tomografia a emissione di positroni) si riesce a individuare sia la demielinizzazione sia la mielinizzazione, riuscendo quindi a seguire da vicino l'evoluzione della malattia.

 

Un altro marcatore di cui è parlato a Berlino, già sotto i riflettori da qualche tempo, è la degenerazione del nervo ottico. Le persone con SM possono sviluppare neurite ottica, caratterizzata dall'infiammazione del nervo ottico, e proprio la presenza di questa condizione è a volte la spia iniziale dello sviluppo della malattia. Ricerche recenti hanno messo in evidenza come il nervo ottico e della sue degenerazione sia uno specchio accurato di quello che avviene all'interno del cervello. In particolare l'assottigliamento delle fibre nervose che compongono il nervo ottico può essere valutata attraverso strumenti di analisi sofisticati e gli studi suggeriscono che ci sia una relazione diretta con quello che accade nel profondo del sistema nervoso centrale.

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