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24/10/2010

Intervista al Prof. Baracchini

 

Professor Baracchini, un suo commento sui lavori di questi giorni sul tema CCSVI e SM che ha creato molte aspettative nei pazienti e fa discutere la comunità scientifica

«Il risultato dopo due giorni di lavori è il seguente. Al congresso di Goteborg, si sono presentati i maggiori esperti di SM e di CCSVI. Ricordo che fino a pochi mesi fa lo stato dell’arte CCSVI-SM era il seguente: la CCSVI è la causa della SM: tale affermazione derivava dagli studi del Prof Zamboni secondo il quale la CCSVI si associa alla SM nel 100% dei casi e nel 0% dei soggetti normali; per cui lui stesso ipotizzava che questa nuova malattia potesse essere la causa della SM e anzi proponeva il trattamento disostruttivo.

 

Da allora, sembra che sia passato un secolo soprattutto per chi lavora in questo ambito, in quanto diversi autori hanno condotto studi ottenendo risultati diversi, talora drammaticamente diversi da quelli di Zamboni. Noi a Padova, abbiamo deciso di studiare i pazienti con la sclerosi multipla all’esordio, proprio per testare l’ipotesi di Zamboni e qui a Goteborg abbiamo portato i risultati di tale studio e li abbiamo presentati alla comunità scientifica.

 

Lo studio è durato un anno, è molto rigoroso e lo scopo era rispondere alla domanda che in questi mesi si sono fatti tutti gli ammalati di SM: la CCSVI è o no la causa della SM? Abbiamo per la prima volta al mondo dimostrato che la CCSVI non è la causa della SM; infatti nessuno dei pazienti presentava tale patologia. Un altro studio, però trasversale, di autori tedeschi (Doepp e Valdueza) esperti anche loro nella diagnostica ultrasonografica non ha evidenziato alcuna alterazione del drenaggio venoso cerebrale nei pazienti affetti da SM. Alla luce di questi risultati, il Prof Zamboni ha affermato che la CCSVI non è la causa della SM e questo è un punto fondamentale nella conoscenza della relazione CCSVI-SM.

 

Per quanto riguarda la CCSVI e la sua diagnosi in generale: Zivadinov è stato uno degli autori che all’inizio sosteneva l’ipotesi di Zamboni che la CCSVI fosse la causa della SM. Ora invece, dopo aver negato tale affermazione, ha raccolto dei dati secondo i quali la CCSVI sarebbe addirittura presente nel 25% della popolazione normale! Credo che questo confonda ulteriormente le idee ai pazienti. In realtà, né gli studi di Zamboni, né lo studio tedesco, né il nostro ha dimostrato la presenza della CCSVI nei soggetti normali.

 

Rimane da studiare in maniera rigorosa e prospettica l’eventuale associazione tra CCSVI e fasi tardive della malattia. Noi a Padova stiamo ultimando proprio questo studio. In letteratura ci sono già dei dati, di studi prevalentemente trasversali, peraltro molto controversi: secondo alcuni autori la CCSVI sarebbe presente nella maggior parte dei pazienti SM, mentre secondo altri non sarebbe presente nemmeno in queste fasi della malattia. Bisognerà aspettare i risultati di studi multicentrici che sono stati avviati in diverse parti del mondo, inclusa l’Italia.

 

Comunque, sono d’accordo con Zamboni che alla luce di queste evidenze è ingiustificato proporre qualsiasi tipo di intervento chirurgico o addirittura la sospensione della terapia farmacologica. Auspico che finiscano i viaggi dell’illusione e che ogni clinico e ricercatore metta al centro della propria attività il bene dei pazienti.
Secondo il mio modesto parere ritengo inoltre ingiustificato qualsiasi studio clinico che miri a validare l’intervento chirurgico prima ancora che ci sia un consenso sulla diagnostica. Sono d’accordo con Zivadinov infatti sulla necessità della validazione di un approccio diagnostico multimodale e il raggiungimento di un consenso internazionale della diagnostica.

 

Ancora più grave è vedere i pazienti SM angosciati e addirittura speranzosi di avere una seconda malattia (la CCSVI) per potersi sottoporre all’intervento di “liberazione”. Credo che arrivati a questo punto ‘sia necessario’ dice il dottor Baracchini ‘che il ministro della Sanità, attraverso i canali ufficiali, diffonda quanto emerso da questo congresso nell’interesse dei pazienti per evitare di alimentare illusioni, viaggi della speranza (anche nel territorio italiano) inutili o addirittura dannosi per la salute dei pazienti affetti da SM’».