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Sclerosi multipla. Natalizumab può preservare la funzione dell'arto superiore nella forma secondariamente progressiva

I risultati dello studio clinico ASCEND suggeriscono che i trattamenti antinfiammatori potrebbero rallentare l'accumulo di disabilità sul lungo termine, anche dopo una perdita significativa della funzione motoria

14/01/2019

icona news di ricerca scientifica

 

Tradizionalmente, la sclerosi multipla (SM) è stata classificata in diverse forme in base all'evoluzione della malattia, con il decorso recidivante-remittente (RR) come il tipo più comune della patologia. La forma secondariamente progressiva  (SMSP) può insorgere dopo questa fase, determinando un graduale accumulo di disabilità nel tempo.

Circa il 10% delle persone con sclerosi multipla ricevono invece una diagnosi di forma progressiva da subito, e in questo caso di parla di SM primariamente progressiva (SMPP). Tuttavia, spesso non esiste una chiara distinzione tra le diverse fasi della malattia.

 

Si pensa che l'infiammazione caratterizzi la fase RR della malattia, mentre i processi neurodegenerativi guidino le forme progressive della malattia. Queste differenze sono alla base dei motivi proposti per spiegare perché i trattamenti immunomodulanti sviluppati per la forma recidivante di SM hanno avuto effetti limitati sulla forma progressiva.

 

Tuttavia, i risultati di uno studio condotto su natalizumab (farmaco attualmente impiegato nella SMRR) per la SMSP, pubblicati su Lancet Neurology, suggeriscono che sopprimere l'infiammazione nel sistema nervoso centrale può comunque aiutare a rallentare l'accumulo di disabilità anche dopo perdite di funzione significative.

 

Lo studio clinico di fase III, noto con il nome di ASCEND, con un periodo di follow-up esteso di tre anni, ha arruolato 889 persone con forme secondariamente progressive di sclerosi multipla, randomizzate in due gruppi. Il primo ha ricevuto natalizumab per due anni, il secondo un placebo. I partecipanti sono stati valutati ogni 12 settimane utilizzando il punteggio dell’EDSS (Expanded Disability Status Scale), il tempo impiegato per percorrere 25 metri e il test dei 9 pioli (nine-hole peg test) per valutare la funzionalità dell’arto superiore (braccio e mano), in cui viene cronometrato il tempo che una persona impiega a posizionare dei piccoli pioli nei fori su una tavoletta.

 

Terminata la prima parte della sperimentazione, ai partecipanti è stata data l'opportunità di proseguire nella fase di estensione del trial, in cui tutti ricevevano il natalizumab. Sono state 556 le persone che hanno continuato lo studio, seguite per altri tre anni.
 

 

Terminata la prima parte della sperimentazione, non è stata osservata nessuna differenza significativa nel numero di persone che hanno avuto una progressione, come misurato dal punteggio EDSS e dalla camminata temporizzata di 25 metri. Tuttavia, i ricercatori hanno osservato una differenza statisticamente significativa nel test dei 9 pioli, con risultati migliori per i partecipanti che hanno ricevuto natalizumab, suggerendo che il farmaco stava ritardando le disabilità nelle braccia e nelle mani.

 

Alla fine del periodo di estensione, invece, il numero di persone in cui si è osservata una progressione della disabilità era molto minore nel gruppo che aveva ricevuto natalizumab sin dall'inizio dello studio (52%) rispetto a quelli che inizialmente avevano ricevuto il placebo e sono passati a natalizumab solo nella successiva fase di estensione (61%). Questo suggerisce che il farmaco possa avere un effetto ritardato sulla progressione della disabilità che non può essere osservato nella prima fase dello studio. Chi aveva ricevuto natalizumab dall'inizio della sperimentazione manteneva anche una maggiore funzionalità nelle braccia e nelle mani, come è stato osservato nel test dei 9 pioli rispetto a quelli che avevano inizialmente ricevuto il placebo.

 

Questi risultati sono incoraggianti perché mostrano che si possono ancora ottenere benefici significativi dai trattamenti anti-infiammatori anche nelle forme più avanzate di sclerosi multipla. I risultati evidenziano però la necessità di inserire più misure di disabilità e funzione negli studi sulle forme progressive di malattia, che guardino oltre la mobilità e la funzione degli arti inferiori così come l'esigenza di follow-up più lunghi per identificare risposte ritardate ai trattamenti.

 

Effect of natalizumab on disease progression in secondary progressive multiple sclerosis (ASCEND): a phase 3, randomised, double-blind, placebo-controlled trial with an open-label extension.

Kapoor R, Ho PR, Campbell N, Chang I, Deykin A, Forrestal F, Lucas N, Yu B, Arnold DL, Freedman MS, Goldman MD, Hartung HP, Havrdová EK, Jeffery D, Miller A, Sellebjerg F, Cadavid D, Mikol D, Steiner D; ASCEND investigators.Lancet Neurol. 2018 May;17(5):405-415. doi: 10.1016/S1474-4422(18)30069-3. Epub 2018 Mar 12. 

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