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Titti Postiglione: alla guida di 800.000 volontari. Un vero esercito di pace

29/07/2013

 

 
Nella foto: Titti Postiglione, Coordinatrice dell'Ufficio VOlontariato della Protezione Civile

 

Coordina l'Ufficio Volontariato della Protezione Civile. Ha lavorato in Sudan, Pakistan e a Java, per i terremoti dell'Aquila e dell'Emilia. Per AISM partecipa al Progetto Donneoltre. L'intervista completa sul prossimo numero di SM Italia

 

Le sue giornate corrono senza tregua. Del resto, lavora in Protezione Civile dal 1999 e, per definizione, le emergenze non rispettano orari di ufficio né festività. Bisogna sempre stare allerta. Titti Postiglione, salernitana trapiantata a Roma, è oggi coordinatore dell’Ufficio Volontariato, Formazione e Comunicazione della Protezione civile, dopo essere stata negli ultimi anni ‘la più giovane responsabile di sala operativa’ in Europa.
Guida un ‘esercito di pace’ di circa 800 mila volontari e, dunque, l’energia e la concretezza non le possono mai mancare. Anche quando trova il tempo per farsi intervistare, le sue parole sono fatti. Incisivi.

 

Da ragazza volevi fare l’archeologa, poi ti sei laureata in scienze geologiche e hai concluso con il dottorato in geofisica e vulcanologia. C’è un ‘filo rosso’ tra il Partenone e il Vesuvio?
«La passione per l’archeologia, l’arte, la cultura nascono dalla vita vissuta accanto a mio papà, studioso di lettere antiche. Anche la geologia è un guardare al passato, ereditato dalla terra invece che dalle opere dell’uomo, per costruire un futuro sicuro. Le unisce la terra in cui sono nata. Pompei ed Ercolano sono la rappresentazione plastica di queste connessioni. Ancora oggi il Vesuvio rappresenta la più grande emergenza che il nostro Paese potrebbe trovarsi ad affrontare».

 

È stato il Vesuvio a farti scegliere di entrare in Protezione Civile nel ‘99?
«Come capita nella vita, non c’è quasi mai qualcuno che sceglie qualcun altro. Ci si incontra. Mentre aspettavo il giorno della tesi di dottorato e progettavo il futuro, quasi per caso ho letto la piccola recensione di un corso intensivo di 4 mesi, che stavano organizzando in Umbria e nelle Marche dopo l’esperienza del terremoto del 1997, per formare giovani sul tema della protezione civile».

 

Dall’Università al ‘campo’, cosa cambiava?
«I miei studi di ricerca sui vulcani italiani trovavano un altro punto di vista, che li traduceva in Piani di emergenza, esercitazioni, attività operative. È nata lì la passione di cui vivo. Dopo un anno il Dipartimento indisse Bandi di concorso per assumere anche giovani geologi. Partecipai, vinsi ed entrai in Protezione Civile».

 

Perché un giovane, incontrandovi in piazza, dovrebbe scegliere il volontariato e la solidarietà?
«Un ragazzo di 17 anni mi ha risposto: ‘Per provare ad aiutare gli altri insieme agli amici’. Conta sicuramente la voglia di dare, ma tra amici, in un forte senso di gruppo e di squadra, non individualmente, non da soli».

 

Come per Protezione Civile, anche in AISM ci sono i volontari, le persone colpite dalla malattia e la comunità scientifica dei ricercatori. Come si crea un amalgama tra mondi così diversi?
«Conoscendosi, rispettandosi, costruendo fiducia reciproca. Il tema protezione civile tocca talmente i diritti fondamentali della persona che non può non accomunare. Però occorre mettere insieme persone che parlano linguaggi diversi e magari faticano a capirsi. E allora il fatto di sedere allo stesso tavolo anche ordinariamente, quando non ci sono emergenze da affrontare, costringe a conoscere l’altro, a condividere il modo di operare».

 

Hai conosciuto AISM e la sclerosi multipla. Come?
«AISM ha chiesto a Protezione Civile di aiutarla con i propri volontari per le giornate degli eventi di piazza legati a Mela e Gardenia. In parallelo, da un giorno all’altro, ho cominciato a vivere la scoperta della malattia della giovane moglie di un caro amico. Hanno anche un meraviglioso bambino. Ho così condiviso la storia che credo vivano molte persone. All’inizio, si affronta una fase molto lunga di riconoscimento, la paura, lo sgomento di non capire neanche quale sia il male da fronteggiare. Poi arriva la diagnosi e l’inizio della cura. Questa molla mi ha spinto a coinvolgermi anche personalmente nel progetto Donneoltre di AISM».

 

La versione completa, a cura di Giuseppe Gazzola, verrà pubblicata nei prossimi giorni su SM Italia 4/2013. In questa pagina sarà scaricabile la versione pdf della rivista.