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Gabriele Greco: quando la fiction racconta la SM

26/08/2010

 

Sul piccolo schermo ha interpretato un giovane con SM, raccogliendo la stima del pubblico con e senza sclerosi multipla. Per l'attore siciliano è stata l'occasione per scoprire la vita di chi lotta tutti i giorni contro la malattia. Nell'occasione è diventato testimonial AISM. Vi proponiamo un estratto dell'intervista di Giuseppe Gazzola pubblicata sul quarto numero del 2010 della rivista SM Italia

 

 

 

Gabriele Greco
Nella foto: Gabriele Greco, attore della fiction Capri 3, nella quale interpreta una persona con SM

 

«L'attore è un uomo finto che dice cose vere con parole finte o un uomo vero che dice cose finte con parole vere?». In effetti tra verità e finzione, nella vita di un attore come in quella di ciascuno di noi, c’è un confine di cartavelina: ci sono entrambe necessarie e passiamo dall’una all’altra quasi senza accorgercene. Eppure, parlando per più di un’ora con Gabriele Greco, il «bello» protagonista della fiction
Capri 3, capisci cosa vuol dire «entrare nella parte» e ti rendi conto che si può essere veri fino in fondo anche recitando, imparare a vivere dai personaggi in cui si entra, emozionare e fare pensare anche chi quelle trame le vive realmente ogni giorno.

 

[...] 

 

Andrea Concordia, il tuo personaggio in «Capri». Un alpinista capitato al mare per caso, che scopre di avere la sclerosi multipla.
Grazie agli autori, al tuo volto, si è parlato di SM in una fiction di alto impatto popolare. Che idea ti sei fatto della vita di un giovane con la
sclerosi multipla? Quale la fatica più grande che deve fare per arrivare alla sua vetta?

«Per come l’ho vissuta io, la vera sofferenza arriva quando, al momento della diagnosi, un giovane si vede davanti la sua vita e sa che da lì in poi sarà drasticamente diversa. Si rischia di restare soli, non perché gli altri ci escludano, ma perché noi vogliamo distaccarci da tutti, senza più volerci mostrare per come siamo diventati. Quasi abbiamo paura di restare delusi dalla superficialità con cui gli altri potrebbero prendere la nostra situazione».

 


Stai usando il «noi». Ancora adesso, a distanza di qualche mese, sembra che tu non stia recitando ma sia realmente un giovane con la SM...
«Forse perché prima e dopo la fiction ho frequentato a lungo i social network dove i ragazzi con sclerosi multipla si scambiano esperienze,
speranze e sostegno reciproco. Così quella vita è diventata un po’ mia, e voglio ringraziare per questo tutti i giovani che mi hanno scritto per dirmi che vedendomi si sono emozionati e hanno rivissuto ciò che sta loro capitando davvero. Sai che Mayer, il direttore del settimanale ‘Di Più’, mi ha voluto dedicare una copertina dal titolo: ‘Nella fiction ha la SM ma nella vita scoppia di salute’? C’erano tante persone che gli scrivevano preoccupate per me…».

 


Eri credibile. Che messaggio ha voluto lanciare il «tuo» Andrea Concordia?
«Lui rifiuta a lungo la malattia: era un alpinista, sognava di scalare il Kailash, la vetta che neppure suo padre era riuscito a conquistare. Per lui la SM è stata un pugno nello stomaco, il taglio netto con tutti questi sogni. Ma noi abbiamo voluto raccontare la malattia come un  percorso verso l’ottimismo, pur se irto e pieno di insidie: se si accetta la SM come una condizione vera di vita, allora si diventa forti. Anche se la propria vita non sarà più quella di prima potrà essere altrettanto interessante, magari rivelando la bellezza di dimensioni che prima non si consideravano. Vale per tutti: se riusciamo a concentrarci sulle energie che abbiamo, e non su ciò che ci manca, possiamo tirare fuori da noi cose toste e appaganti».

 

Scarica il pdf della rivista per leggere l'intervista completa