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La solidarietà è sempre tra persone: manda un SMS solidale per sostenere una giovane ricercatrice

14/10/2013

Fabrizia Guarnieri 
Nella foto: Fabrizia Guarnieri, ricercatrice di 'scuola AISM' che lavora presso dell'Ospedale San Raffaele

 

Fabrizia Guarnieri è una promettente scienziata della "scuola AISM", che dal 1987 ha finanziato 312 ricercatori esperti di sclerosi multipla. Il tuo contributo andrà ai suoi studi sulle cause della SM. Sostienila anche tu, c'è tempo fino al 20 ottobre

 

La solidarietà autentica è sempre un legame tra persone: un legame in cui ognuno è prezioso per tutti gli altri, dove chi dona riceve e chi riceve dona. E, soprattutto, costruisce una storia, lascia un segno che dura nel tempo e non finisce in un attimo. Come il sostegno che AISM assicura da 45 anni alle persone con SM. Come il sostegno che l’Associazione garantisce ai ricercatori: dal 1987 AISM ha finanziato 312 ricercatori, molti dei quali hanno iniziato da giovani a occuparsi di SM. Una vera e propria scuola, costruita giorno dopo giorno. Tanto è vero che il 76% dei ricercatori finanziati dall’Associazione continua ancora oggi a lavorare per trovare risposte alla SM.

 

È così che la ricerca scientifica fa la differenza e cambia la vita delle persone. Per questo è importante per la mela di AISM mandare un SMS al 45593, c'è tempo fino al 20 ottobre. Anche quest’anno, potete sostenere una giovane ricercatrice della “scuola AISM’’, Fabrizia Guarnieri. Il suo lavoro ha uno scopo alto: potere un giorno soddisfare la voglia di tante altre persone di vivere oltre la sclerosi multipla. Per questo sta svolgendo il suo percorso di addestramento, sotto la guida della professoressa Flavia Valtorta, presso la divisione di Neuroscienze -Unità di Neuropsicofarmacologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Sta studiando i meccanismi che intervengono nella patogenesi della malattia. Per conoscerla, da persona a persona, l’abbiamo intervistata.

 

Quando e come hai iniziato a fare ricerca?
«Mi sono laureata nel 2009 in Biotecnologie mediche e subito dopo ho iniziato il Dottorato di ricerca in neuroscienze, lavorando in laboratorio per investigare le basi molecolari della patogenesi dell’epilessia. Poi mi sono interessata ad altre patologie e mi sono appassionata allo studio della sclerosi multipla».

 

In questi giorni sono molti i giovani fortemente motivati che cercando di iscriversi a medicina, spesso senza passare il test di ingresso. Qual è stato il tuo punto di partenza?
«Sono partita da un interesse spassionato per la biologia. Poi, maturando un po’, è diventato centrale il desiderio di trovare un mio modo di essere utile agli altri, di contribuire al bene comune».

 

Dal desiderio alla realtà: cosa fai?
«Ora sono impegnata nella ricerca di base, che si fa in laboratorio: a volte non è semplice trovare la forza e la motivazione per continuare. Bisogna fronteggiare molte difficoltà e ci vuole sempre un lungo tempo per raggiungere i risultati. Ma mi appassiona lo scopo ultimo, che è quello di studiare le malattie e dare il mio contributo al sapere scientifico, alla medicina».

 

Sei nata nell’85. Che valori e quali difficoltà ti sembra di condividere con chi è giovane oggi?
«La principale preoccupazione di noi giovani, obiettivamente, è trovare un lavoro che ci soddisfi. In questo mi ritengo fortunata: sono riuscita prima a studiare e subito dopo a trovare un lavoro gratificante».

 

Che filo rosso vedi tra la tua vita e quella di chi, magari alla tua età, ha la SM?
«Per me, come per chi deve affrontare una malattia impegnativa come la sclerosi multipla, è fondamentale essere inseriti attivamente nella società, lavorare, avere il coraggio e gli strumenti per affrontare il presente e il futuro anche quando sono difficili».

 

Quante ore al giorno lavori e come?
«Lavoro tra le 9 e le 11 ore al giorno. Il lavoro di ricerca è fondamentalmente basato su un grande lavoro di squadra: non potrei fare diversamente. È fondamentale l’interazione con gli altri, lo scambio, la sinergia. Senza gli altri, nessuno va da nessuna parte».

 

Lavori nell’Unità di Neuropsicofarmacologia del San Raffaele. Cosa è, precisamente?
«Il focus del laboratorio è sulle patologie neurologiche e psichiatriche: studiamo la biologia del neurone applicata ai meccanismi che portano allo sviluppo di patologie come l’epilessia, il ritardo mentale, il Parkinson e la sclerosi multipla».

 

Ho una bimba di 8 anni che ogni tanto mi chiede se faccio il giornalista o il giornalaio. Se tu dovessi spiegare a un bimbo di cosa ti stai occupando, cosa gli diresti?
«La semplificazione nella scienza è una cosa complessa. Direi che cerco di capire perché le persone possono avere una malattia che si chiama sclerosi multipla. E per riuscirci bisogna capire cosa succede di sbagliato a quelle parti piccolissime che popolano il cervello di tutti noi e che si chiamano neuroni».

 

E dopo che hai capito perché uno si ammala, ti direbbe la bambina, cosa cambia?
«Capire perché uno si ammala è il primo passo necessario per trovare i farmaci, le terapie che la persona deve prendere per stare meglio».

 

Con parole per adulti, invece, su cosa si concentrano gli studi per cui AISM ti sostiene? E cosa potrebbero ottenere?
«Nella sclerosi multipla la demielinizzazione mediata dall’infiammazione sembra essere determinante per il danno neuronale, che porta a deficit neurologici permanenti. Tuttavia, risultati recenti mostrano che la demielinizzazione e le disfunzioni neuronali potrebbero essere eventi parzialmente indipendenti, suggerendo la coesistenza di diversi meccanismi patogenetici. Sinora questo aspetto dell’effetto diretto della condizione patologica sulle cellule neuronali è quasi completamente non risolto. Cerchiamo di aggiungere, dunque, un tassello di conoscenza in più per contribuire ad aprire strade e individuare molecole che possano diventare bersagli per nuovi trattamenti. Chiaramente, ogni successo è frutto di tantissimi apporti e serviranno molti altri studi, oltre al nostro, per arrivare a questa meta».

 

Nel tuo giovane percorso di ‘addestramento alla ricerca’ quale la ‘scoperta’ che più ti ha appassionato?
«Sono un’appassionata della storia. Potendo viaggiare nel tempo, mi sarebbe piaciuto fare la ricercatrice 30 o 40 anni fa. Quella è stata l’epoca più avvincente, quando si iniziava a capire lentamente tutto. Ogni scoperta generava un enorme passo in avanti. Nel campo delle neuroscienze penso, per esempio, all’identificazione della cellula neuronale da parte di Santiago Ramon Y Cajal e Golgi».

 

Dalla storia al futuro: che tipo di ricerca vorresti realizzare nei prossimi anni?
«Mi piacerebbe passare dalla ricerca di base fatta in laboratorio a quella che si chiama traslazionale, più direttamente dedicata alla messa a punto di strategie terapeutiche, più vicina alla clinica, ai pazienti».

 

E quando esci dalle tue 11 ore di laboratorio, se si può chiedere, a 28 anni cosa ti resta il tempo e la voglia di fare?
«Ho la passione per la musica: canto con un gruppo rock, i Vedar. Abbiamo appena inciso un CD. Buona parte del mio tempo libero lo spendo cantando, scrivendo canzoni, portandole in giro nei locali. Ci deve sempre essere spazio anche per l’arte, l’intrattenimento, la fantasia».

 

Giuseppe Gazzola

 

C'è tempo ancora fino al 20 ottobre 2013 per sostenere la ricerca di Fabrizia: manda un SMS al numero 45593. Con un semplice gesto potrai contribuire alla ricerca sulla la sclerosi multipla: dona 1 euro inviando un messaggio dal tuo cellulare al numero 45593 (Tim, Vodafone, Wind, Tre, Postemobile, Coopvoce e Nòverca gli operatori che appoggiano il numero solidale) oppure 2 euro chiamando da rete fissa TWT; sarà possibile invece donare due o cinque euro telefonando da Telecom Italia o Fastweb.