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Nicla Vassallo: «Conoscere se stessi per conoscere il mondo»

17/02/2012

 Nicla Vassallo
Nella foto: Nicla Vassallo

 

Abbiamo chiesto alla filosofa, esperta di teoria della conoscenza, di aiutarci a comprendere le domande che la ricerca scientifica pone alle persone con SM. Il primo passo nel mondo è conoscere. Come si fa?

 

A volte, per mettere a fuoco una realtà sfuggente, un mondo in apparenza ingarbugliato e buio, può servire un filosofo. Noi abbiamo cercato Nicla Vassallo - docente di Filosofia Teoretica all’Università di Genova, saggista ed opinionista - negli ultimi anni ha studiato e approfondito temi legati alla teorie della conoscenza. Il suo ultimo libro, Per sentito dire (Feltrinelli 2011) è un vero e proprio viaggio nella comprensione del mondo contemporaneo, e di noi come individui.

 

A lei abbiamo dunque chiesto di aiutarci a comprendere le domande che la ricerca scientifica pone alle persone con SM, per trovare insieme a lei una bussola e orientarci. Perché di questo ogni persona con SM ha bisogno: risposte chiare, attendibili, sicure, per poter scegliere in sicurezza come curarsi al meglio.

 

In attesa del primo numero di SM Italia 2012 - il bimestrale d'informazione dell'AISM - dove si troverà una versione più approfondita di questa intervista, tracciamo la rotta con alcuni quesiti.

 

Il primo passo nel mondo è conoscere. Come si fa?
«Sostanzialmente conosciamo noi stessi e il mondo grazie a quello che ci viene trasmesso da altri individui attraverso le loro testimonianze. Ë quello che sostengo nel libro Per sentito dire. Senza la testimonianza degli altri non sapremmo neppure il nostro nome: infatti, ce lo hanno detto i nostri genitori, l’anagrafe, i documenti. Se la testimonianza è attendibile, è uno straordinario modo per conoscere. Lo dimostra la progressiva esplosione dei mezzi che ci consentono di incontrare le testimonianze altrui: dopo la trasmissione orale è arrivata la stampa, e ora abbiamo libri, giornali, riviste, radio, TV, Internet, telefoni, cellulari, SMS, e-mail, blog, social network. E poi anche cartellonistica, documentari, foto, mappe segnaletiche. Un mondo di testimonianze e di testimoni, ecco ciò che siamo».

 

Come si riesce, in questo elenco intricato, a riconoscere un testimone autentico?
«Dobbiamo prestare attenzione a quello che dice, e valutare con attenzione se è chiaro, se ha intenzioni benevole e non vuole ingannarci, se si è formato una seria competenza riguardo a ciò che propone. Dobbiamo riscontrare coerenza, sia all’interno di quello che dice sia rispetto a quanto affermano altri testimoni. Ed è importante incontrare pacatezza e rispetto, sospettando di chi pretende di essere creduto a ogni costo o afferma posizioni ingiuriose».

 

Quando un’associazione come AISM è testimone attendibile in campo scientifico?
«Chiunque desideri rimanere un testimone attendibile e autorevole, all’etica della convenienza deve sempre anteporre l’etica della convinzione, tenendo la barra del timone sulla verità. Anche se la verità, soprattutto se scomoda, non è quello che tutti vorrebbero sentirsi dire in quel momento. Sul lungo termine, nonostante i tempi bui che attraversiamo, l’etica della convinzione, che ci conduce a testimonianze attendibili e accertabili, è quella che ha la meglio».

 

Spesso su internet le testimonianze sostengono tutto e il contrario di tutto
«Internet ha aperto la possibilità a moltitudini di testimoniare di parecchio. Questo da una parte rappresenta un bene, dall’altro non lo è. Stiamo facendo un pessimo uso di Internet. Non risultiamo in grado di testimoniare qualsiasi cosa. Siamo testimoni attendibili solo di quanto conosciamo con competenza, di ciò per cui disponiamo di buone ragioni. Invece a volte si leggono vere e proprie balzane su Internet. Del resto è un falso strumento democratico, perché il controllo effettivo dell’informazione è in mano a pochi. E poi se da piccoli avevamo il diario privato chiuso col lucchetto, ora mettere se stessi su Internet in modo spudorato è sintomo di egocentrismo».

 

Anche la malattia è una forma di testimonianza?
«La malattia viene nascosta perché spesso stigmatizzata, vissuta con molti pregiudizi. Credo che se ci si riesce, senza obbligo, è essenziale iniziare a vivere al meglio la malattia con chi si ama, per riuscire a condividerla più ampiamente. Credo nel valore di testimoniare la propria esperienza per far crescere in conoscenza l’umanità. Noi stessi siamo resi particolarmente umani se diventiamo testimoni. Il malato-testimone, inoltre, può fare molto anche per la ricerca scientifica. Perché uno scienziato non studia un oggetto ma una persona. Ë determinante che ci si ponga come persone con una dignità e un’umanità, come individui in grado di offrire testimonianze importanti per la stessa ricerca in cui lo scienziato si impegna».

 

Nicla Vassallo si è fermata a lungo ad ascoltare domande e a rispondere. Con gusto. Per continuare a farci provocare da quello che pensa possiamo leggere il resto dell’intervista su SM Italia, che verrà pubblicata nelle prossimamente su questo sito.

 

Giuseppe Gazzola

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