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Europe Without Barriers: per un turismo accessibile e consapevole

07/08/2015

Dal 5 al 19 giugno un team guidato da AISM ha condotto un tour pilota - finanziato dalla Commissione Europea - per testare e promuovere itinerari e strutture accessibili in Italia ed Europa. Ecco come è andata

Europe Without Barriers - il diario
Nella foto: un momento del tour Europe Without Barriers a Firenze



Noi del team del test-tour di EWB (Europe Without Barriers) aspettavamo il viaggio conoscendone obiettivi, tappe, incognite, grazie a Marco Pizzio, responsabile Turismo Sociale di AISM, promotore e coordinatore del progetto europeo nato per testare e promuovere itinerari e strutture accessibili in Italia ed Europa. Sapevamo anche che questa era un’ossatura tutta da riempire. C'era a nostra garanzia il know-how di AISM, che da anni, nel settore del turismo accessibile e con il network LikeHome, ascolta e le esigenze più disparate delle persone, con una capacità di problem solving altissima (basta fare una visita ai Girasoli di Lucignano per farsi un'idea). Insomma, le carte c'erano tutte.

 

C'eravamo però anche noi, per la prima volta, molti con una disabilità, fisica o sensoriale. E la disabilità dà problemi e bisogni imprevisti e non programmabili. In questo la SM, con il suo carico di sintomi improvvisi e altalenanti, tutti individuali, è emblematica. Per me che ho la SM, e forse anche per altri, "Europe Without Barriers" era quindi un salto nel buio. E i salti, si sa, fanno un po' paura. Ma sapevamo anche che il test-tour sarebbe stato un prototipo, che non si sarebbe esaurito nell'esperienza di giugno.

 

Nei 15 giorni che dal 5 al 19 giugno i viaggiatori hanno trascorso insieme in viaggio, le aspettative sono state ampiamente superate quanto a esperienza umana, arricchimento, conoscenza e abbattimento dei timori iniziali; e sul fronte dell'accessibilità gli input ricevuti sono stati svariati, molti in positivo, alcuni in negativo; molti input li abbiamo dati noi, una piccola operazione culturale ogni volta verso il contesto e il territorio. Tante esperienze su cui lavorare, e da trasferire ai lettori: perché ovunque decidano di andare, partano attrezzati e consapevoli.

Europe Without Barriers - il diario
Nella foto: sulla pedana per superare una barriera architettonica a Zagabria


Cosa mettere nella cassetta degli attrezzi, quando si parte? Innanzitutto, ogni luogo ha in sé specifiche caratteristiche quando ad accessibilità, mai solo prettamente fisica, ma anche relazionale. In linea generale, favoriscono l’accessibilità – oltre l’assenza di barriere fisiche, basilare, nel corso di EWB perlopiù soddisfatta, con qualche eccezione - l’elasticità, il fattore umano, la buona volontà degli operatori, una buona organizzazione. Fattori peggiorativi sono il turismo di massa, meno attento al singolo, la “lack of information”, la carenza di informazioni/segnaletica/orientamento dei servizi, il gap comunicativo, la carenza di formazione degli operatori. Tutto questo, sia in Italia che all’estero. Un punto importante, l’accessibilità per le persone con deficit visivi o uditivi: rara a trovarsi, nella maggior parte dei luoghi neppure perseguìta.

 

EWB ci ha trasmesso più di tutto l'esigenza di comunicare in modo efficace, di farsi capire, di informarsi prima sul luogo, sulle guide e risorse a disposizione. Cruciale è saper chiedere: ci sono barriere fisiche, si ha bisogno di aiuto per spostarsi? C'è chi pensa ad esigenze particolari – custodia e refrigerazione di farmaci, possibilità di riposare, servizi igienici vicini, climatizzazione adeguata, cibi che rispettino diete o intolleranze particolari, in generale ascolto dei bisogni? Queste sono domande fondamentali, da fare senza pretendere che l’accessibilità sia totale, ovunque e per chiunque: siamo noi, il più delle volte, a fare da 'rompighiaccio' nelle situazioni, e non dobbiamo temerlo. Poi però, pretendere sul momento, in ogni luogo, che ci siano strutture e operatori in grado di organizzarsi. E che l’intero territorio, luogo, attrazione turistica, si facciano carico di rimuovere le barriere che ci ostacolano. Al limite non solo 'chiedendo', ma a questo punto sì, alzando la voce. Questo vale per la barriera architettonica, così come per tutti gli altri bisogni, che possono essere svariati e che non si limitano certo alla rimozione di una barriera fisica. L'insegnamento più grande ce lo ha dato la compagna di viaggio Consuelo Agnesi, architetto, persona sorda e consigliere CERPA Onlus: sempre e ovunque, una cattiva comunicazione fra persone (fra noi e gli operatori, ad esempio) esclude e marginalizza, qualunque sia il bisogno: ed è motivo di isolamento e barriere per tutti quanti, a maggior ragione per chi ha bisogni particolari.

Europe Without Barriers - il diario
Nella foto: il tour arriva alle grotte di Postumia, in Slovenia


EWB è stato un vero e proprio viaggio di formazione. Mano a mano che il tour è proseguìto infatti, il gruppo ha imparato a focalizzarsi sulle esperienze appena vissute e a interpretare gli episodi della giornata: perché l'impulso del momento o la solitudine, se il viaggiatore disabile è solo, possono renderlo meno lucido, meno capace di reagire e di esigere. Mentre la forza del gruppo sta non solo e non tanto nell'"alzare la voce" quando serve, ma nel capire cosa serve, e a chi chiederlo. Non da soli, non sentendosi 'sbagliati'. La forza di un gruppo eterogeneo – composto da persone con e senza disabilità, il turismo per tutti come dovrebbe essere nella realtà - è stata anche quella di evidenziare le criticità, come richiesto dal progetto: ritmi di viaggio a volte faticosi, percorsi non sempre ad hoc, strutture alberghiere meno adeguate delle aspettative, sono venuti fuori. Su tutto quanto ha vinto la consapevolezza di essere un gruppo, quindi più forti. Con quell’antidoto a limiti ed incognite, che si chiama 'entusiasmo'.

Europe Without Barriers - il diario
Nella foto: la prima riunione del team prima della partenza del tour, presso la Casa Vacanze I Girasoli

Il test-tour europeo "Europe Without Barriers", finanziato dalla Commissione UE nell'ambito del bando Design, Implementation, Promotion and Marketing of Accessible Tourism Itineraries con AISM capofila – è stato 'disegnato' accuratamente da Marco Pizzio, e organizzato con il personale AISM che si dedica al settore: da Marcella Mazzoli, Direttore Gestione Sviluppo Territoriale di AISM e coordinatrice di "Italia senza Barriere", a Giorgia Malco, che di EWB ha seguìto il lato amministrativo e di segreteria, a Elisabetta Favaro, co-direttore della casa vacanze I Girasoli, che in EWB ha portato la sua esperienza a fianco delle persone con SM e con altre disabilità; a Manfred Tratsch, autista, con la sua esperienza di 3 milioni di chilometri percorsi, già in associazioni SM austriache, da anni a fianco dei Girasoli e di AISM; oltre a ciò, sapiente accompagnatore. Il team AISM si è letteralmente preso cura dei viaggiatori di EWB, con o senza disabilità, con o senza SM.


 

Europe Without Barriers - il diario 1
Nella foto: foto di gruppo del team di Europe Without Barriers a Zagabria, in Croazia

Il Team
Insieme ad AISM, nei quindici giorni di tour, dalle 15 alle 26 persone si sono avvicendate, di diverse nazionalità, culture e professioni ma tutte coinvolte in modo forte dal tema disabilità
. Tour operator di settore, blogger e giornalisti, architetti esperti di accessibilità e social designer, volontari, caregivers e persone con disabilità hanno offerto al gruppo la loro versione di accessibilità, condividendo le esperienze quotidiane, gli aspetti positivi e quelli critici. Ben sapendo di non essere "il" modello da seguire ma semplicemente, persone. Dall'esperienza del tour EWB sono scaturite amicizie, legami duraturi, confronti, condivisioni di problemi (come la SM: per chi ne è affetto, come me, e per chi si è ritrovato nella vita ad essere caregiver), progetti comuni, ben oltre il viaggio. Il confronto aperto fra persone con diverse disabilità è stato uno dei 'plus' incalcolabili dell'esperienza.

 

L'itinerario
Europe Without Barriers è partito dalla base de I Girasoli di Lucignano. La Toscana che circonda i Girasoli, con gite in minibus a tema, le città di Arezzo, Siena e Firenze, per arrivare a spostarsi nella vicina Umbria con Perugia e Assisi, hanno fatto da blocco di partenza italiano del tour. La prima trasferta lunga è avvenuta al sesto giorno di EWB: con la trasferta in minibus e auto al seguito (la Presidente AISM Roberta Amadeo, che ci ha raggiunto per qualche giorno, più il blogger inglese Martyn Sibley con Kasia Miszczak) verso la Slovenia, destinazione Catez e l'omonima stazione termale. Tappe d'obbligo in Slovenia, la capitale Lubiana e le grotte di Postumia, per spostarci subito dopo in Croazia, a Zagabria. Il tour EWB è poi tornato entro il confine, ad Auronzo di Cadore, Tre Cime di Lavaredo e Lago di Misurina, con sosta a Casa Letizia (struttura del network LikeHome). Tappe estere finali, l'Austria, con Bregenz e il Lago di Costanza (che si divide tra Austria, Germania e Svizzera), e la Germania bavarese, con il castello di Neuschwanstein.

Europe Without Barriers - il diario
Nella foto: si attende seduti sui gradini ad Arezzo


I luoghi di EWB ci hanno rivelato soprese, al di là di ansie iniziali e stereotipi. Per esempio ogni luogo può essere accessibile o inaccessibile, a seconda dei punti di vista: basti pensare alla pianeggiante Firenze, che però ha pavimentazioni pessime per le carrozzine (e d’altra parte ottimi accessi ai monumenti famosi), a Perugia e Assisi, città medievali collinari e faticose (ma Assisi ha rivelato una Tomba di San Francesco da poco accessibile); Siena e Arezzo con le difficoltà delle città collinari toscane, ottima però la disponibilità degli operatori, di chiese e musei; la slovena Lubiana, piacevole e ben percorribile, a fianco delle grotte di Postumia che sono state un’impresa per alcuni di noi, resa in parte possibile da personale e treni sotterranei; Zagabria, caotica e non molto accogliente, con però mappe tattili per ciechi e con una funicolare accessibile; le Dolomiti italiane, sguarnite di informazioni e accoglienza mirata, a dispetto di Casa Letizia e di paesaggi mozzafiato; la zona austriaca di Bregenz, ottima per l’accoglienza alberghiera per disabili (migliorabile sulla comunicazione staff-ospiti), un po’ meno sulla preparazione degli operatori (vedi il pass disabili europeo, non riconosciuto per l'ingresso al traghetto sul Lago di Costanza, che ne esige uno austriaco/svizzero/tedesco); l’accessibilità a 360 gradi dell’isola di Mainau, sempre sul Lago di Costanza, ben mappata, con scooter in dotazione e assenza di barriere sensoriali; infine, la fatica di una mèta di massa come il Castello di Neuschwanstein, affollato e con la salita preclusa alle carrozzine 'oversize', ascensori contingentati, ma anche la disponibilità – qui, oltre le regole - del personale, di professionalità encomiabile. A riprova che anche derogare a un regolamento, se è funzionale ad aiutare la persona, è segno di attenzione e intelligenza.

Laura Santi