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La gestione domiciliare dei pazienti con Covid-19: il Ministero pubblica una circolare

Il documento fornisce indicazioni per la presa in carico dei pazienti in isolamento domiciliare e, tra le indicazioni, raccomanda una forte integrazione e raccordo tra i medici di famiglia e le Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale).

09/12/2020
Numero Verde

 

Anche in occasione di questa seconda ondata pandemica causata dal voris SarsCov2 (Covid-19) è nata la necessità di razionalizzare le risorse al fine di poter garantire la giusta assistenza a ogni singolo cittadino in maniera adeguata alla gravità del quadro clinico correlato alla infezione da Covid-19.

 

Una corretta gestione del caso fin dalla diagnosi consente di attuare strategie che permettano sia di mettere in sicurezza il paziente sia di non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso.

 

In questo scenario i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera Scelta (PLS), grazie alla loro presenza e attività capillare nel territorio e alla conoscenza diretta della propria popolazione di assistiti, sia in termini sanitari che in termini sociali, devono collaborare  in stretta collaborazione con il personale delle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) e con eventuali altre unità di assistenza presenti sul territorio ai fini della gestione essenziale dei seguenti aspetti:

 

•  identificazione dei soggetti a rischio di contagio da SARS-CoV-2;

•  segnalazione ai dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali (ASL) / aziende territoriali sanitarie (ATS), dei casi sospetti nei quali è richiesta l’esecuzione di test

•  identificazione delle condizioni abitative e familiari che possono rendere non applicabile l’isolamento domiciliare;

•  monitoraggio e gestione domiciliare dei pazienti che non richiedono ospedalizzazione;

•  istruzione dei pazienti sull’utilizzo di presidi di monitoraggio a domicilio;

•  prescrizione di norme di comportamento e terapie di supporto;

•  istituzione di un’alleanza terapeutica con il paziente e con il caregiver;

•  identificazione precoce di parametri e/o condizioni cliniche a rischio di evoluzione della malattia con conseguente necessità di ospedalizzazione;

•  realizzazione di test diagnostici rapidi

•  identificazione degli assistiti >70 anni e portatori di 3 o più patologie a rischio;

•  identificazione degli assistiti portatori di patologia a rischio

 

La gestione corretta di tutte le problematiche sopra elencate da parte dei MMG/PLS e la stretta collaborazione con le USCA è la strada principale utile non solo a ridurre la pressione sulle strutture di pronto soccorso ma anche per poter mantenere negli ospedali tutte le attività ordinarie.

 

Il documento inoltre fornisce indicazioni e definizioni in merito ai cosiddetti “pazienti a basso rischio”, cioè coloro che non presentano fattori di rischio ulteriori come per esempio la presenza di patologie neoplastiche o il trattamento con terapie immunosoppressive.

 

Inoltre affinché le valutazioni dei diversi pazienti risultino omogenee e quindi confrontabili nel tempo vengono fornite indicazioni sugli score da utilizzare (Modified Early Warning Score) che avranno il vantaggio di quantificare la gravità del quadro cinico e la sua evoluzione nel tempo.

 

Il Ministero tramite questa circolare oltre a fornire indicazioni anche sulla gestione della terapia farmacologica in ambito domiciliare dei casi lievi, riassume  in alcune  tabelle le linee guida di indirizzo di AIFA che riflettono la letteratura internazionale esistente e che possono essere ritrovate sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

 

Infine un ulteriore aspetto estremamente importante è che il Ministero precisa che non esistono, ad oggi, evidenze solide e incontrovertibili (ovvero derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo per questa indicazione non è, quindi, raccomandato.

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