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«Ecco come stiamo cambiando la storia della sclerosi multipla e la vita delle persone»

Il professor Massimo Filippi, Direttore delle Unità di Neurologia, Neuroriabilitazione e Neurofisiologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Professore ordinario di Neurologia presso l’Università Vita e Salute, vent’anni dopo aver vinto il Premio Rita Levi Montalcini per le sue ricerche in risonanza magnetica, ripercorre i cambiamenti che questo tipo di studi hanno portato nella comprensione, diagnosi e cura della sclerosi multipla. E guarda insieme a noi alle nuove autostrade della ricerca di oggi

26/10/2021

 

Per la prima volta, quest’anno, la consegna del Premio Rita Levi Montalcini è stata anticipata da una speciale “Lecture” curata da uno dei massimi ricercatori mondiali nel campo in cui il giovane ricercatore insignito del Premio si è distinto. Ha iniziato questa nuova tradizione il professor Massimo Filippi, anche in ricordo dei vent’anni dalla sua stessa vittoria del Premio, avvenuta nel 2001, con l’intervento intitolato Imaging the evolution of the McDonald criteria, che considererà «l’evoluzione dei criteri di McDonald per la diagnosi di sclerosi multipla tramite risonanza magnetica». In questa intervista ci spiega perché e come l’evoluzione delle tecniche di risonanza magnetica sta contribuendo a cambiare la storia naturale della malattia e la qualità di vita di tantissime persone cui la SM viene diagnosticata.

 

Professor Filippi, scusandoci per la domanda “ignorante”, ci racconta in poche parole la storia dei “criteri di McDonald” utilizzati per la diagnosi di sclerosi multipla?
«Proprio il professor McDonald (Londra) e il professor DW Pathy (Vancouver) furono i primi, a fine anni ’80, a realizzare i primi studi in cui si utilizzava la risonanza magnetica per studiare la sclerosi multipla. Fu un cambio epocale: da allora abbiamo imparato a usare diverse tecniche di risonanza per studiare l’effetto della sclerosi multipla sul cervello e sul midollo spinale delle persone con SM. I criteri di McDonald sono stati disegnati per la prima volta nel 2001. Poi sono stati revisionati nel 2005, nel 2010 e infine nel 2017. Vanno applicati in pazienti con forme clinicamente isolate di malattia in cui siano state ragionevolmente escluse altre patologie e permettono di avere un dato formalizzato con cui definire la disseminazione spaziale e temporale della malattia.

 

 

Lei ha partecipato a queste revisioni, a partire dal 2005. In che modo, quelle che sembrano ‘scelte tecniche’ di uso della risonanza magnetica, incidono sulla vita delle persone?

«Ho personalmente coordinato, per il gruppo europeo MAGNIMS, diversi studi nei quali si è andati a valutare l’impatto dei criteri di McDonald del 2017. In uno studio effettuato su quasi 800 pazienti con sclerosi multipla è emerso che, per le stesse persone, con i criteri definiti nel 2010 si impiegavano mediamente 13 mesi dall’esordio di malattia per arrivare a una diagnosi certa di malattia, mentre con i nuovi criteri è possibile formulare una diagnosi accurata e precisa mediamente dopo 3 mesi dall’esordio di malattia. Si guadagnano dieci mesi. E dieci mesi, proiettati sulla storia futura delle persone cui la malattia viene diagnosticata, vogliono dire tanto in termini di controllo della malattia e di miglioramento della qualità di vita. Prima si sa cosa si ha, prima si inizia a curarsi e meglio si sta in futuro».

 

Lei ha vinto il Premio Rita Levi Montalcini nel 2001: ci ricorda le motivazioni, gli studi che le valsero il Premio?

«Dopo aver iniziato a lavorare in un reparto di Neurologia nel 1984, ho iniziato a interessarmi all’utilizzo della risonanza magnetica nei primi anni ’90, quando sono stato andato a studiarne le tecniche e le prime applicazioni cliniche a Londra con il Professor McDonald. Ho poi vinto il Premio Rita Levi Montalcini nel 2001, per il lavoro sull’ottimizzazione di diverse metodiche di risonanza magnetica, per gli studi su come misurare le nuove lesioni che si formano nel sistema nervoso centrale delle persone con sclerosi multipla, sulla degenerazione assonale e sul danno a carico della sostanza bianca e grigia apparentemente normali».

 

Da quel Premio è scaturita una vera e propria scuola, che sta continuando a dare frutti per la ricerca italiana, per quella internazionale e per l’intera comunità mondiale delle persone con sclerosi multipla.

«Contemporanemente al Premio, all’IRCCS San Raffaele si è andato formando un gruppo di ricerca in risonanza magnetica nella sclerosi multipla. Grazie ad AISM e alla sua Fondazione, che ci hanno sempre sostenuto, possiamo dire che si sia sviluppata una vera e propria scuola di ricerca in questo campo, con una storia di eccellenza. Diversi ricercatori nel campo dell’imaging, in questo gruppo, hanno vinto negli anni il prestigioso Premio Rita Levi Montalcini. Nel 2004 il riconoscimento andò al dottor Marco Rovaris, nel 2013 è stato il turno della professoressa Mara A. Rocca, per le sue ricerche sulla risonanza magnetica funzionale e ora, nel 2021, il Premio va alla dottoressa Martina Absinta.

 

 

Ognuno di voi è andato all’estero e poi ha portato in Italia le conoscenze acquisite e la ha sviluppate. Anche questa è una storia di valore, da non dimenticare: ci sono ‘cervelli’ che tornano in Italia, se qui trovano terreno fertile.

«Vero: io personalmente ho studiato a Londra, la dottoressa Rocca a Monaco, in Germania, la dottoressa Absinta a è stata molti anni negli Stati Uniti, al National Institute of Health. E ora, anche grazie a chi crede in noi, come AISM e la sua Fondazione, contribuiamo all’eccellenza e alla capacità innovativa della ricerca italiana».

 

Dal passato al futuro: quali i campi innovativi in cui la ricerca in risonanza nella sclerosi multipla sta seminando novità, quali i ‘marcatori’ di risonanza che nei prossimi anni aiuteranno a capire e curare meglio la SM?

«Per un ulteriore salto di qualità nel differenziare la diagnosi di sclerosi multipla da altre malattie che entrano in diagnosi differenziale, diventerà sempre più importante il segno della vena centrale, che secondo gli studi è presente almeno nel 35% delle persone con SM, mentre in tutte le altre malattie si è sempre rivelato essere sotto la soglia del 35%. Per individuare prima e meglio il passaggio dalle forme a ricadute e remissioni alle forme secondariamente progressive, la conoscenza della fisiopatologia offertoci dallo sviluppo tecnologico delle tecniche di risonanza ci sta dando informazioni importanti sul danno a carico della sostanza grigia, sul danno a carico del midollo spinale e sulle lesioni cronicamente attive. Inoltre, i nuovi marcatori di risonanza che stiamo imparando a riconoscere, dalle lesioni cronicamente attive all’atrofia della sostanza grigia e del midollo spinale, dai cambiamenti nella sostanza bianca apparentemente normale alla capacità funzionale di riorganizzare la corteccia cerebrale, come anche le alterazioni microgliali misurate con la PET, saranno tutti decisivi per comprendere se e in che modo i trattamenti attuali e futuri consentano alla persona di non avere evidenza di attività della malattia (NEDA) e ci aiuteranno a realizzare una vera e propria personalizzazione della cura, ossia ad avere sempre di più consapevolezza di quali siano i farmaci giusti per il paziente giusto al momento giusto. Stiamo conoscendo sempre meglio la punta di un iceberg e imparando a prestare sempre più attenzione a ciò che fino a poco tempo fa rimaneva invisibile. La ricerca ha aperto autostrade e stiamo iniziando a percorrerle».

 

Il Congresso scientifico annuale FISM 2021 è stato realizzato con la sponsorizzazione non condizionante di Sanofi S.r.l, Merck Serono S.p.A., Biogen Italia S.r.l., Janssen-Cilag SpA, Novartis Farma S.p.A. e Celgene Italia S.r.l.

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