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AISM alla Milano Digital Week: «lavorare con le persone, per i diritti, attraverso la ricerca»

Paolo Bandiera, Direttore Affari Generali e Advocacy di AISM, ha parlato dello smart working per le persone con disabilità e patologie croniche: un diritto da rendere effettivo e non solo una misura di emergenza per il contenimento del contagio Coronavirus.

27/05/2020

Oggi, Paolo Bandiera è intervenuto come portavoce di FISH, Federazione Italiana Superamento Handicap, al webinar “Smartworking e persone con disabilità” organizzato da Fondazione ASHPI onlus - Tecnologie Digitali per migliorare la Qualità di Vita delle Persone con Disabilità, nell’ambito della “Milano Digital Week” in corso in questi giorni.

Tema di frontiera, quello dello smartworking: «tante persone con disabilità, in questo periodo di emergenza, avrebbero voluto ma non hanno potuto accedere allo smartworking per continuare a essere risorse attive in una società inclusiva – ha ricordato -. Per questo FISH ha lavorato ogni giorno, in questi mesi, con il Governo, i referenti regionali e territoriali per fare in modo concretamente che il sistema Paese non si permettesse un arretramento di quei diritti che il mondo delle persone con disabilità ha costruito negli anni e per cui lotta ogni giorno».

E proprio lo smartworking, se opportunamente pensato con uno sguardo prospettico capace di andare oltre l’emergenza, può essere uno strumento innovativo per garantire a tutti il diritto al lavoro:

«In epoca COVID-19 – ha evidenziato Bandiera – lo smartworking è stato, per tutti, uno strumento di bilanciamento tra il diritto alla salute e il diritto/dovere al lavoro. È diventata la modalità ordinaria di lavoro nella pubblica amministrazione e quella fortemente raccomandata anche nel comparto privato, se compatibile con la mansione da svolgere.

Ma, a guardare bene – ha aggiunto Bandiera - il nostro è stato solo un lavoro da remoto, in questo periodo, mentre il “lavoro agile” disegnato dalla Legge n. 81 del 22 maggio 2017 prevede che ci sia un’integrazione tra lavoro da casa e lavoro in presenza, in sede aziendale, anche per motivi di inclusione e non discriminazione. Quella aperta in questi mesi come strumento di contenimento dell’emergenza sanitaria, insomma, è una strada che andrà ricalibrata, messa a sistema un futuro in cui il lavoro sia un diritto realmente accessibile per tutti. A tal fine andranno sciolti alcuni nodi che ora abbiamo incrociato, come quello della tutela della privacy e soprattutto quello del diritto alla “disconnessione”, per evitare che tutti si trovino a lavorare 24 ore su 24 come è successo in questi mesi. Certamente, l’accelerazione data dall’emergenza è stata produttiva e ci ha anche garantito alcune eredità da portare nel futuro, come il venir meno dell’obbligo di un accordo scritto preventivo e le semplificazioni procedurali per lavorare in smartworking».

Il nodo per trasformare l’emergenza in futuro, dunque, è nell’intreccio tra la centralità delle persone, l’effettività dei diritti e l’importanza di una ricerca che supporti con la forza dei dati le scelte che si andranno a intraprendere per garantire il lavoro a tutti, nessuno escluso:

«le persone con disabilità – ha aggiunto Bandiera – temono di essere le prime a rischiare il posto quando, finito il blocco dei licenziamenti di questa fase di emergenza, si avvieranno le ristrutturazioni aziendali dovute alla crisi economica che la pandemia ha portato».

In effetti, proprio in questi giorni Domenico Parisi, Presidente ANPAL - Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro, in audizione alla Commissione Lavoro Senato ha dichiarato che in base stime del Def, secondo cui il Pil scenderà dell'8% nel 2020 per recuperare del 4,7% nel 2021, «si può prevedere una perdita di 500 mila posti di lavoro nel 2020 e un recupero solo parziale nel 2021 con un saldo negativo di 250 mila posti di lavoro».

«In questo scenario – ha concluso Bandiera - la ricerca, gli ausili e le potenzialità della tecnologia possono supportare l’instaurarsi di una nuova cultura del lavoro e garantire in tantissimi casi l’utilizzo diffuso dello smartworking. Uno strumento che andrà visto, da qui in avanti, in ottica di innovazione e di sostenibilità, dentro l’agenda ONU 2030. In questa direzione sarà importante rendere reale in tutte le realtà lavorative quel grande fattore di diritto e inclusione che è l’accomodamento ragionevole, già introdotto nella normativa italiana con il Decreto 216/2013 per garantire pari opportunità, evitare situazioni di discriminazione e costruire una società sempre più inclusiva per tutti. Dovremo lavorare tutti insieme, noi del mondo della disabilità, aziende, cittadini, responsabili istituzionali affinché tecnologia, sperimentazione e ricerca costruiscano un reale bene comune e siano in grado di accompagnare i processi di riconversione lavorativa senza lasciare indietro nessuno».

 

Guarda il video del webinar