AISM

BlogBlog

LibreriaLibreria

CommunityCommunity

PressPress

AccessibilitàAccessibilità

Cerca la notizia

E.g., 23/09/2020
E.g., 23/09/2020
Home » News
Condividi con Facebook Condividi con Twitter email Stampa
AISM

Sclerosi multipla. Il monitoraggio dei problemi urinari diventi routine

Uno studio pubblicato su Multiple Sclerosis and Related Disorders suggerisce di monitorare la salute delle vie urinarie in tutti i pazienti, anche quelli che non riferiscono sintomi, per intercettare precocemente eventuali disturbi.

21/07/2020

I disturbi a carico delle vie urinarie sono piuttosto comuni nelle persone con sclerosi multipla (SM). In alcuni casi, pochi, possono addirittura presentarsi come primo sintomo della malattia. In altri ancora essere presenti in forme ancora non sintomatiche. Ma è necessario intercettare questi campanelli di allarme, anche in chi non riferisce disturbi, così da intervenire precocemente, specialmente nei soggetti più a rischio. Così racconta Margherita Monti Bragadin, ricercatrice FISM presso il centro di riabilitazione AISM di Genova, dopo aver osservato che anche nei pazienti che non mostrano sintomi di problemi alle vie urinarie in realtà è possibile cogliere piccoli indicatori di disturbi che potrebbero presentarsi in futuro. Per questo, scrive sulle pagine di Multiple Sclerosis and Related Disorders, è importante includere il monitoraggio della salute delle vie urinarie nelle visite di routine dei pazienti, a prescindere dalla presenza o meno di disturbi manifesti.

 

I problemi alle vie urinarie considerate da Monti Bragadin e colleghi riguardano quelle delle basse vie urinarie (cosiddetti LUTS, Lower urinary tract symptoms, in inglese), in particolare della vescica. “All'interno di questi si distinguono principalmente quelli relativi alla fase di riempimento della vescica, i cui sintomi tipici sono urgenza di urinare e incontinenza, e quelli da svuotamento, con la sensazione di incompleto svuotamento o minzione intermittente”, spiega la ricercatrice, “Nelle persone con SM possono essere presenti entrambi, a volte con quadri misti, con più di un problema riferito”. Ma sono solo le persone che riferiscono i sintomi ad avere il problema alle vie urinarie? Quali i soggetti più a rischio?

 

Per capirlo i ricercatori, in collaborazione con i medici del servizio di riabilitazione AISM di Genova, hanno valutato, tramite ecografia, il volume residuo post-minzionale (Post-void residual, PVR) in un campione di circa 500 pazienti, senza o con difficoltà urinarie (sia da svuotamento che da riempimento). Il PVR, scrivono i ricercatori, è uno strumento che permette di valutare in maniera ben tollerata la presenza di disfunzioni di svuotamento della vescica.  “L'ecografia permette di stimare, in maniera non invasiva, quanta urina rimane dopo essere andati in bagno nella vescica”, riprende Monti Bragadin. Si tratta di una misura indiretta di fastidi o problemi urinari. Parallelamente i ricercatori hanno anche chiesto ai pazienti di compilare un questionario, attraverso il quale stimare la presenza di diversi sintomi e l'incidenza di infezioni urinarie (più comuni di chi soffre di LUTS).

 

Analizzando i dati ottenuti tramite le indagini ecografiche e confrontandole con le risposte dei questionari, i ricercatori hanno osservato che anche in chi non riferisce sintomi (pochi quelli che non ne hanno riferito nessuno, una quarantina circa, mentre i due terzi lamentavano la presenza di tre o più sintomi di disturbi urinari), è possibile identificare dei campanelli di allarme. “Le persone che riportano uno o più sintomi sono quelle con residuo post-minzionale più alto”, commenta la ricercatrice. Valori più alti di PVR erano associati a sintomi quali incontinenza, sensazione di incompleto svuotamento e riduzione del flusso urinario, scrivono i ricercatori. “Ma anche in chi non riporta disturbi è possibile osservare valori di PVR elevati. Potremmo essere di fronte a un segnale precoce, a un indicatore che suggerisce l'importanza di monitoraggi periodici all'interno dell'ambulatorio di riferimento, così da indirizzare i casi sospetti a indagini specialistiche più approfondite”. Specialmente in quella che appare, dalla analisi condotte dai ricercatori, come la popolazione più a rischio tra le persone con SM: “Analizzando i valori di PVR abbiamo osservato che esiste una correlazione tra valori elevati e sesso maschile, un più alto grado di disabilità e forme progressive della malattia”, conclude Monti Bragadin. 

 

 

Riferimenti

Titolo: Lower Urinary Tract Dysfunction in Patients with Multiple Sclerosis: a post-void residual analysis of 501 cases

Rivista:  Multiple Sclerosis and Related Disorders.

Autori:  Margherita Monti Bragadin, Roberta Motta, Michele Messmer Uccelli, Andrea Tacchino, Michela Ponzio, Jessica Podda, Giovanna Konrad, Rinaldi Sara, Marco Della Cava, Mario Alberto Battaglia, Giampaolo Brichetto.

Doi: https://doi.org/10.1016/j.msard.2020.102378

 

È grazie al 5x1000 se in questi ultimi anni abbiamo potuto sostenere questo e tanti altri importanti studi scientifici che stanno cambiando la vita di migliaia di persone.

Dai il tuo 5x1000 per sostenere la ricerca sulla sclerosi multipla!

Iscriviti alla newsletter