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CCSVI: la posizione della Società Italiana di Neurologia

28/10/2010

 

Pubblichiamo il comunicato stampa della Società Italiana di Neurologia (SIN) diffuso in occasione del 41° Congresso Nazionale che si è svolto a Catania dal 23 al 27 ottobre 2010

 

Catania 27 Ottobre 2010 – “Il susseguirsi incalzante di notizie riguardanti le relazioni potenziali tra alterazioni strutturali dei vasi venosi del collo deputati al circolo refluo dal cervello e dal midollo spinale e la sclerosi multipla, nonché la possibile efficacia e sicurezza di procedure terapeutiche atte a rimuovere tali alterazioni, ci costringe ad alcune considerazioni e prese di posizione a difesa della salute dei pazienti” a dichiararlo è stato il Professor Antonio Federico – Presidente SIN - a margine del simposio conclusivo della 41ma edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia, che si è svolto a Catania dal 23 al 27 ottobre.

 

La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria causata da una complessa interazione tra fattori ambientali - alcuni dei quali noti, come il fumo, bassi livelli di vitamina D - e profilo genetico con determinate caratteristiche (ne sono state individuate una quindicina). Ad aprire il dibattito ed introdurre il tema, in occasione del simposio dal titolo “Gruppo di Studio Sclerosi Multipla; controversie in ambito eziopatogenetico”, è stato il Dott. Angelo Ghezzi - Coordinatore del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della SIN.  La possibilità che anche altri fattori come virus o tipo di alimentazione abbiano un ruolo causale rimane controversa e nell’ambito dei fattori causal, controversi rientrano anche le alterazioni dei vasi venosi del collo e intracranici, per le quali il professor Paolo Zamboni ha coniato il termine di insufficienza venosa cerebrospinale cronica (CCSVI).

 

Ciò che risulta già assolutamente acclarato è che nessun singolo fattore è sufficiente a provocare la malattia e che in gran parte sono ignoti i fattori che possono influenzare il decorso della malattia.

 

A livello epidemiologico un primo studio da parte del prof. Zamboni riscontrava la CCSVI nel 100% dei pazienti con Sclerosi Multipla e nello 0% dei controlli sani. Nell’aprile 2010 un numero di International Angiology (Minerva Medica, IF 1.1) riportava numerosi studi che supportavano questa iniziale osservazione. Infine tre studi recenti pubblicati su riviste recensite non rilevavano alcun tipo di associazione tra CCSVI e sclerosi multipla ed inoltre, impiegando i criteri proposti dal prof. Zamboni, rilevavano una percentuale di pazienti con CCSVI tra l’1% e l’8%. Una così ampia discrepanza di risultati è difficile da spiegare anche tenendo conto di differenze tecniche e di variabilità delle casistiche analizzate e pone dei comprensibili dubbi sulla natura stessa della CCSVI.

 

Nel corso del dibattito Paolo Zamboni ha quindi ribadito: “Siamo di fronte ad una diatriba metodologica, più che di sostanza. La discrepanza di dati si spiega nelle diverse metodologie impiegate”.

 

 

Come recentemente concordemente affermato da tutti i partecipanti al Simposio Internazionale promosso dalla European Charcot Foundation in occasione del congresso ECTRIMS (European Committe For Research and Treatment in Multiple Scleosis), incluso lo stesso professor Zamboni, la CCSVI non è la causa della sclerosi multipla, ma va accertato se vi siano relazioni, di qualsivoglia tipo, tra sclerosi multipla e CCSVI.

 

In base a quanto descritto riteniamo che prima di procedere a sperimentazioni cliniche sulla efficacia e sicurezza della dilatazione venosa mediante angioplastica in pazienti con sclerosi multipla, si debba prima dimostrare che esistano per lo meno correlazioni epidemiologicamente significative tra CCSVI e sclerosi multipla in quanto in caso contrario si esporrebbero i pazienti ai rischi della procedura terapeutica senza alcuna ragione.

 

La Società Italiana di Neurologia segue con attenzione il problema e ha dato un forte supporto nella programmazione dello Studio Epidemiologico sui rapporti tra CCSVI e sclerosi multipla promosso e sponsorizzato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla; questo studio riguarderà circa 2.000 tra casi e controlli, poiché la SIN è convinta che solo un approccio scientificamente corretto può risolvere i problemi descritti.

 

“Conscia del proprio ruolo istituzionale – ha concluso il Professor Antonio Federico - e delle conseguenti responsabilità, la SIN offre la sua piena collaborazione alle autorità sanitarie nazionali e regionali ed intende vigilare affinché non vengano messe in atto iniziative che non rispondano alle leggi vigenti in materia sanitaria, a protezione dell’interesse dei malati.

 

 

Prof. Antonio Federico
(Presidente SIN)

 

Prof. Giancarlo Comi
(Presidente Eletto SIN)

 

Dr. Angelo Ghezzi
(Coordinatore del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della SIN)

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