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Vaccini anti-Covid-19, come le terapie per la sclerosi multipla influenzano la risposta anticorpale

Uno studio condotto su quasi mille persone sarde, sostenuto da AISM e la sua Fondazione FISM attraverso l'Alleanza di ricerca su Covid-19 e SM, mostra le differenze tra i trattamenti modificanti la malattia e la risposta anticorpale al vaccino. Dati fondamentali per ottimizzare la protezione al virus e garantire la migliore gestione della malattia

19/11/2021
Laboratorio Ricerca

 

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa a base autoimmunitaria, in cui il sistema immunitario attacca componenti del proprio corpo. Per gestirla si fa ricorso a diverse terapie, che prendono di mira proprio il sistema immunitario, modulandone l'attività. Come influenzano queste terapie la risposta al vaccino anti-Covid che, come tutti i vaccini, mira a stimolare il sistema immunitario? È una domanda che gli addetti ai lavori si sono fatti da tempo, in seguito all'arrivo dei primi vaccini anti-Covid, nel tentativo di comprendere come fosse possibile da un lato difendere questi pazienti fragili dal virus e dalle sue complicanze e dall'altro assicurare la migliore gestione della malattia.

 

A queste domande ha cercato di rispondere uno studio guidato da Maristella Pitzalis e Maria Laura Idda dell'Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR, e coordinato dal professor Francesco Cucca dell' Università di Sassari, la professoressa Eleonora Cocco del Centro Sclerosi Multipla, ATS Cagliari e il dott. Zarbo Ignazio Roberto dell’unità neurologica AOU Sassari, accettato dalla rivista Frontiers in Immunology e già disponibile in preprint su medRxiv

 

I ricercatori hanno analizzato la risposta anticorpale nel siero prelevato da quasi mille persone con sclerosi multipla, provenienti dai centri SM di Cagliari e Sassari, dopo circa un mese dalla somministrazione del vaccino Pfizer. Nello studio sono state incluse persone con sclerosi multipla non trattate o trattate con diverse terapie modificanti la malattia, e circa sessanta di controlli sani. Lo studio ha cercato anche di capire se ci fosse stata produzione di anticorpi da coronavirus riferibili a un'infezione da COVID 19 precedente al vaccino. Inoltre, i ricercatori hanno valutato se altri fattori - come età, sesso e fumo – possono influenzare la risposta al vaccino.

 

I risultati hanno mostrato che se tra i pazienti non trattati e i controlli sani non esiste in sostanza una differenza nella risposta anticorpale indotta dal vaccino, diversamente accade per quelli in trattamento, con differenze sostanziali solo per alcuni trattamenti che hanno un meccanismo d’azione che colpisce le cellule che producono anticorpi.

 

I ricercatori, inoltre, hanno osservato che i livelli di anticorpi erano più elevati nelle persone che avevano avuto, oltre al vaccino, anche l'infezione da coronavirus. Sul fronte fattori di rischio gli scienziati hanno notato che i livelli di anticorpi erano più bassi nei maschi e nelle persone più anziane, così come nei fumatori. Quanto osservato in questo nuovo studio, conferma i risultati pubblicati in precedenza per alcuni farmaci (compatibili con il loro meccanismo di azione, notano i ricercatori) e suggerisce possibili strategie per ottimizzare la gestione dei trattamenti delle persone con sclerosi multipla.

 

Non è ancora chiaro infatti quale sia il livello di anticorpi che fornisce una protezione dalla malattia, ma ci sono suggerimenti che oltre alla risposta anticorpale sia importante per la protezione all’infezione da COVID 19 il ruolo della risposta cellulare immunitaria.  Gli studi in corso supportati da AISM con la sua Fondazione, stanno infatti valutando la risposta immunitaria delle cellule T al SARS-COV-2 che come recentemente dimostrato è molto importante per la protezione al virus e risulta sviluppata anche nelle persone con SM sotto trattamento con farmaci DMT.

 

Gli autori concludono che la presenza di una maggiore risposta anticorpale nelle persone infettate con COVID19 suggerisce che una terza dose di vaccino, per alcuni trattamenti, potrebbe potenziare la risposta immunitaria.  Più in generale lo studio suggerisce che è importante valutare bene le tempistiche nella somministrazione di alcuni farmaci a ridosso del vaccino, così da garantire adeguata protezione da Covid-19 e scongiurare al tempo stesso un peggioramento della sclerosi multipla. 

 

Lo studio in questione fa parte dell'Alleanza per la ricerca su Covid-19 e SM, un programma promosso da AISM con la sua Fondazione (FISM), il progetto “Registro Italiano Sclerosi Multipla” (coordinato da FISM e Università di Bari), la Società Italiana di Neurologia (SIN) con il Gruppo di Studio Sclerosi Multipla e l’Associazione Italiana di Neuroimmunologia (AINI) per approfondire le risposte immunitarie al coronavirus e ai vaccini anti-Covid, comprendere i fattori di rischio per le persone con SM e l'impatto delle terapie su infezione e vaccini.  Al Prof. Cucca è stato assegnato un nuovo finanziamento nell'ambito del Bando Covid, i cui vincitori sono stati presentati all'ultimo Congresso scientifico annuale FISM, sostegno che permetterà ai suo studi di proseguire per trovare altre risposte per le persone con sclerosi multipla.  

 

Referenza

Titolo: Effect of different disease-modifying therapies on humoral response to BNT162b2 vaccine in Sardinian multiple sclerosis patients
Autori: Maristella Pitzalis, Maria Laura Idda, Valeria Lodde, Annalisa Loizedda, Monia Lobina,
Magdalena Zoledziewska , Francesca Virdis, Giuseppe Delogu, Federica Pirinu, Maria Giuseppina Marini, Maura Mingoia, Jessica Frau, Lorena Lorefice, Maria Fronza, Daniele Carmagini, Elisa Carta, Valeria Orrù, Sergio Uzzau, Paolo Solla, Federica Loi, Marcella Devoto, Maristella Steri, Edoardo Fiorillo, Matteo Floris, Ignazio Roberto Zarbo, Eleonora Cocco, Francesco Cucca 

Rivista: medRxiv: https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.09.26.21264067v1

Doi: https://doi.org/10.1101/2021.09.26.21264067

 

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