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Riabilitazione, avanti tutta con la ricerca

Le evidenze in letteratura, per gli studi sui modelli clinici e preclinici, mostrano che la riabilitazione produce effetti a livello biologico. Ma serve ancora ricerca per capire come sfruttarne al meglio il potenziale, ribadiscono Luca Prosperini e Massimiliano Di Filippo su un numero speciale di Multiple Sclerosis Journal

03/09/2019
riabilitazione

La riabilitazione è un diritto, lo è a maggior ragione perché non permette solo di migliorare la qualità di vita delle persone con sclerosi multipla (SM) ma agisce come una terapia, producendo effetti visibili anche a livello biologico e strutturale.

 

A ribadirlo oggi, sulle pagine di un numero speciale dedicato alla riabilitazione di Multiple Sclerosis Journal è una review firmata da Luca Prosperini dell’Azienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini  e Massimiliano Di Filippo dell'Università di Perugia, neo-vincitore del Premio Rita Levi Montalcini.

 

Prosperini e Di Filippo hanno passato in rassegna le evidenze contenute nella letteratura scientifica relative agli effetti che la riabilitazione, motoria e cognitiva, ha sulla plasticità funzionale e strutturale del cervello, sia nei modelli animali che in clinica. Perché già da qualche anno è chiaro che la riabilitazione fa qualcosa a livello della plasticità neuronale.

 

«A livello del sistema nervoso, la plasticità, intesa come capacità di un sistema di rimodellarsi in seguito a un evento esterno, può manifestarsi in modi diversi – spiega Di Filippo, che si è concentrato sulla parte relativa alle evidenze ottenute nei modelli animali – parliamo di processi come rinnovamento cellulare, aumento del numero e della forza sinaptica, mielinizzazione e reclutamento di circuiti neuronali, dove i circuiti non attivi inizialmente per svolgere un determinato compito possono diventarlo in seguito a un danno». Ma rientrano nei processi di plasticità anche quelle modifiche che avvengo su scale ancora più piccole, a livello molecolare, per esempio attraverso la modifica dell'espressione dei fattori neurotrofici, come il BDNF (brain-derived neurotrophic factor) o il NGF (nerve growth factor), osservabili soprattutto nel modello animale.

 

Passando in rassegna le evidenze presenti in letteratura, i ricercatori hanno osservato che sono diverse quelle che dimostrano gli effetti biologici della riabilitazione: «Nei modelli animali l'esercizio fisico e l'arricchimento ambientale – interventi che cercano di mimare schemi di riabilitazione motoria e cognitiva – riducono l'infiltrazione delle cellule immunitarie a livello del sistema nervoso centrale e l'espressione delle citochine infiammatorie, il danno mielinico e la gravità della malattia sperimentale, favoriscono la rimielinizzazione e contrastano la perdita di contatti sinaptici, favorendo una normale trasmissione eccitatoria e inibitoria».

 

In qualche misura effetti estesi della riabilitazione sulla neuroplasticità sono stati osservati anche nelle persone con SM, grazie agli studi di risonanza magnetica, per indagare il volume di sostanza bianca, grigia, l'integrità mielinica e assonica, e l'attivazione dei circuiti. Nelle persone con sclerosi mutlipla la riabilitazione cognitiva e motoria influenza diverse aeree nel cervello, sia dal punto di vista strutturale che funzionale, raccontano gli scienziati. Ma la ricerca sull'uomo, ribadiscono, soffre ancora di alcuni limiti: campioni piccoli con un ridotto numero di partecipanti e studi eterogenei non permettono di generalizzare i risultati.

 

«Sia per gli studi sui modelli animali, che per quelli nell'uomo, c'è ancora bisogno di ricerca, con studi più grandi, più standardizzati, e che seguano gli effetti della riabilitazione nel tempo per comprenderne la durata e pianificare gli interventi – commenta in proposito Prosperini – ma è chiaro, secondo quanto emerge dalla letteratura che ci sono evidenze forti sugli effetti prodotti dalla riabilitazione cognitiva e motoria. L'agenda di ricerca sulla riabilitazione merita di essere implementata».

 

L'idea è di rendere la riabilitazione non un sostituto dei trattamenti farmacologici, ma qualcosa che possa procedere parallelamente. E perché no, magari intersecarsi anche con la ricerca per nuovi medicinali: «Se per esempio saremo in grado di comprendere i meccanismi attraverso cui la riabilitazione facilita il recupero sinaptico, anche a livello molecolare, potremo identificare nuovi e specifici target farmacologici», conclude Prosperini.

 

Rereferenza
Titolo: Beyond clinical changes: Rehabilitation-induced neuroplasticity in MS
Autori: Prosperini L., Di Filippo M.
Rivista: Multiple Scleoris Journal.
DOI: doi: 10.1177/1352458519846096.

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